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Antonella Anedda

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Parola-fiamma / Antonella Anedda. Historiae

Antonella Anedda, una delle poetesse più rappresentative e profonde degli ultimi anni sin dal suo esordio avvenuto nel 1992 con Residenze Invernali (Crocetti), conferma con l’ultimo libro dal titolo Historiae (Einaudi, 2018) quella rara capacità di dare alla parola un’accensione che illumina non solo lo spazio circostante ma anche le profondità del tempo; lì opera la sua scrittura, che da sempre cerca di riportare alla luce i segni e le relazioni in esso svaniti. “Non esistono nomi, autrici, autori,/volano soltanto le parole, si mischiano/alla pelle che cade sui divani, quella/che ogni giorno perdiamo…/…/Questo resta, la polvere e i suoi atomi sparsi,/cateti e ipotenusa per il teorema che chiamiamo poesia/”. Historiae, titolo latino della raccolta con desinenza al plurale, ci dice già molto, traducendolo, sul lavoro di Antonella Anedda, che è appunto attività di ricerca su quello che è il senso di una comunità, sulle sue relazioni sempre in bilico e sul punto di disgregarsi, ma al tempo stesso Historiae è anche cronistoria, resoconto, narrazione dei fatti più strettamente intimi che nel loro ricomporsi in parola poetica assumono però un significato tutto da decifrare; difatti...

Campioni # 12. Massimo Gezzi

Resistono negli occhi, oppure nella mente, le lamelle di luce che stamattina incidevano losanghe sul pavimento della camera. Sopra il letto gli ammennicoli di sempre: valigia, vestito, zaino, per un percorso che ricomincia tutti i giorni, a ogni svolta di corridoio. Ma dopo, quando nell’atrio qualcuno ti incrocia o ti fa cenno, ancora confidi che i colori più accesi del mattino o il fondale di una finestra sappiano stringerti le spalle, a te e ai tuoi compagni innominati di viaggio: «Perde il lavoro e si getta dal cavalcavia», avete letto poco fa sul giornale che uno compitava a pagine spiegate, sbadigliando per il sonno. Rimandi uno sguardo al paesaggio, alla luce del primo giugno, alle stazioni. La vostra dimenticanza è gentile: non lo fa di proposito a lasciare ogni cosa com’è. Il suicida risale sul ponte col rewind. Adesso lui ha girato, è già alla pagina di sport.   (da Il numero dei vivi, p. 65) Massimo Gezzi, ph. Daniele Maurizi   Dimenticanze fa parte di Il numero dei vivi, la terza raccolta di poesie di Massimo Gezzi. A sei anni dal libro precedente, L’attimo dopo (...

Campioni # 1. Gian Maria Annovi

La Signora # 1 me la mettono in casa per forza ad aspettare che muoia una non italiana una troia io che insegnavo il latino che traducevo il greco e ora una cosa che sbatte le ciglia che appena mugugna un sacco di ossa e respiro e lenzuola […] La Scolta # 2 mattina lava Signora con carozina. lava tutta. con saponetta. con spunia. lava capelli anche. lava là in fondo che Signora non vuole e mi grida. ma io volio profuma di buono non quello suo odore di donna che more.   da Id., La scolta (Roma, nottetempo, novembre 2013, pp. 33, € 4), p. 11 e p. 13   Già col primo dei nostri «Campioni» poetici tocca contravvenire a una delle regole che ci siamo dati per questo gioco: la scelta cioè – per ciascun libro a sua volta eletto a «campione» della «vera contemporanea poesia» – di un solo componimento che appunto faccia da «campione» della sua lingua e del suo immaginario. Il fatto è che sempre più, nella poesia di Gian Maria Annovi, si assiste al significativo passaggio da un «iniziale sperimentalismo astratto», nel quale i testi figuravano «...

L’irriconoscibile in Antonella Anedda

Lo sfaldamento dei corpi e dei nomi. L’assottigliamento del sé che impallidisce, sino a divenire quasi spettrale. La scomposizione di un’immagine, il ritaglio dei dettagli. Dove si incontrano questi due movimenti: il vento gelato del tempo cui siamo in balia, che disperde le identità materiali e simboliche, e la furia analitica dello guardo che fissa i particolari, li isola dal tutto.   Sfaldamento e scomposizione: all’incrocio di queste due correnti ascensionali stanno i due ultimi libri di Antonella Anedda: i saggi, dedicati alla storia dell’arte e al suo incontro ecfrastico con la poesia, di La vita dei dettagli. Scomporre quadri, immaginare mondi e quindi la raccolta poetica Salva con nome (rispettivamente del 2009 e 2012, da cui provengono tutte le citazioni non altrimenti segnalate).   “Perdere? è una porta sul vuoto”, scriveva Anedda nell’ultimo testo de la Vita dei dettagli. È in quella porta che s‘inoltra ora Salva con nome. L’estinzione e la perdita: qui sembrano incontrarsi le correnti gelide dello sfaldamento e della scomposizione. Collezionare perdite, l’ultima...

Caffè

A Zagabria è stata Vesna e poi Slavenka, a Belgrado Žarana e poi Azra e poi Adele, a Lubiana c’era Tanja, a Parigi Rada, a Stoccolma Ljiljana, a Vienna Alemka, a Budapest Jasmina, a Berlino Jasna, a Praga Mirjana. Ogni volta la stessa frase: ti faccio un caffè. Si intende: ti faccio un caffè vero, quello espresso, con la macchinetta che non lascia dubbi che i Balcani ce li siamo lasciati alle spalle. Il caffè espresso è stato una conquista relativamente recente, ancora negli anni ottanta a Zagabria, Belgrado, Sarajevo per berlo si usciva di casa, si andava negli alberghi del centro e lo si degustava servito con la panna, così si evitava che fosse troppo poco calorico. E ci si sentiva più mitteleuropei, perché dove si servivano dolci e gelati non c’era posto per la šljivovica, la grappa di prugne che produce l’ubriacatura della bettola.   A casa rimaneva la tradizione del caffè turco, quello con la džezva, il bricco che deriva appunto dal turco brocca. Si fa bollire l’acqua, si butta un po’ di zucchero e poi si mescola un macinato fine – quello che poi permetteva...

Il sabato del villaggio / La camera verde

Il corpo del desiderio e il corpo del reato, il corpo come mezzo e il corpo come fine. Più che dittatura della maggioranza come si dice in questi giorni, l’Italia sembra subire una dittatura dei corpi, quello malato di Bossi e quello ritoccato di Berlusconi. Marco Belpoliti ci spiega quanto sia stretto il legame tra i due leader di governo e il corpo del paese. Anna Stefi recensisce il libro di Michela Marzano che partendo dal suo stesso corpo ripercorre il proprio percorso formativo e professionale, qualcosa di simile elabora Marco Mancassola in forma narrativa: cinque storie private, cinque storie di corpi che raccontano meglio di ogni cronaca la mutazione del nostro paese. Lo recensisce Silvia Mazzucchelli. Antonella Anedda ci racconta La Maddalena, il corpo e la storia di un isola’che è parco nazionale, ma la cui cronaca si lega all’incuria e all’inquinamento di un G8 «promesso e non mantenuto» e di una base militare da poco smantellata. Roberto Marone ci parla delle infografiche e della possibilità di dar forma e corpo alla nostra realtà attraverso colori, grafici e traiettorie. Con una sorpresa:...

Senza trauma

“Qualche volta, bisogna riconoscere, il saggio vale più del libro che l’ha provocato”, diceva Luigi Malerba negli anni ottanta, infastidito dal proliferare di una “critica letteraria del tutto fantastica, anche inventiva, ma che considera i libri come puro pretesto per i suoi esercizi di scrittura”. Viene da pensare, leggendo il saggio di Daniele Giglioli Senza trauma (Quodlibet, 2011), che la critica esercitata nel libro sia priva di oggetto, o di un oggetto degno di un qualche interesse e considerazione critica, e che il critico, alla fine, sia il vero (s)oggetto di quelle “scritture dell’estremo” cui il sottotitolo rinvia.   La tesi del libro è duplice, o meglio, una è tesi vera e propria, l’altra è un suo corollario, o legittimazione. Innanzitutto, la constatazione che esista una generazione non più emergente ma oramai compiutamente emersa di scrittori, a far data dagli anni novanta (e dunque di scrittori nati tra gli anni cinquanta e i settanta, grosso modo), storicamente smarcata dai grandi traumi degli scrittori delle generazioni precedenti, confrontatisi forzatamente con l...

Il sabato del villaggio / Le parole cambiano

Sostanzialmente, così ci hanno spiegato i promotori del referendum sul nucleare, si trattava di cancellare la parola “nucleare” dalla legislazione corrente. E questo è il motivo della lunghezza del testo del quesito referendario: votando dall’estero ho avuto tra le mani la scheda e ho potuto constatare anche il passare degli anni, con la vista che si fa sfuocata, tentando di decifrare le lettere in corpo 8. Nella ristampa delle nuove schede che si troveranno il 12 e il 13 giugno nei seggi il quesito aumenterà di corpo, diminuendo il numero di parole, perché non è più necessario cancellare le occorrenze di una parola, ma un decreto.   Da una domanda di John Berger, sulle parole e la politica prende avvio una lunga video-intervista a Noam Chomsky di cui doppiozero riporta alcuni stralci tradotti. E niente di meglio di una biblioteca d’acqua può rendere il senso della mutevolezza delle parole: ce ne parla Antonella Anedda.   Anche il rapporto tra le parole è mobile e soggetto a slittamenti, tanto più in un quartiere come Scampia a Napoli. Antonio Pascale ci racconta di un luogo in cui...

Anteprime / "Chernobyl" di Francesco M. Cataluccio

Pubblichiamo in anteprima il primo capitolo di Chernobyl di Francesco M. Cataluccio, in uscita presso l'editore Sellerio il 7 aprile prossimo, qui commentato in esclusiva per doppiozero da Antonella Anedda, Marco Belpoliti, Davide Ferrario e Luca Scarlini.   Il primo capitolo del libro (scarica il pdf)     Commenti: Antonella Anedda La stella nera di Chernobyl comincia dal suo nome: chornyi (nero) e byllia (steli d’erba) e immediatamente si lega a un destino di amarezza. L’erba nera si riferisce all’Artemisia absinthum, ossia la componente principale dell’assenzio, mentre “amaro” viene definito da Erodoto il Nipro, cioè il Dnepr. A questo luogo che sembra predestinato al dolore Francesco Cataluccio dedica un libro rigoroso come una testimonianza ed emozionante come un film. La voce che racconta è pacata, le immagini che evoca sono veloci. Lo sfondo è vuoto, gli scenari distrutti, la voce fuori campo è sola. Cataluccio non è soltanto autore del libro intitolato Chernobyl ma attore, suo malgrado, di una vicenda che non avrebbe voluto attraversare: nell’aprile del...