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Henry Charles Bukowski

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Il responsabile delle risorse umane

In Post Office, Bukowski scriveva: “Qualunque stronzo è capace di trovarsi uno straccio di lavoro; invece ci vuole cervello per cavarsela senza lavorare”. Bukowski si riferiva alla qualità del saper stare al mondo propria della razza di scioperati, beoni, ladri e imbroglioni che popola i suoi racconti. Non si riferiva al non-lavoro di chi per paradosso, invece, un lavoro ce l’ha, ma è uno di quei freddi lavori burocratici che non si capisce a che servono, un lavoro inutile.   Forse Bukowski ignorava che ci vuole cervello anche per cavarsela annaspando per anni dietro velleitarie linee guida che sembrano fatte apposta per non servire a niente, ma che tuttavia, in questa gloriosa contemporaneità di cui facciamo parte, intere masse di lavoratori inermi sono obbligati a seguire con diligenza pedestre, perché è proprio grazie a quella inutilità che il gioco sta in piedi.   Ebbene, sono uno che a un certo punto è stato capace di trovarsi uno straccio di lavoro inutile, uno che tuttavia confida di avere anche un cervello per cavarsela nella vacuità di quel lavoro inutile. Così quando mi...

#Twitteratura?

Giorgio Gaber direbbe “Quando è moda è moda”: oggi tutti parlano di Twitter e Twitter sembra diventato qualsiasi cosa, tanto che forse prima di parlarne sarebbe meglio cominciare ad usarlo per comprenderne i limiti.   No, la twitteratura non esiste. Però ha senso chiedersi quali spazi letterari siano possibili al di sotto della misura minima esercitata da Felix Fénéon ai primi del Novecento, con i suoi Romanzi in tre righe. E, al tempo stesso, ha senso chiedersi quali elementi di sperimentazione, rottura e continuità esistano nell’ambito di un possibile uso letterario di Twitter.   Un primo metro di giudizio è rappresentato dalle Lezioni americane di Italo Calvino: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità. Possiamo chiederci se i cinque principi individuati da Calvino per la scrittura del terzo millennio trovino espressione su Twitter, ovvero in un contesto che si avvicina più allo scritto-parlato che alla comunicazione scritta in senso stretto.     Elementi che depongono a favore di un uso letterario di Twitter   - ...

Paola / Paesi e città

C’è sempre un luogo, un nome, che conta più di tutto. Paola è un luogo con un nome di donna. È il mio paese. Quel nome per me è come il mare che ha davanti, il mare occidentale che mi ha visto nascere. Cerco sempre il mare, anche quando non ce n’è. Forse perché sono nato in questo posto di mare, e ho sempre vissuto col mare davanti. Il mare sempre. Il mare di Paola. Mi confondo col mare. Il mare grande di Paola spalancato sotto lo specchio delle montagne. Ovunque vada, più che estraneo dopo un poco mi sento naufrago. Ho quel mare dentro.È come una calamita silente che mi risucchia a sé da qualsiasi punto, che contrae il tempo e lo spazio in una cosa sola, e mi richiama a sé da ogni luogo, anche il più remoto. Una cosa è certa: Paola è un magnete, un basamento geomantico, terra e acqua a cui resto attratto. Il mio punto archimedico. L’unico, oramai. Paola è sempre lì, per me, sposa e sponda.   Sillabare a memoria in luoghi distratti e nel silenzio di certi pensieri sviati il nome di Paola mi retrocede sempre, mi riporta a destino, come un...