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Angelus Novus

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Il passato fa male? / C’è una volta

Una sera, camminando con la mia compagna per le strade di Porta ticinese a Milano, mi è capitato d’imbattermi in una battuta che capeggiava sulla lavagnetta di un’osteria: “l’unico passato che non fa male è quello di veldule”. Confesso che ho “liso” di gusto. Eppure non penso affatto che il passato faccia male, credo piuttosto che sia una grande risorsa se adeguatamente analizzata. Su cosa poggia, dunque, la convinzione che il passato faccia male? Nietzsche, in Così parlò Zarathustra, la riconduce al senso d’impotenza che si prova di fronte a ciò che, essendosi compiuto, ci consegna a uno stato di rassegnata impotenza, come di fronte a quei treni di cui si dice che passino una sola volta nella vita:  «Impotente contro ciò che è già fatto, la volontà sa male assistere allo spettacolo del passato. La volontà non riesce a volere a ritroso; non poter infrangere il tempo e la voracità del tempo – questa è per la volontà la sua mestizia più solitaria. (…)  Che il tempo non possa camminare a ritroso, questo è il suo rovello; “ciò che fu” – così si chiama il macigno che la volontà non può smuovere. (…) Così la volontà anziché liberare, infligge sofferenza: e oggetto della sua...

Ritorno al futuro / "L'uomo senza qualità" e la nostra confusione

In una breve nota di commento alla pubblicazione del primo volume de L'uomo senza qualità di Robert Musil del 1932 (trad. it. Einaudi, 2014), Thomas Mann si richiamava ad un principio di "ordine, senso e poesia" quale prodotto di una "necessità vitale", nel contesto di "un'epoca di desolato disordine e assenza di senso"; in quest'ottica egli scriveva: "L'uomo senza qualità è un libro attuale nel senso più profondo del termine” (Robert Musil, "L'uomo senza qualità" in Nobiltà dello spirito e altri saggi, Mondadori, 1997).   Tale anelito verso una "necessità vitale" in merito alla ricerca del senso di un'epoca tradisce lo spirito goethiano che animava il Mann degli anni '30, e basterebbe forse da solo per indurre ad adottare il monumentale romanzo-saggio di Musil quale viatico cui affidarsi per indagare la profonda crisi del significato che affligge il nostro tempo e il sentimento di paura generalizzato che sta mettendo in discussione gli ideali di progresso e le speranze nel futuro della nostra civiltà. Nel rifarci a quel principio di attualità evocato da Thomas Mann in un'epoca che vedeva allungarsi sull'Europa le ombre minacciose del nazismo e della guerra, possiamo in...

Nanni Balestrini, l’opera al nero – e a colori

Paul Klee, Angelus Novus.   L’angelo della storia vola ad ali dispiegate, sospinto da una bufera. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre verso il cielo cresce il cumulo delle macerie davanti a lui: che, da quelle macerie, non può distogliere gli occhi spalancati. L’immagine della Nona Tesi Sul concetto di storia di Benjamin è abusata, certo, ma in pochi casi come questo pare adeguata a rendere l’insieme di vorticoso movimento energetico, e lancinante fissità orrorosa, che restituisce l’opera di Nanni Balestrini. Il quale del resto aveva scelto un emblema aereo, verso la metà degli anni Settanta, quale propria allegorica controfigura poetica: la signorina Richmond, androgino e astratto auto-travestimento, è insieme la Poesia e la Rivoluzione. Screziata bellezza cangiante, anzi (con altro montalismo) «iridescente», come si legge nella Descrizione superficiale della signorina Richmond – prima delle «Ballate» che ne cantano le gesta – il «piccolo gioiello alato» si riveste di tutti i colori: «sta quasi sempre nascosta e vola raramente / data la sua natura timida e solitaria / spicca per la bellezza dei colori delle sue piume /...

Immagini di pensiero / Walter Benjamin. Storia

Al pensiero non appartiene solo il movimento delle idee ma anche il loro arresto. Quando il pensiero si arresta di colpo in una costellazione carica di tensioni, le impartisce un urto per cui esso si cristallizza in una monade. Il materialista storico affronta un oggetto storico unicamente e solo dove esso gli si presenta come monade. In questa struttura egli riconosce il segno di un arresto messianico dell’accadere o, detto altrimenti, di una chance rivoluzionaria nella lotta per il passato oppresso. (‘Tesi di filosofia della storia’, tesi Nr.17 in W. Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino 1962, pp. 81-82.)   La filosofia della storia benjaminiana realizza una singolare cooperazione tra materialismo e teologia nella lotta rivoluzionaria per una conoscenza autentica e redenta del passato, non innocua per il presente né asservita alla narrazione delle classi dominanti. Il terreno su cui si esplica la compenetrazione tra istanze materialistiche e forza messianica è la critica dello storicismo e del suo modo di intendere il tempo. Solo il messianismo infatti permetterà allo storico materialista di redimere la sopraffazione derivante dalla concezione del tempo come continuum di...

Immagini di pensiero / Walter Benjamin. Šuvalkin di Kafka

Si narra che Potemkin soffrisse di depressioni ricorrenti a intervalli più o meno regolari, durante le quali nessuno gli si poteva avvicinare e l’accesso alla sua camera era severamente vietato. A corte non si parlava mai di questa malattia, soprattutto perché si sapeva che ogni accenno era sgradito all’imperatrice Caterina. Una di queste depressioni del cancelliere durò particolarmente a lungo. Ne risultarono seri inconvenienti; negli uffici si accumulavano gli atti che era impossibile sbrigare senza la firma di Potemkin, e di cui la zarina chiedeva la decisione. Gli alti funzionari non sapevano che cosa fare. In questo frangente il piccolo, insignificante scrivano Šuvalkin capitò per caso nelle camere del palazzo ministeriale, dove i consiglieri erano riuniti come al solito a piangere e lamentarsi. “Che cosa accade, Eccellenze? In che posso servire le vostre Eccellenze?”, s’informò lo zelante Šuvalkin.   Gli spiegarono il caso, rammaricandosi di non potersi giovare dei suoi servigi. “Se è soltanto questo, signori, – rispose Šuvalkin, – date a me gli atti, ve ne prego”. I consiglieri, che non avevano nulla da perdere, cedettero alla sua richiesta, e Šuvalkin, col fascio...

Immagini di pensiero / Walter Benjamin. Il labirinto

“Il labirinto è la patria dell’esitazione. La via di chi teme di arrivare alla meta traccerà, facilmente, un labirinto. Così fa l’istinto negli episodi che precedono la sua soddisfazione. Ma così fa anche l’umanità (la classe) che non vuol sapere dove andrà a finire.”  Da “Parco centrale” in Angelus Novus , Einaudi, Torino 1962, p. 131   Il labirinto. Ma che figura è un labirinto? Cosa rappresenta al di là della sua misteriosa geometria e al di là della sua negazione, almeno all’apparenza, di ogni geometria possibile?   La tradizione mitologica che alimenta le scritture letterarie greche e quelle che ad esse si sono ispirate ci dice di una gigantesca sfida in cui ne va della salvezza dell’eroe: trovare la via che conduce fuori dal labirinto equivale a salvarsi dalla terribile sorte riservata ai prigionieri di Cnosso.    Ph Bien-u Bae.   Salvezza dunque, sopravvivenza, uscita da un mondo oscuro in cui l’intelligenza è destinata a perire. C’è però un’altra faccia del labirinto, si potrebbe quasi dire con Hegel che nella sua figura è operante una dialettica, un’oscura forza che trasforma l’apparente dato immutabile nel suo contrario: che trasforma il...