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Federica Fracassi

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Scene al tempo dei lockdown / Teatro i, la ricerca in comune

Una conseguenza evidente della crisi sanitaria attuale è l’aggravarsi delle disparità. Per quanto la pandemia metta a dura prova la resistenza e l’attività di tutti, alcuni gruppi o individui si trovano in condizioni più svantaggiate di altri. Limitandoci al comparto dei lavoratori dello spettacolo dal vivo, è lampante che gli artisti affermati che godono già di una reputazione e di un supporto materiale per il proprio lavoro sono in una posizione più comoda (anche se ovviamente sempre a rischio) di chi comincia ad affacciarsi alla pratica del teatro. È poi anche chiaro che vi sia una disparità marcata nel rapporto creatore-fruitore. Se l’artista può quanto meno approfittare del tempo sospeso per concentrarsi sulla creazione, sulla progettazione e sulla propria poetica, il pubblico è del tutto tagliato fuori dall’esperienza estetica. Le misure di distanziamento e di tutela della salute non permettono che il processo creativo passi dal piano della forma, o della pianificazione/scrittura del testo, all’evento performativo: il cosiddetto ‘rito’. Per cercare di reagire almeno in piccola parte a questa disparità e per dare sia agli artisti emergenti che al pubblico un’opportunità di...

Fantasmi pirandelliani

Succedono bei paradossi nei festival italiani di teatro. Al festival Inequilibrio di Castiglioncello, per esempio. In questa rassegna laboratorio che si svolge nell’ottocentesco castello Pasquini, nei luoghi dove Diego Martelli ospitò i macchiaioli, tra progetti in divenire, “studi”, spettacoli che devono ancora maturare, visioni di danza un po’ algide, un po’ concettuali, all’improvviso irrompe il capolavoro.   Anche qui si tratta, per ora di “materiali”: è uno spettacolo che forse non rivedremo più in questa forma. Ed è più che uno spettacolo, perché Roberto Latini - prendendo come testo e pretesto I giganti della montagna, l’ultimo dramma di Pirandello, e scavandolo con rara intensità e acume - ci regala un lavoro sulla vita, sull’apparenza, la paura, la rappresentazione di sé per proteggersi, per ritrarsi dal mondo o per sfidarlo.   Lo fa, ereticamente, sulle orme di Leo de Berardinis, accreditandosi come vero erede del grande uomo di scena, perché ne recupera lo spirito, la luce l’ombra l’ascesi che cerca l’uomo attraverso...

La menzogna di Arlecchino

Che sia una riscrittura di una riscrittura di una riscrittura e, dunque, un lavoro sull'idea di tradizione, lo si capisce fin dal titolo, dalla scelta del testo. Come dice lo stesso Antonio Latella nell'intervista sul libretto di sala che accompagna lo spettacolo, del resto, «Il servitore di due padroni si presta perfettamente a questo scopo». Infatti. Chi meglio di Goldoni – cui il regista torna dopo una straordinaria Trilogia della villeggiatura – per fare i conti col passato e col presente? Del teatro, della cultura, della società.   L'esito è quello di un raffinato e complesso sovrapporsi e rimpastarsi di riscritture differenti che accompagnano il testo dal Settecento a oggi, da Goldoni a Ken Ponzio – che riscrive la drammaturgia per Latella –, passando per Strehler, ma anche per Heiner Müller. E per la televisione, la pubblicità, la musica pop; decenni e secoli di storia del teatro, scontri di classe, di genere, generazionali e culturali. Le indicazioni goldoniane sono sviluppate nel senso più stretto del termine: vengono aperte, svelate, esplorate, restituite in tutto il loro...