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Fake Knowledge

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Nessuno le fermerà / Leggende metropolitane, rumors e fake news

Nel luglio 2005 Londra fu teatro di un attacco terroristico islamista, che uccise cinquantadue persone. Subito dopo a Roma si diffuse una voce secondo cui i jihadisti avevano avvelenato gli acquedotti della Capitale. Il sindaco di Roma dell’epoca, Walter Veltroni, smentì sdegnato la notizia, stigmatizzando coloro che l’avevano messa in circolazione. Allora non si era imposto il termine fake news, si parlava di leggende metropolitane (calco dall’inglese urban legends), ancora prima si parlava di rumors, ma di fatto sono nomi diversi per la stessa cosa. L’unica differenza, che alcuni sopravvalutano, è che prima di internet le fake news circolavano essenzialmente da bocca a orecchio, mentre ora circolano da tastiera a monitor. Se si racconta una leggenda metropolitana al bar dello Sport di Roccasecca, subito essa impatta magari dieci persone. Se si scrive su Facebook una leggenda identica, impatta subito centinaia o migliaia di persone allo stesso tempo. Grazie a internet, la piazzetta del villaggio si allarga a dismisura, ma i discorsi sono sempre quelli che si fanno nelle piazzette dei villaggi. I meccanismi profondi che generano “le voci” sono sostanzialmente gli stessi, secoli fa...

Ovvero: Calunniare gli Eschimesi / Fake Knowledge

Una mia amica molto colta mi chiese di firmare una petizione contro il Jobs Act quando non era ancora diventato legge. Le chiesi: “Ma tu hai letto il Jobs Act?” No. “Nemmeno io l’ho letto, e per questa ragione non firmo. Ma tu come fai a essere sicura che il Jobs Act è schifoso?” Alcuni amici di cui si fida la avevano convinta. Ma io avevo sentito anche l’altra campana: altri amici che se ne intendono erano favorevoli al Jobs Act. Del resto, non avrei firmato nemmeno una petizione a favore del Jobs Act. Sarò all’antica, ma io non prendo posizione su cose che non conosco bene. Questo scambio di battute mette a nudo un problema cruciale della democrazia: il fatto che tutti, in quanto cittadini, siamo chiamati a esprimere giudizi su cose che non conosciamo o non capiamo. È vero, avrei potuto leggere il Jobs Act, magari con l’aiuto di amici esperti di cose economiche e sindacali. E poi mi sarei potuto informare a fondo sulla Buona Scuola, intervistando molti insegnanti. E poi avrei potuto approfondire la questione complessa dei voucher… Ma quanto tempo avrei dovuto dedicare per farmi un’opinione competente su ciascuna di queste tematiche? Forse mesi di studio. Non avrei trovato il...