Il tuo due per mille a doppiozero

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Il libro degli errori

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23 ottobre 1920 - 23 ottobre 2020 / Rodari, novellatore postmoderno

La prima volta che ho letto Novelle fatte a macchina dev’essere stato nel 1998. Quasi sicuramente si trattava di uno dei regali della prima Comunione. Qualcuno penserà: aveva ragione Goffredo Fofi, quando ai tempi di “Ombre rosse” accusava Rodari di essere diventato niente più che un propalatore di “favole belle” ma innocue, buone per tutti gli usi. Ma si potrebbe anche ribaltare la situazione e vedere il dono come un coraggioso atto di “resistenza pedagogica” da parte d’una mamma insegnante e democratica, in barba alla ricorrenza religiosa. La verità, probabilmente, era molto più prosaica: e cioè che in quegli anni avevo una fame di libri che sembrava insaziabile, e ogni occasione era buona per acquistarne (e più spesso farmene acquistare) qualcuno.    L’edizione delle Novelle che mi era stata regalata e che in questo momento ho tra le mani è quella tascabile, uscita nella collana per ragazzi Einaudi nel 1994. Come tutte le riedizioni rodariane di quegli anni, è illustrata da Altan, che avvicinava con naturalezza il mondo dello scrittore a un altro universo ampiamente esplorato da noi ragazzini, quello dei fumetti e dei cartoon. L’illustrazione di copertina raffigura un...

Lettere a don Julio Einaudi / La prammatica della fantasia

La casa editrice Einaudi è nata nel 1933: nel 1983 festeggiò il suo anniversario con varie iniziative, fra cui la pubblicazione del suo catalogo storico. Il volume uscì con il titolo Cinquant’anni di un editore nella collana Pbe ed era dotato di un apparato iconografico, che riproduceva le immagini di una mostra allestita per la ricorrenza. Erano copertine di libri, documenti storici (come l’informativa che la polizia torinese mandò a Mussolini già il 3 marzo del 1934 in merito alla nuova, e certamente antifascista, casa editrice), ritratti fotografici di autori (da Leone a Carlo Ginzburg, e fra Wittgenstein, Gadda, Benjamin, Beckett anche un indimenticabile Giorgio Manganelli, che esce dalla tenda a strisce di una salumeria di Dogliani, tenendo in mano un goloso pacchettino). A testimonianza del fatto che gli autori Einaudi non erano tutti crucciati professori o profondi letterati, era esposta anche la riproduzione di una lettera di Gianni Rodari a Giulio Einaudi, scritta con una calligrafia minuta ed esatta su carta intestata del quotidiano Paese Sera, favolosamente (ed enigmisticamente) datata “6-1-61”: befane e sciarade, come per un presagio.  L’occasione della lettera è...

Tutti gli usi della parola a tutti / Rodari, Einaudi e i Lucumoni

Ha scritto Italo Calvino ricordando Gianni Rodari in occasione della sua morte (1980): “Poche esistenze furono illuminate da un umore più gaio e generoso e luminoso e costante della sua”. Temo che Rodari, di cui attendiamo a settembre il “Meridiano” curato amorevolmente da Daniela Marcheschi, non si sia mai potuto concedere il lusso di essere gaio, così come spesso i grandi umoristi soffrono di umori malinconici e depressivi (metto tra quelli che anche Gadda, che quando rileggo l’Adalgisa e o il Pasticciaccio mi strappa ancora delle risate; e lo stesso Primo Levi, che umorista era stato acutamente definitivo da Massimo Mila nel suo necrologio). No, tutto quello che ha ottenuto Rodari se lo è sudato palmo a palmo, lavorando come un metalmeccanico alla catena di montaggio delle parole, lottando contro il grigiore burocratico del suo stesso partito, contro le distrazioni del suo editore, Einaudi, che negli anni ’60, al culmine del potere culturale che si era conquistato sul campo, aveva troppe cose cui badare, troppi grandi autori da seguire, e dedicava una qualche attenzione ai libri per ragazzi principalmente per la passione del suo leggendario redattore capo, il mite, onnipresente...