Categorie

Elenco articoli con tag:

Flannery O’Connor

(4 risultati)

Terre e destini / Ron Rash, Un piede in paradiso

«Prima di salire in macchina ho dato un’occhiata al cielo. Come se la pioggia fosse davvero un problema per uno come me, con uno stipendio sicuro». Negli ultimi anni mi sono occupato spesso di letteratura nordamericana, di sicuro ho letto più autrici e autori statunitensi che europei. Non c’è un motivo particolare, ma più di uno. Innanzitutto, c’è l’interesse per un certo tipo di contesto che consente una narrazione che cambia molti scenari e linguaggi, a seconda che ci si sposti di contea, stato, si ambientino le vicende in una grande città oppure in un paesino sperduto del Montana, del Kansas, dell’Ohio o della Carolina, e questa varietà genera una passione, un’attenzione speciale. Naturalmente, tutto è reso più accessibile dal numero consistente di traduzioni di romanzieri degli Stati Uniti, ma il numero congruo non è garanzia di qualità, bisogna saper scegliere, in ogni caso, pur facendo accurata selezione, il panorama di letture interessanti è vasto.   Una delle mie convinzioni più radicate racconta della non esistenza del «grande romanzo americano», ovvero che l’etichetta che critici e lettori di tanto in tanto appongono su questo o quell’altro libro non possa...

Vita, opere e incontri / Flannery O’Connor, profeti falliti e padreterni di cartapesta

Stando a quanto la stessa Flannery O’Connor ha affermato, l’episodio più memorabile della sua vita viene fatto risalire a quando, da bambina, all’età di cinque anni, aveva addestrato un pollo a camminare all’indietro, e un inviato del cinegiornale “Pathè News” di New York era sceso fino a Savannah, in Georgia, dove la piccola Mary Flannery viveva, per filmarlo. Proprio quel giorno però il curioso pennuto non aveva dato prova della sua abilità e l’inviato si era visto costretto, dopo averlo comunque ripreso mentre zampettava in avanti, a montare il filmato al contrario per non sprecare un viaggio che altrimenti rischiava di essere stato fatto a vuoto. Con l’autoironia che le era tipica, la O’Connor avrebbe poi commentato il fatto sostenendo che quello era stato il punto culminante della sua vita e ciò che sarebbe successo in seguito era da considerarsi alla stregua di un anticlimax; come a dire che oltre a quell’episodio c’era ben poco altro da raccontare e niente di ciò che era successo in seguito era stato vissuto con la medesima partecipazione emotiva.   Motivo per riparlare proprio della sua vita e della sua narrativa è il bellissimo volume dal titolo Flannery O’Connor....

Carnet geoanarchico | 7 / Il libro di un'isola

Nella storia dei Geoanarchici che sto scrivendo, ho dedicato diverse pagine all’americano James Kilgo. Kilgo non era un geografo, non era un anarchico, era decisamente credente e abbastanza conservatore e, in ogni parte di sé, si sentiva radicato nella vecchia cultura del Sud. I suoi riferimenti letterari, per intenderci, erano Wendell Berry e Faulkner, ma la sua scrittura è decisamente agli antipodi, semplice, senza increspature di stile, più vicina all’oralità dello storyteller di provincia che alle prove sofisticate del romanziere urbano. Eppure adorava Don DeLillo e Cormac McCarthy, era in corrispondenza con Jim Harrison e Derek Walcott, e in Georgia, dove ha vissuto e insegnato letteratura americana, è considerato uno dei più importanti scrittori dello stato, integrato nella Hall of Fame assieme a Flannery O’Connor e Martin Luther King. In America è considerato tra gli autori più significativi della nature writing, una vera galassia pulsante che, con nomi a noi forse più noti come Barry Lopez e Gary Snyder, dovrebbe allertare l’intellettuale eurocentrico dell’esistenza di un’esperienza filosofica e letteraria ineludibile. Ineludibile, ovviamente, per chi si interessi di...

Willa Cather. Pionieri

Sono in molti a sostenere che i grandi scrittori siano sempre – o quasi – dei provinciali. Di Willa Cather sappiamo essenzialmente due cose: che fece della vita nella frontiera americana, delle sue storie di immigrati e gente in cerca di fortuna il centro della sua opera narrativa, e che i suoi protagonisti più memorabili sono donne dal forte temperamento che non si lasciano abbattere dalla difficile vita nei nuovi insediamenti del Midwest alla fine dell’800.   Come ogni buon scrittore provinciale che si rispetti, restò sempre legata a Red Cloud, il villaggio del Nebraska in cui si trasferì bambina con la famiglia, scenario di un fallimento familiare (la fattoria non fu un successo, e la famiglia dovette abbandonarla) e allo stesso tempo rivelazione di un indistruttibile rapporto con la natura. I suoi personaggi sono spesso stranieri o comunque persone estranee al luogo che per qualche misteriosa ragione si legano alla terra a tal punto da fare del legame con essa – e della possibilità di domarla, di vivere dei suoi frutti – una vera ragione di vita.   Spesso sono donne, e c’è qualcosa di...