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Christian Raimo

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Di cosa parliamo quando parliamo di scuola neoliberista / Christian Raimo. Tutti i banchi sono uguali

Criticando i programmi di ‘educazione compensatoria’ apparsi nel secondo dopoguerra con l’obiettivo di sostenere gli studenti ‘culturalmente deprivati’ attraverso interventi di ‘arricchimento culturale’, il sociologo dell’educazione britannico Basil Bernstein titolava un suo articolo apparso sulla rivista New Society in questo modo: Education cannot compensate for society. La sua posizione può essere sintetizzata all’estremo in due punti. Uno. I promotori di questi programmi sorvolano sul fatto che gli studenti considerati ‘deficitari’ frequentano spesso scuole incapaci di garantire loro un ambiente d’apprendimento paragonabile a quello di cui possono godere gli studenti provenienti dai ceti più abbienti. Due. Questi programmi assumono che l’uso della lingua e della cultura dei ceti dominanti sia l’unico criterio valido per valutare gli studenti. Bernstein, e con lui Michael Young – a cui si deve l’invenzione del termine ‘meritocrazia’ con cui titolava un suo saggio satirico-distopico, nel 1958 –, così come Pierre Bourdieu in Francia, sollecitavano dunque a ragionare sulle disuguaglianze di istruzione attraverso una riflessione sui modi attraverso cui le strutture sociali...

3x3 = cheFare

«Per doppiozero è naturale interrogarsi sullo stato della cultura in Italia. Sin dall’inizio della nostra attività abbiamo ospitato molti interventi su questo tema, offrendo prospettive diverse intorno a un dibattito che è diventato sempre più intenso negli ultimi due anni. Siamo convinti che l’uscita dall’attuale crisi non sia solo un problema economico. È anche, e soprattutto, un problema culturale…»   Si apriva con queste parole l’articolo di doppiozero dedicato alla prima edizione del premio cheFare. Era il 24 settembre 2012. In due anni e mezzo, attraverso due edizioni successive, cheFare ha sostenuto progetti di innovazione culturale di forte impatto sociale e la costruzione di una rete di soggetti convinti che la cultura sia uno strumento fondamentale per rispondere alla crisi economica e sociale del nostro paese. Per questo oggi doppiozero è felice di annunciare la terza edizione del premio cheFare.   Diventata una realtà autonoma e indipendente da doppiozero, questa nuova edizione di cheFare si presenta con altre novità, prima tra tutte l’aumento della...

Una sinfonia per una capitale

L’aria unica, favolosa di Roma negli anni cinquanta e sessanta, quando esplodevano il cinema, la vita dolce e quella intellettuale, secondo Franca Valeri. Perché Roma, l’eterna, non sarà mai un capitale, come sostiene Corrado Augias. Le periferie di Giancarlo De Cataldo e di altri, il dolore degli ospedali narrati da Valerio Magrelli e da Christian Raimo, storie di margini, storie di nuovi italiani, storie di morte o di sogni. Le memorie di San Lorenzo (Eleonora Danco), del ghetto (Anna Foa), di una gioventù a Borgo Pio (Giuseppe Manfridi), il ricordo di quel poeta del teatro che fu Victor Cavallo (Elena Stancanelli).   La generosità, il desiderio di cambiare le cose, nonostante tutto. Si svolgono in ventiquattro luoghi diversi di Roma, dal “Sacro Gra” al Trastevere di Lidia Ravera, da incroci anonimi dove è facile fare crash dopo uno sballo (come racconta Fausto Paravidino), alla lotta per la dignità, per il diritto alla vita e all’immaginazione di una donna immigrata tra la movida del Pigneto in uno squarcio poetico di Igiaba Scego, alle rive del Tevere di un espressionistico brano di Francesco...

Tra innocenza e tragedia. Un dibattito tra generazioni

Igino Domanin Nel segno del Post e non di un Inizio   Raccontare è prendere posizione sul terreno minato della Storia, spingendosi fin là dove la Storia prentende di aver ammutolito il proprio senso, di essersi votata, cioè, alla propria cancellazione ed estinzione, al proprio volontario suicidio. Questo motivo mi ha spinto a comporre uno degli episodi narrativi di Festa del Perdono, ed è anche il leitmotiv che riconosco nelle altre tessere di questo libro.   Festa del Perdono è una scena milanese, che, come ricorda Raccis, esiste e fa da sfondo a una vicenda che attraversa intere generazioni. La nostra, come la sua, come quella di supposti padri. In questa vicenda di confronti generazionali, in cui tutto sembra muoversi, tutto alla fine torna uguale e commensurabile e, perciò, suona come un disco rotto: l'eterno ritorno del tempo della giovinezza e degli studi. In fin dei conti Raccis intende, retoricamente, Festa del Perdono come un topos, un luogo intensamente simbolico e vissuto che funge qui da catalizzatore di esperienze e di memorie, di aspettative e d'inquietudini che identificano una generazione. S...

Oltre ogni folle idea di redenzione

Le persone, soltanto le persone (Minimum Fax, 2014) è una raccolta di nove racconti. Diversi lo stile, i personaggi, la struttura, il ritmo e la focalizzazione, comune l'ambientazione capitolina, una Roma vissuta o evocata come luogo del ritorno, scenografia di bar fatiscenti, parchi vuoti, scomodi appartamenti di periferia, notturni in autostrada e motel con la moquette sporca e l'odore acido della colla della carta da parati. Comune è anche l'universo umano, sempre in qualche modo orfano, mutilo, mancante di qualcosa: il denaro, la lucidità, un arto, un'occasione, l'amore, la parola, il perdono.   E comune è la difficoltà di comunicazione, diffusa nei diversi racconti come una malattia, l'incolmabile distanza tra le persone che le parole, i gesti, il sesso e le promesse non riescono quasi mai ad accorciare (“Che cos'è che non riesce a uscire mai? Che cos'è che non ci sembra importante, e che finiamo col tacerci?”). Pulsa tra le pagine una tensione logorante, la sanguinosa guerra con gli spettri delle occasioni perdute e i protagonisti, tutti maschili, percorrono lo spazio del...

Il teatro può narrare il presente?

Dopo una pausa di oltre tre mesi è appena uscito l’ultimo numero dei “Quaderni del Teatro di Roma”. Si tratta di una rivista mensile che ha raccontato, per oltre tre anni, la scena teatrale romana, non solo quella più strettamente legata allo Stabile, ma anche il fermento proveniente dai tanti tessuti di cui si compone la periferia della città. Di questo ultimo numero e del futuro della rivista ne abbiamo parlato con Attilio Scarpellini, giornalista, saggista e critico, nonché direttore dei “Quaderni”.   È finalmente uscito l’ultimo numero dei “Quaderni del Teatro di Roma”. Quali contenuti avete voluto inserire nel numero che esce dopo questo silenzio? Abbiamo scelto di riaprire con uno scritto di Jacques Copeau, cioè di uno dei grandi rifondatori del teatro d’arte del Novecento, per rispondere con un anacronismo all’eccesso di attualità (che puntualmente è un difetto di attualità) che rischiava di schiacciare il dibattito sul futuro del teatro, non solo dello stabile romano che ancora oggi, mentre parliamo, non ha un direttore artistico. Per noi...

Di Casa in Casa vince cheFare

Oggi si conclude ufficialmente il percorso di cheFare, iniziato lo scorso 28 ottobre con l'apertura del bando e protrattosi per cinque mesi molto intensi. Questa seconda edizione ha visto il consolidarsi dei rapporti di partnership con chi ci affianca nell'organizzazione del premio e ha riscosso un notevole successo per quanto riguarda i numerosi soggetti coinvolti. Il bando conferma quanto già sperimentato lo scorso anno: rigore progettuale, capacità di innovare e costruzione di relazioni con le comunità sono elementi oggi imprescindibili per chi è attivo nel mondo della produzione culturale. Il valore aggiunto di quest'anno è dato dalla formazione di rapporti e connessioni che si sono venuti a creare tra i progetti in gara, segno che cheFare non viene vissuto come una semplice competizione ma come un momento di elaborazione collettiva di pratiche culturali. Il nostro impegno da oggi sarà dedicato a sviluppare le relazioni che si sono venute a creare nel corso di questi mesi e a valorizzare tutti i progetti che hanno partecipato a questa edizione. L'obiettivo sarà quello di approfondire il dibattito in corso...

Le 9 muse delle finali di cheFare

71.000. Un numero impressionante. È quello delle persone che nel corso di due mesi hanno votato per la fase di selezione on-line della seconda edizione del bando per l'innovazione culturale cheFare, conclusasi lo scorso 13 Marzo, che ha portato da 40 a 9 i candidati al premio di 100.000 euro. In questi mesi densissimi i partecipanti hanno fatto ricorso ad ogni strumento di comunicazione immaginabile per raccontare le nuove forme di produzione culturale. Hanno attraversato l'Italia, riscoprendo vecchie amicizie e trovandone di nuove. Hanno popolato feste di paese ed eventi istituzionali; hanno visitato scuole, teatri, musei, gallerie d'arte, cinema, biblioteche, librerie, sale da concerto, spazi di coworking, fablab, piazze, bar, club, discoteche, sagre e centri sociali. Hanno volantinato, intessuto migliaia di conversazioni sui blog e sui social network, imparando a raccontarsi e parlando incessantemente con i giornalisti dei più oscuri fogli locali come dei principali media nazionali. Sulla piattaforma di storytelling partecipativo Timu sono stati caricati oltre 1400 contenuti prodotti dalle comunità dei votanti, tra filmati, fotografie, grafiche...

Fiammante

Dopo otto anni Christian Raimo torna a pubblicare un libro in proprio. Che è poi anche il suo primo romanzo. Non un esordio dunque, ma – diciamo, alla maniera di Stanley Cavell – un “ri-esordio”. L’esordio vero e proprio (a ventisei anni, nel 2001) aveva i connotati della frammentarietà, del virtuosismo ritmico e metaforico, di un’ironica allusività. Di quel giocoliere scatenato e malinconico, oggi, qualcosa è rimasto – e qualcosa s’è capovolto (ma come mantenendo il calco di quanto non c’è più).   Resta per esempio uno scrittore ironico (e anzi un vero talento comico), Raimo, senza essere più uno scrittore obliquo. Al contrario ha preso il partito d’un realismo emotivo che di recente – riprendendo David Foster Wallace – ha paragonato alla pittura iper-realistica di Simon Estes o Mark Goings. Questo anche se uno stile emotivo – per dirla con Tondelli – gli appartiene da sempre (a partire dall’abuso di puntini di sospensione portato, qui, a un parossismo fastidioso). L’allusività d’un tempo, però,...