Categorie

Elenco articoli con tag:

Giovanni Giudici

(5 risultati)

Hamamelis / Il nocciolo delle streghe

Witch hazel, nocciolo delle streghe, così americani e inglesi chiamano l’Hamamelis. Ma con la nostra avellana prediletta dagli scoiattoli non ha alcuna parentela botanica: questa appartiene alla famiglia delle Corylaceae, quella alla famiglia delle Hamamelidaceae, che ricomprende altre due interessanti essenze ornamentali: la Liquidambar e la Corylopis.  Quanto alle streghe, ecco la storia così come la racconta un’estimatrice di razza di questo «tesoro stranamente trascurato», Vita Sackville-West. I primi coloni che raggiunsero la Virginia notarono questo arbusto del sottobosco (Hamamelis Virginiana) somigliante al loro nocciolo; come erano soliti fare in patria, ne usarono i rami come strumento rabdomantico e, «poiché ogni ramo che si muove nelle mani deve necessariamente avere a che fare con streghe e stregoni», lo battezzarono in tal modo.  La grazia dei fiori del freddo è resa più astratta e contemplativa dalla penuria invernale, e l’Hamamelis rientra fra le rare piante che fioriscono sfidando i rigori del clima. Come il Calicanto, apre le sue eccentriche corolle prima dell’emissione delle foglie, tra gennaio e febbraio, e con quello rivaleggia anche in fragranza,...

«Una roba da ricchi, come l’amore» / Giovanni Giudici. La responsabilità del poeta

Giovanni Giudici è un «poeta senza miti». Lo ricorda così Alfonso Berardinelli nella raccolta saggistica La poesia verso la prosa (1994), come un vero intellettuale che nel gioco della sopravvivenza «si autodenigra, addirittura finge di denigrarsi», si fa piccolo nelle vesti di copywrtiter della direzione Pubblicità e Stampa della Olivetti, tra i nuovi doveri degli umanisti e l’etica specialistica dell’industria degli anni Settanta. È dura l’esistenza dell’artista che vuole considerarsi impegnato nella «trasformazione» e, allo stesso tempo, pretende di sopravvivere nella sua personale società (di parole) non trasformata. Del resto, anche nelle liriche de La vita in versi (1965), risultava evidentissimo il contrasto tra l’accettazione formale e sociale della realtà e il pressante desiderio di uscirne: le «giornate bianche» di cui Giudici parla non sono altro che il ripetersi del costante ritmo di accettazione di una vita che non può essere semplice, perché è divenuta somma dei ruoli di chi, ormai senza storia, occupa le città e si adegua con «guasta coscienza» ‒ e senza troppa consapevolezza ‒ al «civico decoro».   È un interesse episodico, il suo, per il rapporto...

Giancarlo Lunati, un manager

Giancarlo Lunati accoglieva il visitatore nel salotto della sua abitazione milanese dalle parti del Tribunale mostrandogli le foto di Benedetto Croce e Adriano Olivetti, insieme a una targa che celebrava la tiratura record raggiunta da «Il Sole 24 ore» negli anni della sua gestione. Tre simboli a ricordare le principali tappe di una vita ricca di impegni professionali e di occasioni culturali. Dichiarava che «un manager deve avere curiosità intellettuali, deve cercare di non essere mai troppo settoriale». Una certa bruschezza monferrina (era nato a Rivarone nel 1928) lo induceva ad andare al nocciolo delle questioni che riguardavano il suo passato olivettiano, affermando che quello che aveva da dire lo aveva scritto in Con Adriano Olivetti alle elezioni del 1958. Come dargli torto? Nella ricca memorialistica olivettiana, un filone forse non ancora estinto, il libretto di Lunati ha il pregio di fondere riflessione e ricordo, oltre al fatto di essere stato scritto in un periodo, gli anni Ottanta, in cui il mito di Adriano Olivetti era in una fase declinante e andavano spegnendosi gli echi di una stagione irripetibile.   Lunati arriva in Olivetti...

Giulio Ferroni, l’importante è finire

Alla fine dello scorso maggio, dopo molto tempo, ho rimesso piede all’Università dove vent’anni fa studiavo (e dove non ho mai lavorato): alla Facoltà di Lettere della «Sapienza» di Roma. L’occasione cui non ho resistito è stata la lezione di congedo di quello che è uno degli ultimi suoi grandi docenti, Giulio Ferroni. Che non è stato il mio “maestro”, come si dice in termini accademici, ma dal quale certamente ho imparato molto.   Il 14 agosto ha compiuto settant’anni, ed è stata l’occasione di una bellissima festa a casa sua. Ma non poteva non colpirmi, piuttosto, l’ultima lezione di quello che è stato anzitutto un grande docente. Ci penso solo ora, ma in un’altra occasione solamente non sono voluto mancare all’ultima lezione di un maestro: e fu la volta di Edoardo Sanguineti, a Genova nel 2000. Il comportamento dei due è stato opposto, a chiasmo: l’algido, il tagliente Sanguineti si emozionò sino alle lacrime; il passionale, l’irruente Ferroni è stato lieve, lesto, quasi giulivo. Ma il titolo scelto, Come si finisce...

Piante emotive

Si esce dal Victoria Gate sopraffatti. Il più grande e importante giardino botanico del mondo supera ogni aspettativa. Ai Royal Botanic Gardens di Kew, poche miglia a sudovest di Londra, ci si potrebbe metter radici. Stare giorni e giorni, tale la varietà e ricchezza di alberi, arbusti, erbe e fiori giunti dai sette cantoni del mondo. Questo paradiso botanico, disturbato purtroppo dalle rotte di Heathrow, riserva sorprese in ogni stagione dell’anno, anche in inverno, nel chiuso delle serre o nei diversi ambienti del parco. Si può star sotto, dentro e sopra gli alberi in questo erbario vivente, dove tutto, dal vegetale più piccolo al più grande, è catalogato con precisione scientifica.     Solo qui, cartiglio dopo cartiglio, compitando per ore nomi latini e greci che cerchi senza successo di tenere a mente, all’ennesimo aggettivo curioso cominci a pensare che esista una famiglia di piante emotive. Altra rispetto alle sensitive o pudiche, ma altrettanto ben rappresentata. La simpatica ipotesi evapora presto al caldo umido della Palm House, e ti sfiora il sospetto che, nel momento solenne del battesimo, il rigore...

2Array ( )