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Costanza Quatriglio

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87 ore. Una morte di Stato

87 ore è l’ultimo film di Costanza Quatriglio. Non è difficile prevedere che susciterà un’accesa, e forse aspra discussione. Su che cosa? Sull’opportunità di utilizzare nel film una parte delle 87 ore di riprese effettuate, senza interruzione, da diverse telecamere di sorveglianza a circuito chiuso all’interno del Reparto di psichiatria dell’Ospedale di Vallo della Lucania tra la mattina del 31 luglio e la notte del 4 agosto 2009. Che cosa si vede in quelle immagini?  Si vede l’ingresso in Ospedale di un paziente sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), la sua sedazione e la sua successiva contenzione in un letto dove quel paziente sarebbe morto nel giro di poco più di 4 giorni senza che in nessun momento gli fossero state tolte le fasce che lo assicuravano alla branda mani e piedi. Senza che nessuno gli avesse mai rivolto la parola o gli si fosse avvicinato se non per girarlo, pulirlo, coprirlo con un lenzuolo, infilargli degli aghi e delle sonde, spostarlo da una stanza ad un’altra.       Come era successo? Il 31 luglio 2009 Francesco Mastrogiovanni, maestro...

Costanza Quatriglio. Con il fiato sospeso

È un film-esperimento Con il fiato sospeso, un distillato di sguardi in macchina, di piani evocativi, di voci fuori campo che inchiodano lo spettatore alle ansie del presente, alla deriva di un paese mancato. Costanza Quatriglio ribadisce la vocazione verso un cinema etico, necessario, libero dai condizionamenti del mercato, un cinema senza formato, capace di condensare in appena trentacinque minuti i veleni di un’Italia allo sbando, che cede all’incuria, dimenticando le regole del bene comune.     Sulla scorta dell’esempio registico di Kieslowski, della sua «drammaturgia della realtà», Quatriglio sceglie di confrontarsi con una serie di dolorosi fatti di cronaca (le morti per cancro di alcuni ricercatori dell’Università di Catania), che nel racconto per immagini vengono decantati attraverso le ‘maschere’ di personaggi di finzione (Alba Rohrwacher, Anna Balistreri, Gaetano Aronica). Il carattere sperimentale del film consiste proprio nella capacità di ‘piegare’ la grammatica della fiction, di adattarla alla tensione conoscitiva del documentario, innestando dentro le...