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Flann O’Brien

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Scrivere / Gianni Celati. Traduzione, tradizione e riscrittura

Nell’autunno dell’84 mi trovavo a Dublino con una borsa di studio per svolgere una ricerca sulle opere di Flann O’Brien, un autore che avevo scoperto da poco ma che mi aveva messo addosso una gran voglia di andare in Irlanda. Da tempo non ero più uno studente e avevo già avuto diverse esperienze di lavoro che poco o nulla c’entravano con quello che avevo studiato all’università, cioè la letteratura inglese e americana. Ma l’impatto della lettura di O’Brien — del suo romanzo At Swim-Two-Birds, tradotto in italiano col titolo bellissimo di Una pinta di inchiostro irlandese — era stato così forte da indurmi a lasciare la mia situazione di lavoro in Italia, peraltro precaria, per cercare di andare in Irlanda, cosa che poi mi sarebbe riuscita grazie a una borsa di studio assegnatami dal Ministero degli esteri della durata di 8 mesi presso il Trinity College di Dublino sotto la guida della professoressa Anne Clissmann, considerata a quel tempo la massima esperta di Flann O’Brien.   A Dublino, poi, avevo cercato fin da subito di approfondire la mia conoscenza delle opere di O’Brien, soprattutto del suo romanzo The Poor Mouth che avevo scoperto essere una parodia delle narrazioni...

Quell'individuo / Flann O’Brien, le sue lettere a la sua pinta d'inchiostro

Se si dovesse comporre una Sacrilega Trinità delle Lettere irlandesi, il posto del Padre toccherebbe sicuramente al blasfemo Joyce, quello del Figlio al blasfemo Beckett e quello dello Spirito Santo a un bevitore bilioso e scorbutico di nome Flann O’Brien, al secolo Brian O’Nolan, grande scrittore di culto dai molti pseudonimi la cui fama è andata ampliandosi sempre più in questi ultimi decenni, durante i quali sono stati pubblicati postumi alcuni suoi lavori narrativi di grande importanza, come Il terzo poliziotto, e parecchi altri testi teatrali e televisivi che si supponeva perduti; inoltre sono stati raccolti ed editi in numerosi volumi tutti gli scritti che egli aveva pubblicato sull’“Irish Times” e su altri quotidiani del paese, e si sono moltiplicati anche i volumi saggistici sulla sua opera e i convegni ad essa dedicati, cosa che era pressoché inimmaginabile al momento della sua morte, avvenuta nel 1966.   All’epoca però Brian O’Nolan era più conosciuto con lo pseudonimo di Myles che non con quello di Flann. Myles na Gopaleen, autore della rubrica giornalistica più comica che sia mai stata concepita e che già dal titolo Cruiskeen Lawn (in gaelico: Il boccale...