Il tuo due per mille a doppiozero

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Andrea Cortellessa

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Il sabato del villaggio / Autunno

A dieci anni dall’11 settembre, la memoria si mischia alla nostalgia, l’America e il mondo intero sono cambiati e sembra più difficile distinguere la realtà da ciò che è per sempre scomparso tra le macerie delle Twin Towers. Attorno a quello che furono le due torri e la loro assenza riflettono Marco Belpoliti e Riccardo Venturi. E qui in Italia, periferia di un impero in crisi, l’undici settembre ha il sapore del primo giorno di autunno che porta con sè il ritorno in città e a scuola, una scuola malconcia e in difficoltà: Enrico Manera ne parla con Giuseppe Caliceti. Mentre per Camminare Claudio Piersanti ci regala un racconto sul disagio del camminare in città. L’undici settembre potrebbe essere definito anche come la sparizione di qualcosa e la comparsa d’altro e forse non sappiamo ancora di preciso cosa è sparito e cosa è apparso. Elio Grazioli riflette con l’aiuto di Walter Benjamin attorno all’accresciuto interesse per la fotografia così come Gianfranco Marrone analizza il bisogno di un «nuovo realismo» in filosofia e il pericolo che...

Il sabato del villaggio / Fango

Da sempre con l’avvento dell’estate tutto sembra rallentare, la gente va in vacanza, i bambini sono a casa da scuola e i giornali dedicano almeno una pagina ai giochi enigmistici. Tutto diventa piano piano più silenzioso, intimo, si esce di più la sera e si incontrano gli amici liberi da occupazioni lavorative. Da sempre d’estate si prova a non far caso a quello che capiterà a settembre, con il rientro in città e l’avvento dell’autunno. Ebbene, qualcosa si è inceppato, come se la frenetica corsa di questi ultimi anni, seppure senza fiato e gambe, si fosse tramutata in un’inesorabile caduta in un precipizio di cui non vediamo ancora il fondo. Si vorrebbe smettere di precipitare, ma al momento l’unica soluzione sembra essere quella di schiantarsi quanto prima. E non deve essere un caso che le decine di scandali di questi ultimi tempi, dal mondo della politica all’ultimo che coinvolge il più grande gruppo editoriale del mondo, abbiano principalmente un carattere autoreferenziale: l’informazione che imbroglia l’informazione, la politica che inganna la politica. Come se la cosa...

Il sabato del villaggio / Manovra economica

Mai come in questi giorni, l’Italia sembra proiettata verso il futuro. Il ministro dell’economia ha presentato in consiglio dei ministri la manovra economica per stabilizzare il debito e rilanciare l’economia. Una manovra doppia quindi, che stabilizza e rilancia, ma soprattutto che punta tutto sul futuro, rimandando al 2013 i provvedimenti più impegnativi. Se la paura per il futuro prima lo immobilizzava, oggi rinchiude letteralmente il Paese in una sorta di illusione in debito, qualcosa di molto simile ad un’ansia adolescenziale perennemente tesa tra i sensi di colpa per i compiti da fare rimandati a dopo e un’apatia consumata davanti ai programmi televisivi pomeridiani. Dalla televisione al telefono: questa la mutazione di un Paese che fu di 60 milioni di c.t. della nazionale e che oggi è più vagamente composta da 60 milioni di manovratori. Tardoadolescenti anni Novanta cresciuti con troppa tv e niente internet.   Ed è agli anni Novanta che ci riportano le immagini e anche le telefonate di Luigi Bisignani, manovratore gattopardesco sempre alle spalle dei potenti per meglio sussurrare alle loro orecchie. Giorgio...

Il sabato del villaggio / Kate Moss dal vero

La galerie de L’instant di rue Poitou a Parigi ha da poco inaugurato una mostra dedicata a Kate Moss. Ci vado in un giorno feriale intorno all’ora di pranzo. La mostra presenta foto di vari autori, da Mary McCartney a Paolo Roversi, da Bert Stern a Bettina Rheims. Alcune appese, alcune appoggiate alle cassettiere, altre senza cornice, racchiuse in grandi albi da sfogliare, proprio come album di famiglia.   Mi aggiro nella piccola galleria osservando con gli occhi, ora di Corinne Day ora di Marc Hispard, sempre lo stesso soggetto, la stessa donna. Fino a quando dietro le pose appoggiate al pavimento intravedo una fotografia con ritratti Romy Schneider e Alain Delon: sono abbracciati, giovani, entrambi sorridenti in uno scatto in bianco e nero. Scosto qualche “Kate Moss” e afferro la foto con Romy Schneider per osservarla meglio, ma a mia volta mi sento osservato. Come uno sguardo sulle spalle. Un poco infastidito rimetto a posto la fotografia e voltandomi mi ritrovo in un racconto di Cees Nooteboom come ci descrive Elio Grazioli.   Assuefatto forse alla sua immagine stento a riconoscere di fronte a me non l’ennesima fotografia ma il...

Giorgio Manganelli / La favola pitagorica

Pur essendo annoverabile in una longeva tradizione novecentesca di viaggi d’autore in Italia, l'odeporica di Giorgio Manganelli sembrerebbe appartenere piuttosto a quel genere letterario che lo stesso autore, altrove, si era premurato di precisare con la sua consueta diligenza di onomaturgo: la geocritica, ovvero il “trattare un luogo alla stessa maniera con cui trattiamo sostanzialmente un libro”. Sulla scorta di questa definizione, i suoi scritti di viaggio in Italia (raccolti da Andrea Cortellessa ne La favola pitagorica) possono così diventare note e trascrizioni di una sorta di di-vagare mentale. Manganelli può interrogarsi diffusamente sull’esistenza di Ascoli Piceno, ovvero discettare sull’Abruzzo tracciandone una cartografia eccentrica; nonché raffigurarsi Piacenza come un luogo esotico quasi quanto Singapore, o ancora osservare le vestigia della Magna Grecia come fossero epifanie misteriosamente familiari.   Come in Spagna mi ispanizzo, e in Germania vagheggio di farmi goethiano, così a Firenze sperimento una trasformazione, una insidia, una seduzione che non saprei descrivere in altro modo:...

Celati e il cinema

Quando ha cominciato a trafficare col cinema Gianni Celati? A parte la passione di cinefilo, spettatore indefesso, di cui restano vistose tracce nei suoi libri, nei testi come nelle copertine, è negli anni Settanta, quando Memé Perlini gli scrive perché pensa di trarre un lungometraggio dal suo libro d’esordio, Comiche (1971), vera e propria sarabanda slapstick. Poi dopo aver consegnato Lunario del paradiso, alla fine di quel decennio, libro germinale del romanzo giovanile degli anni Ottanta, lo scrittore emiliano se ne va in America per darsi al cinema, come annuncia ai suoi interlocutori dell’Einaudi. Di quel viaggio a Los Angeles resta una vaga traccia in Storia di un apprendistato, racconto che è compreso in Narratori delle pianure (1985). Poi c’è ancora una sceneggiatura, con l’amico Alberto Sironi, dedicata a Coppi. Quindi un silenzio fino al 1991. L’idea di far passare dietro la macchina da presa Celati è di Angelo Guglielmi. Nel frattempo è uscito il reportage di Verso la foce nel 1988. Il direttore di Rai3 gli chiede di girare un film su quei luoghi: un po’ viaggio e un po’ reportage. Per risposta Celati carica tutti i suoi parenti di Ferrara e gli amici su un autobus e...