Il tuo due per mille a doppiozero

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I misteri di Parigi

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Tra le pagine di DeLillo e oltre / Underworld: sottomondi narrativi

"Bronzini pensava che camminare fosse un'arte".   È l'incipit della sesta parte del capolavoro di Don DeLillo, Underworld, dal titolo Composizione in grigio e nero, ambientata nel Bronx fra il 1951 e il 1952. Arthur Bronzini è stato il professore di scienze del protagonista, Nick Shay, e in questa meravigliosa ouverture passeggia a occhi bene aperti nel suo quartiere; ed ecco rovesciarsi sulla pagina una fenomenale ricchezza di dettagli, una vivacità da tela fiamminga: pescivendoli, bambini che giocano, lavoratori alla giornata, macellai, edicole, pasticcerie, perdigiorno — tutto splende di un'intimità che di rado si avverte nelle grandiose, ma sorvegliatissime, settecento pagine precedenti. Da questi brani — più usandoli come traccia di partenza che come materiale d'analisi approfondita — proverò a sviluppare alcune riflessioni in maniera volutamente un po' rapsodica, bighellonando come Bronzini e lanciandomi da una connessione all'altra. Con questo, in ogni modo, cerco di essere fedele a uno dei pilastri concettuali del romanzo: "Tutto è collegato, alla fine" è una frase posta a mo' di sigillo in uno degli ultimi paragrafi; e Underworld stesso è un inno al collegamento,...

Noi e il Topo / “Topolino”: 70 anni in formato tascabile

Perdigiorno, screanzato, manigoldo. Bottino, doblone, arraffare. Petulante, vezzoso, svenevole. Sono ragionevolmente certa di aver incontrato per la prima volta tutte queste parole, sonanti come decini, leggendo Topolino negli anni in cui quel giornalino mi stava così grande, tra le mani, da farmi ombra come un quotidiano. Se dovessi scrivere un pezzo sui 70 anni di quella testata (giornalino, appunto, dicevo in quegli anni Ottanta) potrei iniziare così, riportando un dato di fatto del tutto conclamato: la cura del linguaggio in quelle storie di paperi e topi. Parole alle quali non avremmo saputo subito attribuire un significato ma che ci rigiravamo in bocca come caramelle e che in fondo imparavamo a capire, tra quelle vignette che facevano loro da cornice. (E chiamerei a testimoniare la comunità di Ventenni Paperoni, che solo su Instagram conta più di 38 mila follower.)   Dall’account Instagram “Ventenni Paperoni”.   Un’impressione di ricchezza che noi lettori di allora (questo, però, lo avremmo scoperto solo da grandi) legavamo alla sontuosa loquela delle storie d’epoca di Carl Barks e degli altri grandi autori della scuola americana – e, occorre dirlo, soprattutto...