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Dante Livio Bianco

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Il mondo dei vinti / Dalla parte degli ultimi: Nuto Revelli

Ho pensato spesso che se ogni provincia italiana avesse avuto una figura paragonabile a Nuto Revelli, di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita, il nostro sarebbe oggi un paese migliore. Il pensiero mi è venuto visitando qualche anno fa la sua casa in corso Brunet a Cuneo, uno dei tanti caseggiati del dopoguerra, osservando lo studio dove sono raccolte e ordinate le sue carte, dove sono raccolte le discrete testimonianze della guerra di Russia e della Resistenza. Oggi l’appartamento è sede della Fondazione Nuto Revelli che ne onora la memoria soprattutto con lo straordinario esperimento di rinascita del rifugio di Paraloup, nell’alta valle Stura, là dove Revelli si unì ai compagni Duccio Galimberti e Dante Livio Bianco negli inverni della guerra partigiana e oggi un luogo simbolo della nostra religione civile. In occasione del centenario gli è stato dedicato un utile profilo da Giuseppe Mendicino: Nuto Revelli, vita, guerra, libri (Priuli & Verlucca). Revelli, di famiglia piccolo borghese, appartiene a una generazione cresciuta nell’Italia fascista, nei suoi falsi miti, nelle vuote parole d’ordine. Dopo aver frequentato un istituto professionale si iscrive all’...

Tra ferite senza rimedio e speranze di un’Italia migliore / L’ultimo anno di guerra di Nuto Revelli

L’8 settembre del 1943 Nuto Revelli, tenente del battaglione Tirano, si trovava in convalescenza a Cuneo, la licenza gli era stata concessa dall’Ospedale di Savigliano in conseguenza delle ferite subite in Russia e della pleurite contratta durante la ritirata. Era stato proposto per due medaglie d’argento meritate sul campo, ma si sentiva profondamente deluso ed esacerbato nell’animo. Dopo aver creduto nell’esercito e nelle ragioni del conflitto, aveva capito in Russia di essere stato trascinato insieme a migliaia di altri giovani in una assurda guerra di aggressione, voluta da uomini privi di umanità, di etica e anche di competenza. Aveva visto con i suoi occhi la ferocia degli alleati tedeschi, la corruzione e il caos nelle retrovie italiane, l’inadeguatezza di mezzi e di generali, la morte e la sofferenza di tanti commilitoni. Nei giorni successivi aveva quindi deciso di allontanarsi dalla città, organizzando il suo primo nucleo di “ribelli”. Lo chiamerà Compagnia rivendicazione caduti. Il nome deriva dal desiderio di ricordare e vendicare i tanti alpini morti inutilmente nelle immense distese gelate della Russia e degli altri luoghi dove erano stati destinati a combattere e a...

21 luglio 1919 / La guerra dei poveri di Nuto Revelli

L’agenda di Nuto Revelli ha una copertina rigida, in cartone marrone zigrinato, all’interno riporta la dicitura: Agenda per l’anno 1942, XX dell’era fascista. Le pagine sono fitte di una scrittura chiara, con poche correzioni. Ha accompagnato l’autore per tutti i mesi della guerra in Russia, registrandone con buona regolarità azioni e riflessioni. La prima data è 21 luglio 1942, il giorno della partenza per la Russia, dalla stazione di Rivoli, ore 3,05. Finita la guerra, l’agenda diviene un libro: Mai tardi. Diario di un alpino in Russia, pubblicato nel 1946, dall’editore Panfilo, pseudonimo dell’ex partigiano Arturo Felici. In copertina, un dipinto di Lalla Romano che ricalca una nota foto della ritirata.  L’editore-tipografo Felici era egli stesso un personaggio di rilievo della Resistenza, la sua tipografia tra il ’43 e il ’45 era stata un centro di reclutamento e smistamento di giovani che volevano prendere la via delle montagne, da cui il nomignolo Panfilo. Suo il noto proclama del Partito d’Azione piemontese dove si dichiarava che la lotta per “assicurare la giustizia e la libertà” non avrebbe avuto sosta, e che “per questa generazione non v’è congedo”. Finita la guerra...

Paraloup

  Paraloup è un borgo di poche case in pietra in valle Stura. Qui il giorno di San Giovanni (24 giugno) salivano dalla pianura i pastori alla ricerca di buoni pascoli, vivendo in povere case di pietra fino a che le prime nevi (siamo a 1.400 metri) consigliavano di scendere verso valle. Nel tardo autunno del 1943 salirono a Paraloup Dante Livio Bianco, Umberto Galimberti, Nuto Revelli, Giorgio Bocca: il confine francese era vicino, ma soprattutto si dominava la valle con un panorama ancora oggi incontaminato. Fu un inverno durissimo ed esaltante come raccontano le pagine di alcuni di loro.   Un luogo simbolo che la Fondazione Nuto Revelli ha scelto come centro della prima edizione del Ritorno ai luoghi abbandonati. Anche perché le case sono state restaurate, alcune iniziative sono partite già dalla scorsa estate. Ma che cosa è il Ritorno ai luoghi abbandonati? Non abbiamo voluto chiamarlo festival, perché non intendiamo la cultura come occasione di consumo, ma vorremmo che fosse una festa che coinvolga la “provincia granda” di Cuneo e chi avrà voglia di venire da più lontano. Un luogo dunque dove...