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Diego Armando Maradona

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Storia e storie di Italia ’90 / Trent’anni di notti magiche

Trent’anni fa andava in scena il campionato mondiale di calcio di Italia ’90. Chi di noi allora c’era, chiudendo gli occhi può ancora rivedere, riascoltare, e perfino riassaporare quei giorni. Ma che cosa sono state, veramente, quelle “notti magiche” per tutti noi? Molto più che semplice sport. A costellare Italia ’90 sono state innanzitutto vere e proprie icone del loro tempo e delle loro rispettive nazionali. Primo fra tutti, René Higuita, estroso portiere colombiano, la cui fama è oggi legata soprattutto alle sue frequenti “escursioni” - palla al piede - fuori dall’area di rigore, come quella costata l’eliminazione alla Colombia negli ottavi di finale per mano del Camerun. Merito del “nonnetto” Roger Milla, allora già trentottenne (anche se molti giurano però fosse più vecchio), le cui reti a Italia ’90 fanno sognare tutta l’Africa, e le cui esultanze (con tanto di danza Makossa attorno alla bandierina del corner) fanno il giro del mondo. Il giocatore dal più alto tasso folcloristico a calcare i campi di Italia ’90 è forse però il colombiano Carlos Valderrama, noto soprattutto per il suo particolare look, con appariscenti baffi neri e un’inconfondibile folta e riccioluta chioma...

Sorrentino: Youth

Come sempre bisogna fare la tara a Sorrentino. Chiedersi come costruisca il suo immaginario, cosa ci metta dentro, come lo utilizzi, come lo svilisca e al tempo stesso lo elevi, in un modo spudorato e osceno al quale non può rinunciare. Sorrentino è sempre davanti al suo film, dietro le sue immagini, sopra e sotto il suo mondo, è il verme sotto le rose di Lynch, il paracadutista che atterra sulle montagne svizzere. Invece di nascondersi o di stare a distanza, come forse la fagocitazione del visivo oggi richiederebbe, Sorrentino schiaccia, sottolinea, trapassa il foglio a forza di calcare la mano, e forse converrebbe nemmeno andarli a vedere, i suoi film, se fin dal principio non si ha la voglia o la curiosità di stare al gioco.   una scena del film Youth, regia Paolo Sorrentino, 2015   Quanti registi, oggi, fanno ancora così? Quanti registi, oggi, non sanno rinunciare al loro immaginario, ma anzi lo ribadiscono a ogni passaggio? Pochi, pochissimi, e tutti a rischio di abuso della pazienza (Malick, per dire, volenti o nolenti si è infilato nello stesso pertugio). E Sorrentino, che di certo non ha paura di confrontarsi con i...

Maradona e lo scatto dell'avambraccio

Lo scatto dell’avambraccio, detto anche “gesto dell’ombrello”, compiuto da Maradona in televisione, nella trasmissione di Fabio Fazio, attizza il dibattito pubblico in queste ore e attira l’interesse dei politici, come se davvero non ci fosse altro cui pensare. Ma tant’è.     Ci si dimentica che fino a qualche tempo fa era il gesto tipico dei leghisti, di Bossi, in particolare. Nel dicembre del 1993 in un capannone industriale alle porte di Bergamo, a Curno, mentre diecimila persone lo ascoltano (altri tempi!), il leader leghista si rivolge a Margherita Boniver, ministro socialista, che aveva denunciato la natura sovversiva dei Lumbard, e fa il gesto dell’ombrello nella versione tradizionale: avambraccio teso, nudo fuori dalla manica, pugno chiuso e rotante.   Si appella alla Boniver e la chiama “cara bonassa”. Dice che i leghisti sono già armati: “di questo manico qui” (ne ho scritto ampiamente ne La canottiera di Bossi per indicare la differenza tra il maschilismo fascista e quello leghista).     La platea ride e applaude. Si tratta del debutto del...

Almost True: vero, quasi vero

Un serial killer, Jack the Second, all’opera nella Londra del 1981. L’attacco dell’Argentina, nella primavera del 1982, contro le isole Falkland e la decisa risposta della Thatcher che ingaggia una guerra – vittoriosa – per mantenere il predominio su un lembo di terra, dimenticato in mezzo all’Atlantico. E poi quel fantastico goal inflitto da Diego Maradona agli inglesi, battuti 2-1 allo stadio Azteca di Città del Messico il 22 giugno 1986: presa la palla da Héctor Enrique il campione saetta lungo tutto il campo, si lascia dietro cinque giocatori inglesi, tira. E segna il goal – il goal del secolo – che elimina gli inglesi. Cosa hanno in comune questi tre fatti?   Chi si è perso la puntata di Almost True andata in onda su Rai 2 la sera di lunedì 17 settembre la cerchi in rete e se la veda. Perché lì si spiega come questi tre fatti fossero concatenati. Pianificati a tavolino. Frutto di una gigantesca manipolazione che arriva anche a mettere in scena una guerra – l’assalto alle Falkland-Malvine – con tanto di navi in fiamme, morti a centinaia, assalti crudelissimi...

Napoli - Buenos Aires - Tor Pignattara

1972. Bruno Ambrosi, lunigiano con zigomi d’altri tempi, conduce “AZ, un fatto come e perché”. Il programma va in onda il sabato sera, e approfondisce l’esperienza mediatica di un popolo che si alfabetizza con il telecomando. In una puntata sulla disoccupazione, la voce fuori campo di Ambrosi chiede a un signore napoletano, lei che lavoro fa? Il signore napoletano risponde, nessuno. Ambrosi dice, ma è disoccupato, allora. No, risponde l’uomo. Ma allora che cosa fa?, chiede con la voce melliflua Ambrosi. L’uomo guarda in camera. Solo un paio di secondi. M’arrangio, dice.   2001. Le immagini da Buenos Aires scorrono sui Tg. Buenos Aires è come la Napoli di Maradona, come una mano di dio che si piega in un racconto di Roberto Arlt, come il cuore di un paese bellissimo e crudele che entra ancora nella storia con le parole contraddittorie e passionali di Roberto Bolaño. Una donna con le cosce aperte e il sesso che ingoia la città, come un buco nero nell’orizzonte degli eventi. Così la rappresenta un fumettista bonuanerense, Hector Ledo.   1972. Napoli. Mancano tre anni...

Strauss-Kahn. Complottardi

Pubblichiamo qui un contributo di Giacomo Giossi (realizzato con Storify) sull'affaire Strauss-Kahn.