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Il richiamo di Cthulhu

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“Paura cosmica” e “orrore soprannaturale” / Lovecraft, un classico

Ci sarà qualche ragione se la fama e i lettori di H. P. Lovecraft aumentano di anno in anno, se le edizioni delle sue opere si moltiplicano (in Italia le opere complete sono edite da Mondadori, per la curatela di G. Lippi; e da Newton Compton e Fanucci, fino a edizioni per ragazzi) e non si contano le ristampe di singoli racconti o romanzi, come la recente di Le montagne della follia con la nuova ottima traduzione e curatela di A. Morstabilini per Il saggiatore, ecc. o raccolte “tematiche” in vesti accattivanti e con utili e leggibilissimi apparati, come Cthulhu. I racconti del mito e Il necronomicon che negli ultimi anni sta allestendo ancora Mondadori. Ci sono gli adepti, come in ogni mitologia settoriale che si rispetti, con molti meriti peraltro, che coltivano le loro ritualità, e ci sono gli altri lettori (non dico “normali” perché nessun lettore lo è), che ogni tanto, o a folate, si leggono o rileggono questo o quel volume senza farsi altri problemi al di fuori del piacere, in tutte le sue sfumature, che la lettura può indurre. Anche quella di romanzi dell’orrore può darne, senza essere necessariamente masochisti per provarlo.   Essere invasi dalla paura guardando il...

Tempo di libri - incipit / Robert Walser, Jakob von Gunten

Il nostro speciale doppiozero | Tempo di Libri continua con gli incipit dei romanzi più amati.   “Qui s’impara ben poco, c’è mancanza di insegnanti, e noi ragazzi dell’Istituto Benjamenta non riusciremo a nulla...”   Subito, dopo le prime parole, ho pensato: Si parla di me. Prima come studente e poi come insegnante. E poi, in generale. L’Istituto Benjamenta è la vita: anche qui c’è mancanza di insegnanti e si impara ben poco, nonostante la buona volontà di tutti, anche se è meglio non dirlo. “L’insegnamento che ci viene impartito consiste sostanzialmente nell’inculcarci pazienza e ubbidienza”, esattamente come fa la vita: e chi non impara, peggio per lui. Quando si impara qualcosa, o si crede di averlo imparato, è troppo tardi, il danno è fatto, l’errore che ti ha fatto da maestro è agli atti, non si ripresenterà uguale, e quindi aver imparato non servirà a nulla: quando si ripresenterà, la leggera differenza sarà quello contro cui picchierai la testa. E farà sempre male.   Cioè, qualcosa si viene anche a sapere, a sprazzi, ma si tratta di informazioni, anche molte, oggi. Ma imparare è un’altra cosa. Se sai veramente qualcosa, cominci a capire anche il resto, e...