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Émile Zola

(17 risultati)

Schisi. Una nuova collana di ebook / Margini della scienza

Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Regione Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della Scienza. Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita fruibili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni provando a rispondere all’annosa domanda: C’è una schisi tra Arte e Scienza, una separazione e una distanza tra le due? Le dimensioni principali del fitto rapporto tra Arte e Scienza di cui ci occupiamo sono: l’Arte e la Scienza come prodotti dell’evoluzione biologica e culturale; l’Arte e la Scienza come fonte reciproca di ispirazione; l’Arte come canale significativo della comunicazione della Scienza.   Matera 2019 Capitale Europea della Cultura e Doppiozero hanno creato, a sostegno dei progetti del programma culturale, una piccola collana di cinque e-book denominata...

L'età del ferro / L’epoca dello spezzatino

1. Un recente studio dell’università di Yale ha avanzato l’ipotesi che leggere letteratura aumenti la speranza di vita e calcola in due anni il guadagno derivante da un regolare consumo di romanzi; citando i risultati di questa buffa ricerca, Alexandre Gefen (Réparer le monde: la littérature française face au XXI˚ siècle, Editions Corti 2017) fortunatamente non sa trattenere l’ironia, ma nota comunque che a questa notizia è stato dato sui media “uno straordinario risalto”. Il suo serio, accademico e fin troppo documentato volume (120 pagine tra bibliografia e note), che incrocia nel titolo il Réparer les vivants di Maylis de Kérangal con il “we can repair the world” di Obama, una scrittrice e un politico, non ha l’aspetto di una teoria e in fondo nemmeno di un saggio critico ma piuttosto di una constatazione: nei primi vent’anni di questo secolo la letteratura francese (in filigrana si legge “la letteratura occidentale”) è uscita dalla lunga parentesi dell’intransitività letteraria, della letteratura autonoma e ‘disinteressata’, è uscita dall’ideologia che “giudicava la qualità letteraria attraverso criteri formali” per ritrovare a pieno la propria funzione sociale. Si può...

Realismo affettivo / L’attualità del romanzo sociale in Italia

La grande narrativa, il grande racconto occidentale, è stato sociale. In particolare lo sono stati la grande narrativa e il grande racconto italiano dei conflitti di classe, della vita nelle fabbriche e delle terribili condizioni del proletariato. Nato in Inghilterra nella prima metà dell'Ottocento per mano di Charles Dickens, il romanzo sociale è un genere di romanzo che tratteggia la vita dei ceti subalterni, la cecità delle classi abbienti, l’inadeguatezza delle istituzioni, la criminalità urbana, la violenza domestica, l’infanzia abusata e il bieco sfruttamento del lavoro minorile sperimentato e raccontato dallo stesso Dickens in Oliver Twist (1836), al contempo primo romanzo sociale e prima opera narrativa con protagonista un bambino.   Molti sono stati gli autori che hanno costruito l’epopea del romanzo sociale in Europa, da Emile Zola, il quale ne definisce uno spazio unico nel Germinale (1885), a Giovanni Verga, che lo porta alle estreme conseguenze nel ciclo dei vinti. E grande è stato nel novecento il contributo portato alla narrativa sociale dagli autori americani, nel paese che aveva nel frattempo raccolto il testimone di nazione guida del capitalismo.   Nel...

Cent’anni dopo / Apollinaire: caos e acrobazie associative

… sembrava che un uomo piccolo piccolo  fosse nascosto in lui, omone grosso Alberto Savinio   Il 9 novembre di cent’anni fa, alla fine della Grande guerra, in una mansarda del boulevard Saint-Germain si stava consumando un’agonia. Giù nelle strade inveivano contro l’ormai ex Kaiser Guglielmo, e le grida arrivavano lassù a un uomo di trentotto anni dallo stesso nome, che forse nel delirio le avrà confuse con un ultimo giudizio su di sé. In un romanzo suo coetaneo, Nanà, la protagonista, che con una parabola speculare a quella di sua madre era salita dalle stalle alle stelle, moriva in un Gran Hotel di Parigi mentre sotto le finestre la gente urlava “A Berlino! A Berlino!”, annunciando la guerra che avrebbe spazzato via il Secondo Impero. L’attrice-cocotte di Zola marcì dopo essere stata molto desiderata e inseguita. Lo scrittore-clown di Saint-Germain, invece, aveva desiderato e inseguito troppe sirene lungo i fiumi dell’Europa continentale e nei sobborghi inglesi, spremendo da questa amara esperienza una Canzone del male amato. Male amato, s’intende, dalle donne: a partire da quella genitrice che a quanto pare, siccome per una seconda coincidenza sfortunata suo figlio...

Tra finzione e realtà / Fisionomia dello scandalo

Che cos’è uno scandalo? Il termine suona oggi un po’ rétro, e questo echeggiare, tuttavia, ha le sue ragioni. Forse, viviamo nell’epoca del post-scandalo, quello in cui nessuno si scandalizza più (ma, attenzione, lo cantava Celentano già negli anni 60), e cioè in tempi in cui s’è introiettata un’indecenza che, divenendo pane quotidiano, non turba manco le anime più sensibili e leggiadre. Se tutto è scandaloso, nulla lo è. Il problema semmai è il post-scandalo, ossia l’aver spostato la passione pubblica verso una sconcezza che, perdendo di significatività, finisce per annullare i suoi nemici storici: l’indignazione e l’esigenza di moralità. Siamo tutti indignati di tutto, siamo abituati a tutto: siamo irrimediabilmente blasés. L’indignazione al potere (marca forte dell’attuale politica in molti Paesi europei e no) genera sonni istituzionali e insopportabili rialzi dello spread.    Bene ha fatto perciò Clotilde Bertoni, nota studiosa di teoria letteraria e letterature comparate (suoi Percorsi europei dell’eroicomico e Letteratura e giornalismo, come anche la cura dei racconti di Svevo e di molta corrispondenza di Croce), a porre la questione – esplicitamente e...

Aggettivo e sostantivo / Intellettuale

L’aggettivo intellettuale circola nella lingua del sì da non poco. Se ne serviva già Dante, che, com’è noto, fece sortire dal loro stato di latenza moltissime parole indispensabili allo sviluppo di un’espressione italiana culturalmente rilevante. Con intellettuale, all’epoca si qualificava ciò che «appartiene all’intelletto», che è «proprio dell’intelletto», contrapponendolo alle qualificazioni di quanto è relativo a caratteri morali e sentimentali. Lo ricorda l’Enciclopedia dantesca, che procura le attestazioni opportune traendole dal Convivio. Ancora alla fine del terzo decennio dell’Ottocento, intellettuale si trova registrato (e solo come aggettivo) con tale valore nel cosiddetto Vocabolario del Tramater, che d’altra parte, in aggiunta, chiosa: «dicesi anche per opposto a Materiale». A proposito di questa contrapposizione, c’è un’interessante curiosità culturale e letteraria.    Scritto sul principio della seconda metà del Novecento, Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è ambientato per la massima parte, come si sa, nella Sicilia del secolo precedente. Esso contiene una sola ricorrenza di intellettuale, come aggettivo che descrive un personaggio. Compare in...

15 novembre 1917. Perché leggere ancora Durkheim? / Non finiremo di ammalarci d’infinito

Émile Durkheim, il padre nobile e fondatore della sociologia come scienza e disciplina accademica, meglio noto come l’autore de Il suicidio, moriva cento anni fa, nel novembre 1917, quando, da alcuni mesi, era sbarcata la prima divisione americana in Francia e, da una settimana, i bolscevichi avevano assaltato il Palazzo d’Inverno. Una guerra maledetta, la Grande Guerra, perché gli aveva strappato l’affetto più caro, nel dicembre 1915: il figlio André, promettente studente di filosofia alla Normale di Parigi. E, a causa del dolore, Durkheim, in preda ormai alla depressione, non gli sopravvivrà oltre un paio di anni. Sono molte le grandi correnti culturali nel Novecento nelle quali è facile rinvenire un debito o un’ispirazione nei confronti del suo imponente lascito teorico e concettuale, al di là del solco positivista in cui esso è maturato: la sociologia funzionalista di Merton e Parsons, la linguistica di Saussure, la psicoanalisi di Lacan, l’antropologia culturale di Mauss e di Lévi-Strauss. Perché leggere ancora Durkheim, allora? Per almeno due ragioni.    In primo luogo, ci fa capire la natura fondamentalmente sociale di tante angosce, ansie, apatie o stati di...

Mall, anti-mall, demalling / Caro supermercato, mi consoli?

  È di questi giorni la notizia che The Mall of America, la nota catena di centri commerciali statunitense, per celebrare il suo 25esimo compleanno, vada alla ricerca di uno scrittore, il cui compito esplicito sia di prestarsi a raccontare la cultura e la vita del mall, vivendoci per cinque giorni.  Va da sé che, per ottemperare compiutamente al suo compito, il fortunato vincitore della call potrà usufruire di una tessera per ottenere gran parte del cibo e della merce in vendita gratuitamente oltre che di un generoso onorario per il suo lavoro.  In rete, si è letta qualche ironia su quanto la notizia possa, per molti, rappresentare un’occasione da cogliere al volo per appagare i propri più languidi desideri adolescenziali, abbandonandosi, una volta tanto, al piacere del consumo. Il tutto, per giunta, senza nemmeno l’incomodo di affrontare rimorsi e sensi di colpa dato che, contro ogni possibile brontolio della coscienza, si può sempre propugnare che di duro lavoro si tratti.    A The Mall of America di un’occupazione di questo genere devono averne davvero sentito il bisogno, se è vero che i centri commerciali vivono dentro una retorica apocalittica che li...

Li si ama ardentemente, non li si sopporta spassionatamente / Temuti e adorati, i nuovi bambini

“Invece Ugo, tu lo chiami Ugo... chillo come sta vicino 'a mamma che se sta pe' move, "Ugo!" 'o guaglione non ha nemmeno 'o tiempo, capito? Po' fa 'nu passo, però "Ugo!", adda' turna' pe' forza perché 'o sient' 'o nome”. Si rideva e si ride tutti con Massimo Troisi, in Ricomincio da tre (1981), quando suggerisce che un nome breve è una garanzia: di un bravo bambino sempre vicino alla mamma, che non fa guai e non si allontana troppo. Insomma, bambino sì, ma sotto controllo. Ugo sempre, Massimiliano mai. A volte però non basta. Perché i bambini sciamano e corrono, toccano e sporcano. Soprattutto, sono sempre in azione. Un’azione che non possono ancora verbalizzare come piacerebbe ai Grandi, che vorrebbero poter parlare tranquillamente tra loro e con loro. Come se fossero adulti con faccini bambini.  Marco e Anna non vedevano l’ora di annunciare la lieta novella, dire agli amici che anche loro, come era già accaduto a diversi del gruppo, ci erano riusciti: tra qualche mese sarebbero diventati genitori. Dunque, hanno pensato di organizzare una cena, certi che tutti sarebbero accorsi per gioire insieme a loro. Invece, un amico si scusa e all’ultimo dà buca, un altro chiede: ma...

Un libro di Bruno Cavallone / Giustizia e letteratura

Parlare in questi anni di legge e di giustizia è come affrontare il tema del sole e della pioggia: non passa giorno che non se ne parli, che non se ne accenni, che non se ne sia colpiti. La cronaca giudiziaria è diventata cronaca politica e viceversa, la riforma del settore compare graniticamente ai primi posti dell’agenda del fare, le luci della ribalta illuminano a giorno il palcoscenico gremito di protagonisti e di tecnici, spesso dagli abiti intercambiabili. Quel gran discutere porta sì a maggiori sensibilità, ma non necessariamente produce approfondimenti ragionati. Quando sembra che nuovi temi scuotano la base delle grandi questioni, riemergono testarde le inquietudini antiche, le incertezze che da sempre hanno innervato la giustizia e turbato i giusti. Queste dinamiche hanno un osservatore particolare, lo scrittore che osserva da una finestra questa realtà.   I paesi anglosassoni da tempo indagano sul rapporto tra diritto e letteratura e circa 124 insegnamenti ne testimoniano l’interesse. In Italia l’attenzione non è così fitta, ma negli anni si sono succeduti contributi (tra i molti quelli di A. Sansone e M.P.Mittica, e ultimamente Giustizia e Letteratura a cura di G...

Michel Serres. Dal rito alla scienza

René Girard è scomparso pochi giorni fa, all’età di 91 anni. Esce tra pochi giorni Il tragico e la pietà (edizioni Dehoniane), libro scritto, come ha ricordato anche Massimo Panarari su La Stampa di ieri, con un altro “grande di Francia”: Michel Serres. I due si conobbero nel 1969, all'università di Stanford, ed è sopratutto in Roma che il debito di Serres con le tesi di Girard sulla violenza e il sacro si fa evidente. Ricordiamo così René Girard pubblicando integralmente uno dei suoi testi dedicato proprio a Michel Serres, testo compreso nel volume Riga, curato da Gaspare Polizzi e Mario Porro (Marcos y Marcos, 2015).     “Contrariamente a quanto si crede, la scienza non annulla ciò che non è scienza... Il mito conserva un ruolo considerevole nel sapere scientifico e viceversa”[1]. Non bisogna dunque credere al dogma delle ‘due culture’, pressoché estranee l’una all’altra: la prima rigorosa votata all’utile ma “priva d'immaginazione”; e la seconda inutile, fantasiosa, gratuita, libera di muoversi a piacimento...

Industria oggi

Visioni   Il trittico di Vera Lutter occupa tutto lo spazio della parete. È magnetico. Attira lo sguardo dello spettatore, un invito a entrare con gli occhi nell’enorme spazio astratto delle sue immagini stenoscopiche. Le fotografie sono  insieme leggere e pesanti, vere e finte, vive e morte. Recano in sé un’idea di una sorta di attrazione nei confronti della rovina, del residuo, dello scheletro. Racchiudono in sintesi il paradosso dell’immagine fotografica, il momento che Roland Barthes definisce “è stato”, della morte apparente che ogni fotografia reca in sé e quella inevitabile dell’istante successivo: cosa diventerà? Per il momento si può solo leggere la didascalia: Centrale elettrica di Battersea, II, 3 luglio 2004.   Vera Lutter, Battersea Power Station, II, July 3 2004, Unique silver gelatin print, 192 x 427 cm. Courtesy of the artist, New York   La risposta si può trovare in una fotografia di Carlo Valsecchi. Anch’essa occupa tutta la parete. Si pone come alter ego visivo all’immagine di Vera Lutter. È colorata, aerea, immateriale, si direbbe...

Roberto Saviano: intervista sulle merci

Le merci ci sono sempre sembrate il tema dominante di Roberto Saviano. Anche "Zero Zero Zero" tratta di un ennesimo prodotto di consumo: la cocaina. Merce debordiana per eccellenza, che contiene in se' anche lo spettacolo. Dalle merci però nasce anche il linguaggio pubblicitario. In cerca di nuove verità sulla pubblicità abbiamo quindi chiesto a Saviano un incontro proprio su questo tema. Quella che segue è la sintesi di una più ampia intervista, registrata in aprile e pubblicata su Bill 7 in luglio.   Hai cercato la verità sulle merci fin dal racconto sul porto di Napoli che apre "Gomorra". Oggi parli di quella contemporanea per eccellenza: la cocaina. È un tema che ti eri prefisso fin dall’inizio? O ti ha attirato man mano? Mi ha attirato man mano, mentre mi interessavo ai meccanismi del reale. La merce mi è sembrata innanzitutto un elemento di sintesi. Nella complessità del vivere, una lattina o una penna sono la sintesi di un percorso infinito, che è culturale, è chimico… il tutto, sintetizzato poi da un comun denominatore: ISO. Ossia i container...

L'impresa fuori dall'impresa

Il 15 settembre del 2008, i dipendenti della Lehman Brothers, banca d’affari americana, abbandonano la sede della società sulla settima strada di New York imbracciando scatoloni di cartone. Tra gli oggetti personali dei trader, si nasconde il velo che per decenni ha mascherato le storture del rapporto tra impresa e società (e del capitalismo nel suo complesso). Il 15 settembre del 2008 segna l’inizio, naturalmente solo metaforico e simbolico, della crisi finanziaria e poi economica in corso. Due anni dopo, Michael Porter, influente studioso di management e docente ad Harvard, scrive che il capitalismo è sotto assedio e che è necessario ridefinire il legame tra business e società. Pochi mesi fa, McKinsey, società di consulenza direzionale tra le più importanti (e connesse alla sfera politica ed economica), afferma in un articolo che il rapporto tra impresa e società, così come è impostato oggi, rischia di fallire. Nel mezzo, le più grandi imprese del mondo (Nestlè, Marks & Spencer, Tesco e i principali marchi di informatica ed elettronica, solo per citarne alcuni) avviano nuovi...

Fichés

Ha fatto in tempo Ando Gilardi a visitare Fichés. Photographie et identification du Second Empire aux années soixante, la mostra agli Archives Nationales di Parigi chiusa a fine gennaio di quest’anno? E in caso positivo, cosa ne ha pensato, lui che in Wanted! (Bruno Mondadori 2003) ha ripercorso la storia della fotografia segnaletica, mostrando come questa corra parallela alla storia della fotografia tout court e giunga ininterrotta fino ai giorni nostri? La visita di Fichés mi ha lasciato con tante domande aperte, di più, mi ha scosso e persino emozionato. Quel giorno di gennaio mi è mancato un compagno di visita come Gilardi, un privilegio che avrebbe dato un’altra coloritura alle impressioni che seguono.   Entro agli Archives Nationales con le idee molto chiare su cosa aspettarmi dall’esposizione Fichés: come recita il sottotitolo, tratta di Photographie et identification du Second Empire aux années soixante. Fichés, ovvero schedati, ripercorre la creazione, la diffusione e la definitiva affermazione della fotografia segnaletica, giudiziaria e criminale. In questo modo mostra la saldatura...

Beato chi se lo fa, il sofà

Torniamo all’Ottocento, e a quelle saghe che sono un sicuro e saldo ponte fra quelle antiche (omeriche, indiane ecc.) e quelle contemporanee (Star Wars, le serie tv come Lost ecc.). Campione nel genere è indubbiamente Balzac con la sua Comedie humaine, ma se la cava niente male pure Zola con il ciclo dei Rougon-Macquart: venti romanzi in circa vent’anni, che è una media alla Lansdale. Con dentro capolavori come Il ventre di Parigi, Germinal e L’Assommoir.   Nel 1880 esce Nana, il nono della serie. Ed è il putiferio. Con chi dà a Zola del pornografo e chi, magari più avvezzo a frequentare certe compagnie femminili, lo accusa di esser stato un pessimo reportagista. Alla faccia del naturalismo professato.     Al di là di tali querelle, il punto è che la lettura ai nostri tempi di questo romanzo fa venire un po’ di nostalgia. Addirittura, sì, perché il tempo delle veline che scorrazzavano su aerei di Stato per poi sedere prima in piscina e poi su scranni in teoria più elevati non è trascorso da molto, e l’attuale compagine governativa talora fa...

Il trauma dei patimenti

Negli scrittori contemporanei è assai frequente il ricorso a descrizioni esplicite del dolore fisico, anzi: del patimento, avrebbe detto Leopardi, come stato, cioè, di sofferenza eminentemente corporea e creaturale, ovvero connessa alla fragilità del nostro essere biologico. La riprova è in due rappresentazioni particolareggiate della fenomenologia patologica, prese da due libri recenti: in un caso si tratta di Tommaso Pincio, che nel suo Hotel a zero stelle racconta di una febbre altissima che lo colpì bambino a seguito di un intervento alle tonsille. Febbre che si risolse in un modo del tutto imprevisto, con una misura terapeutica non solo audace, ma assolutamente contraria a ogni più banale profilassi: il padre del piccolo ammalato, credendo avvicinarsi il momento finale e fatale di quella malattia senza nome e dunque non suscettibile di diagnosi, lo porta alle giostre, e solo a quel punto il piccolo riesce a vomitare il tampone che l’incauto (a dir poco, evidentemente) chirurgo gli aveva dimenticato in gola durante l’intervento (caso nemmeno troppo inverosimile, a quanto sappiamo da svariati episodi di cronaca)....