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Alejandro González Iñárritu

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Malick e l'inafferrabile leggerezza dell'esistente / "Knight of Cups"

22 maggio 2011: nella serata conclusiva del 64° Festival Internazionale del Cinema di Cannes, la giuria del Concorso internazionale lungometraggi, presieduta da Robert De Niro, assegna la Palma d'oro per il miglior film a The Tree of Life, quinto lungometraggio di Terrence Malick in 38 anni di carriera. Quella data e quell'evento rappresentano uno spartiacque nella vita artistica del regista di Ottawa, Illinois. Da un lato, infatti, segnano una nuova fase della sua carriera, caratterizzata da un'inedita iperattività che fa da perfetto contrappunto ai lunghi silenzi creativi del passato: cinque anni tra La rabbia giovane (1973) e I giorni del cielo (1978), venti fra questo e La sottile linea rossa (1998), altri sette prima di arrivare a The New World (2005), sei per il succitato The Tree of Life. Dall'altro, pongono fine a quell'inviolabilità critica che ha da sempre contraddistinto la carriera del cineasta, sin dagli esordi. Da allora, sono fioccate le espressioni contrariate, gli sguardi in tralice, le bonarie paternali, gli inviti a volare basso e a non atteggiarsi a filosofo, e infine le aperte invettive. E se il successivo To the Wonder (2012), giunto a distanza di appena...

Orazio Labbate. Lo Scuru

Quanto pesa un libro? «21 grammi» direbbe Sean Penn, con il suo volto perennemente inquieto. E «Quante vite viviamo? Quante volte si muore?» si chiede il suo personaggio, un matematico in fin di vita, nell’omonimo film di Iñárritu. «Si dice che nel preciso istante della morte tutti perdiamo 21 grammi di peso. Nessuno escluso. Ma quanto c'è in 21 grammi? Quanto va perduto? Quando li perdiamo quei 21 grammi? Quanto se ne va con loro?»   Anche il lettore del primo romanzo di Orazio Labbate, Lo Scuru (Tunué, 2014) potrebbe porsi queste domande. Si può dire che il libro pesa davvero 21 grammi. E tuttavia non è un respiro l’anima di questo libro, le parole non svolazzano leggere per l’aria, non equivale al peso di «un colibrì» o di «una barretta di cioccolato». Tutt’altro: l’anima (e la lingua) del romanzo è nera, buia, tortuosa e la storia è quella di una stagione all’inferno.   Il protagonista si chiama Razziddu Buscemi. Racconta la sua storia poco prima di morire, seduto sotto il suo portico a Milton, West...

Birdman contro Broadway

Come sanno bene gli sceneggiatori di Hollywood, ogni storia che si rispetti racconta il viaggio di un eroe che lascia il suo mondo per andare in un mondo a lui estraneo, dove è un pesce fuor d'acqua e deve affrontare ardue prove che mettono a rischio la sua vita. L'eroe di Birdman, il film di Alejandro Iñárritu che ha ottenuto ben nove nomination agli Oscar 2015, è un attore perseguitato dal suo personaggio cinematografico – Birdman, celebre supereroe dei fumetti – che cerca disperatamente di ridare un senso alla sua carriera artistica in declino e alla sua vita personale allo sbando rischiando tutto, soldi e faccia, per mettere in scena una raffinata opera teatrale a Broadway, tratta dal capolavoro di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo di amore.   Si poteva ricavarne un dramma psicologico, con o senza lieto fine, ma comunque molto esistenzialista e antispettacolare; oppure una commedia brillante, magari un'arguta satira che contrapponga l'elitismo newyorkese di Broadway al populismo losangelino di Hollywood. Iñàrritu ne tira fuori invece un affascinante ibrido che non solo fonde assieme...