Ray Giubilo: fotografare il tennis

4 Gennaio 2026

Si alza in volo, vestito di bianco, possente eppure leggero, pronto a colpire. Il pubblico seduto e assorto alle sue spalle ne fa risaltare il balzo, l’espressione concentrata annuncia l’impatto con la palla. L’americano Pete Sampras, tra i più grandi campioni di tennis di tutti i tempi, dominatore degli anni 90 (basti citare i sette titoli a Wimbledon) è ritratto da Ray Giubilo in uno dei gesti che l’hanno consacrato: in procinto di fare uno smash, lui che prediligeva il serve and volley e ogni volta che c’era la possibilità si slanciava a rete.

Samopras
Pete Sampras


Nello splendido libro fotografico Flying Racquets, pubblicato da Allemandi, sono raccolte oltre 120 immagini di protagoniste e protagonisti del tennis negli ultimi 35 anni. Sfogliandone le pagine, si fa il Grande Slam accanto all’autore che dal 1989 segue i tornei del circuito documentandone ogni momento. Si incrociano i campioni di oggi (Jannik Sinner e Carlos Alcaraz in testa), quelli di ieri (naturalmente Roger Federer e Rafa Nadal) e dell’altro ieri (da Boris Becker ad Andre Agassi, da Jim Courier a Marat Safin). Senza dimenticare chi resiste tra ieri e oggi, vedi Nole Djokovic. 
Gli appassionati di tennis si soffermano su ogni foto, in un groviglio di ricordi, di ricostruzioni di partite epiche, di tifo ex post. Chi invece ha appena scoperto questo sport apprezza la bellezza dei gesti, si incuriosisce per posture apparentemente impossibili come quelle di corpi sospesi in acrobatici tuffi, non vede l’ora di saperne di più. 

Zverev
 Alexander Zverev alle ATP final di Torino. Il tennis è diventato un gioco dalla dimensione globale, seguito da milioni di spettatori abituati ormai ad abbinare i tornei con le presenze pubblicitarie soprattutto di bevande, gli us open con Evian, il Roland Garros con la Perrier, le atp final a Torino con la torinese Valmora.

 

 Chi invece ha appena scoperto questo sport apprezza la bellezza dei gesti, si incuriosisce per posture apparentemente impossibili come quelle di corpi sospesi in acrobatici tuffi, non vede l’ora di saperne di più. Tutti riconoscono subito lo scatto principe del 2025 (tredici milioni di visualizzazioni su Instagram): siamo agli Us Open, durante un match serale, e gli occhi magnetici di una campionessa, Jasmine Paolini, ti guardano attraverso il piatto corde della racchetta, incorniciati dai colori del logo riprodotto sulle corde, così come la bocca. Una sovrapposizione perfetta, incredibile. Una foto che richiede destrezza ed esperienza, ma anche un pizzico di fortuna, ammette Giubilo nell’intervista di Stefano Semeraro che apre il volume: a decidere di volerla scattare così, non ci si riuscirebbe mai. Non mancano le sorelle Williams, Coco Gauff, la numero uno del mondo Aryna Sabalenka, Iga Swiatek e le altre.

paolini
Jasmine Paolini


 

Alcaraz
Carlitos Alcaraz


A proposito di Williams, una foto di Venus cattura immediatamente lo sguardo. Il suo è un fisico da pantera, flessuoso, scattante, al tempo stesso muscoloso. Ritratta di spalle, in allungo, mostra solo una gamba, la sinistra protesa all’indietro: la destra non si vede, nascosta dal busto (c’è solo l’ombra sul terreno di gioco a certificarne l’esistenza), pare la spaccata di una ballerina. Una postura aggraziata, nel suo essere estrema. La grazia e l’eleganza hanno sempre contraddistinto il tennis vincente di Federer, tra i più amati di tutti i tempi, e anche le foto di Ray Giubilo (qui e là accompagnate da frasi dei protagonisti), lo dimostrano plasticamente. Ce n’è una a figura intera, in bianco e oro a Wimbledon, nel 2009, in cui lo svizzero rinunciò alla sua tradizionale sobrietà. Eppure anche qui ha uno charme particolare, inconfondibile. Poi lo ritroviamo in recupero sul suo magnifico rovescio e in uno dei tanti abbracci a fine partita con il rivale (poi amico) di sempre, Rafa Nadal (Melbourne 2009). Quante finali, quante ore senza riuscire a staccarsi dalla tv, quanti momenti palpitanti. E che discussioni su chi fosse il migliore, senza poter dirimere la contesa. Non è un caso, visto il legame tra i due, che sia nato l’acronimo Fedal
Non sono solo fotografie di corpi colti durante il gioco. Ci sono volti esultanti a fine partita o dopo un punto decisivo, i raccattapalle nelle loro corse fulminee, la nuvola rossa della terra del Roland Garros che si alza sotto il movimento di tecnici scrupolosi, il sorriso luminoso della principessa Kate a Wimbledon, gli addetti che asciugano il centrale di NY intitolato ad Arthur Ashe dopo la pioggia (scene che non vediamo più: dal 2016 c’è il tetto retrattile). Ci si ferma a osservare lo stadio di Montecarlo, gremito, preso dall’alto: il tennis e il mare, sullo sfondo, dopo il tramonto. Un’unione perfetta. 
L’urlo di Francesca Schiavone, a Parigi, fu anche il nostro urlo. La prima italiana a vincere uno Slam (nel 2010 contro Samantha Stosur), indimenticabile. Poi arrivò Flavia Pennetta, che qui bacia la coppa degli Us Open (2015) portata a casa nella finale con Roberta Vinci. Accanto ci sono le sue parole: “Riguardando questa foto provo due sentimenti che convivono in me: orgoglio e tenerezza. Quel bacio non era soltanto per una coppa, ma per tutti i momenti che mi hanno portato fin lì. E’ l’immagine di un sogno che si avvera”.
 

jannik e Carlitos
Sinner e Alcaraz


Djokovic che fa l’aeroplano, disteso con le braccia aperte sull’erba di Wimbledon, la racchetta lì accanto, lo ricordiamo tutti. Chi scrive, anche con una punta di sofferenza. Fu un passaggio importante nella sfida con Jannik nel 2022. Di lì a poco più di un anno l’azzurro sarebbe esploso e avrebbe battuto il serbo (strappando la coppa Davis alla Serbia cui Nole teneva tantissimo), ma in quel 2022 Djokovic lo condannò a una delle sue irresistibili rimonte da due set a zero sotto, poi nel quinto set si procurò una palla break proprio con quel punto: un passante in corsa di rovescio, chiusosi con “l’atterraggio” sull’erba e la consapevolezza di avere il match in mano. Vinse i quarti di finale, stupendo ancora una volta il mondo. Ma Sinner stava arrivando. E presto per Nole, stretto tra lui e Carlitos, non ci sarebbe stato più spazio. O quasi. Ray Giubilo, tra le migliaia di scatti di una vita (davvero complicato scegliere, accidenti) ha inserito in Flying Racquets uno degli ultimi trionfi di Djokovic, ritratto in una violenta manifestazione di gioia: la maglietta a brandelli, a petto nudo mentre emette un urlo disumano, un misto di sfogo della tensione, di felicità, di orgoglio per l’ennesima impresa. E’ la vittoria sul veloce di Cincinnati nel 2023, ai danni di Alcaraz: un trentaseienne contro un ventunenne. 
 

Pennetta
Flavia Pennetta


 

 

 




All’improvviso, dopo aver rivolto uno sguardo divertito a quel funambolo di Gael Monfils ed essersi sorpresi davanti a un tuffo di Jim Courier a rete (ma non maneggiava la racchetta come un’ascia, da fondo campo?), ci si imbatte in un Sinner fanciullesco sulla terra rossa… e poi capiamo perché sembra poco più di un bambino: siamo nel 2019 a Roma, l’espressione felice di chi sa di aver fatto un salto di qualità. Non è mica da tutti, a 18 anni, partecipare a un Mille. Passano appena cinque anni, e lo si ritrova con tutt’altro sguardo – quello sicuro e con la punta di spavalderia di chi ha già detto la sua – a New York: le mani sui fianchi, serio, accanto a un distrutto Taylor Fritz che voleva fare bella figura davanti alla sua gente, e invece era stato strapazzato in tre set dall’allora numero del mondo. Si capisce presto, e diventerà sempre più evidente con il passare del tempo, che sta nascendo il duopolio Sincaraz: solo Alcaraz può davvero impensierire Sinner e viceversa. Nel 2025 i due si sono scontrati in finale sei volte (quattro le vittorie dello spagnolo, tra cui quella del Roland Garros dolorosissima per Sinner che poi però si è rifatto a Wimbledon e alle Atp Finals) e il 2026 – salvo che non maturi un terzo incomodo, come per esempio il brasiliano João Fonseca – seguirà lo stesso copione. Le foto di Carlos dicono tutto della sua potenza e vitalità prorompenti, così come del suo entusiasmo tutto latino: temperamento opposto a quello di Jannik. Una diversità che aggiunge fascino alla rivalità.
Non crediate, però, che nel volume non ci sia posto per gli altri italiani. Anzi. Ci sono quasi tutti. Oltre a Jasmine, regina di Roma, troviamo Lorenzo Musetti (nella seconda parte del 2025 stabilmente in top ten fino a conquistarsi un posto alle Finals di Torino: che stagione!), Flavio Cobolli e Matteo Berrettini (protagonisti dell’ultimo trionfo in Coppa Davis), Sara Errani e Andrea Vavassori (vittoriosi nel misto a Parigi), Lorenzo Sonego strenuo lottatore anche quando pare in un momento no. Senza dimenticare Fabio Fognini, che ha dato l’addio al tennis in un primo turno indimenticabile allo scorso Wimbledon con Alcaraz (che ha trascinato al quinto set) uscendo di scena tra gli applausi scroscianti. Abbiamo scritto e letto tante volte dell’exploit italiano del tennis negli ultimi anni: Flying Racquets lo mostra visivamente, una sintesi più efficace di mille parole. 
 

McEnroe
John McEnroe

 

Djokovic
Nole Djokovic



Eppure c’è una foto che Ray Giubilo – classe 1956 – non ha mai scattato e spera di riuscire a fare, prima di smettere: gli manca l’immagine di un “vincitore di uno Slam negli spogliatoi dopo una finale. L’accesso è consentito solo ad alcune agenzie ma non a noi freelance. Mi piacerebbe fare un ritratto al prossimo giocatore che completerà il Grande Slam: se italiano e con i capelli rossi, ancora meglio”, ha detto nell’intervista, nella quale si sofferma anche sull’impatto dei social sul proprio lavoro. “Hanno aggiunto una buona dose di stress a un mestiere già stressante di per sé. Se prima i tuoi clienti si accontentavano di avere le foto domani, con i social le pretendono… ieri. (…) Dobbiamo accettarlo, perché i social sono un fenomeno del nostro tempo e o ne siamo dentro o ne siamo fuori”.
C’è infine un numero che colpisce, in questo volume. E’ il 43. Cioè quello delle foto scattate a Wimbledon. Nettamente prevalenti (venti quelle degli Us Open, quindici del Roland Garros, ventiquattro degli Australian Open, sei del Foro Italico, con un bellissimo scatto in bianco e nero del Pietrangeli). E del resto chi ama il tennis lo sa, anche se predilige la terra rossa o un’altra superficie: l’emozione che ti dà l’All England Club è ineguagliabile. L’eleganza, l’atmosfera incantata, l’essenza profonda di questo sport abitano lì. Tutto torna.
 

 

Valmora


 

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