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Borges

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Fino al 29/7 alla Cinémathèque française / Chris Marker. L’onnivedente

Il luogo di lavoro del vecchio Chris Marker era una sorta di Aleph borgesiano, un fitto intrico di cavi, telecamere, registratori, computer, impianti audio e, soprattutto, un gran numero di schermi. Sedendosi nel mezzo di questo panopticon situato nell’est parigino, Marker poteva avere una visione completa del mondo. In questo ultimo ritiro della rue Courat, l’artista non aveva ancora rinunciato a esercitare il suo mestiere: guardare il mondo, registrarlo, montarlo e rimontarlo. In questo spazio della visione totale, egli aveva persino adibito alcuni videoregistratori alla registrazione ininterrotta di programmi televisivi, soddisfacendo quel bisogno di accumulazione spasmodica di immagini che aveva sempre contraddistinto la sua carriera. Sugli scaffali, organizzati in appositi raccoglitori, Marker conservava meticolosamente fotografie, cartoline, pubblicità, fotogrammi ed ogni altro tipo di immagini, montate in collages, accostamenti, contrappunti ironici. Una sorta di atlante warburghiano della memoria, che però non si preponeva alcuna sistematicità; esso era, piuttosto, ispirato all’associazione libera tipica di Dada e dei surrealisti.      La Cinémathèque...

Progetto Hybris – Compagnia della Fortezza / L’Aleph di Armando Punzo

Un fruscio di lunghe canne. Uomini in colorati costumi sacerdotali. O forse gli abitanti dell’aria viaggiatori che partono in cerca del misterioso Simurgh, nel Verbo degli uccelli di Farid ad-din Attar. Per entrare nello spettacolo, dopo aver varcato i controlli alle porte del carcere di Volterra, devi passare sotto quei bambù fruscianti, che accarezzano e smuovono l’aria.   Le parole lievi, il nuovo spettacolo di Armando Punzo e dei suoi detenuti attori della Compagnia della Fortezza, andato in scena dal 25 al 29 luglio in quel meraviglioso teatro penitenziario di Volterra che si accende solo d’estate dal 1989, forse non è ancora uno spettacolo. Ma può anche darsi che sia già un’opera compiuta e tale sembra a chi ne fa esperienza. In ogni caso avrà un seguito l’anno prossimo, come usa fare l’artefice napoletano trasferito sotto i cieli toscani. Lavora tutto un anno con i detenuti, con tanti detenuti, ogni giorno, varie ore il giorno, cercando di annullare nelle loro teste l’idea di sbarre, di prigione, di pena quotidiana, e arriva, alla fine del primo anno, a uno studio, a un insieme di materiali più o meno collegati. Si tratta di un’imbastitura, che si compie il giorno...

La scuola cattolica vince lo Strega / Albinati alla ricerca del capolavoro

Forse da qualche tempo appena meno spesso che nel recente passato, ma a cadenza comunque impressionante, qualcuno riprova a scrivere Il Libro Degli Anni Settanta. È una specie di doppio legame collettivo: che perseguita in specie chi quei fuochi li ha attraversati non del tutto illeso ma che, in generale, continua a medusare un po’ tutto un Paese che quegli anni proprio non riesce ancora a passarli alla storia: liberando così chi li ha vissuti dal rovello (e dalla responsabilità) di una memoria soggettiva e dunque, per definizione, non condivisa. Anche La scuola cattolica di Edoardo Albinati si confronta con questo nodo: se è vero che, scrive, quella pietra d’inciampo è un esempio della «materia a cui dare forma», che in Italia «non manca mai […], anzi, abbonda». «Il guaio», aggiunge però, «è che buona parte di tale materia ha già una forma, ed è scadente». Coi nodi della memoria collettiva, cioè, si sono già confrontati in tanti, in troppi anzi. Ma anziché scioglierli, quei nodi, hanno finito per ulteriormente aggrovigliarli. Lungi dal voler «preservare» la memoria, si capisce allora la tentazione, di Albinati, di volerla «estinguere», piuttosto: bruciandola in un solo gesto,...

Roger Caillois

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Roger Caillois è uno dei grandi sconosciuti della cultura europea. Il suo nome aleggia nei libri e nei discorsi a proposito di molti e differenti oggetti e temi: il gioco, il mimetismo, le pietre, la teoria della letteratura, l’antropologia, il romanzo poliziesco, il sogno, il fantastico, Borges e altro ancora. A parecchi è capitato di leggere almeno un suo libro, ma quasi nessuno riesce a formarsi un’idea completa del suo lavoro, della sua complessa personalità letteraria. Non può che essere così, data la vastità degli interessi e dei temi da lui trattati nel corso della sua vita. Ma anche a causa del particolare stile...

Vladimir Nabokov

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli       A cent’anni dalla nascita, mentre la critica internazionale lo indica, insieme a Beckett e Borges, nella triade maggiore del secondo Novecento, persiste intorno a Nabokov un alone di elusività. Notissimo il suo nome - legato soprattutto a Lolita - relativamente poco frequentati i suoi testi, molti dei quali scomparsi dai cataloghi editoriali, alcuni appena riaffiorati negli ultimi anni. Eminente scrittore russo nella Berlino degli émigrés, diventa negli anni ’40, con una stupefacente metamorfosi, un grandissimo scrittore americano, trasferendo negli Stati Uniti lo straordinario impasto di cultura russa, inglese e francese...

La verticale sulla linea dell'orizzonte

Agosto, esterno notte. Cammino nella città dove tutti non possono fare altro che camminare: Venezia. Tanto si cammina che nemmeno ci si ferma per salutare un amico, ci si saluta dal fondo di una calle e si continua a parlare  fin quando si è a portata di voce, sempre senza fermarsi né voltarsi. In questa città ci solo sono rumori di cose e di persone, i miei zoccoli risuonano nel buio delle case, sogni d’oro a passo d’uomo. Non sono una camminatrice di professione, cammino come fanno tutti, senza pensarci. Sembra però che pensare e camminare abbiano una loro consonanza speciale. Rebecca Solnit, l’autrice di Storia del camminare, sospetta che “la mente, come i piedi, possa lavorare alla velocità di circa tre miglia all'ora”. Se così è, allora la nostra vita si muove ben più rapidamente della velocità del pensiero. Gambe in spalla dunque, per raggiungere i luoghi dove ci siamo inoltrati dobbiamo mettere le ali ai piedi! Spesso si cammina per fare ordine nei pensieri, inanellarli uno all’altro ed estrarne una mappa invece che pensarli tutti contemporaneamente...