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Jeremy Deller

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Art Basel 43. Diario

Non sono certo di poterla metter giù con tanta sbrigativa chiarezza, ma gli artisti che colpiscono di più, in quest’edizione 2012 sottotono (ma non troppo) di Art Basel, sono quelli che lavorano sull’Inatteso: e con ciò intendo anche il rifiutato, l’eroso e l’obliato, il sottaciuto, l’eccedente, l’inappariscente e il profetico.   Gli sciami di pipistrelli di Jeremy Deller escono dalla caverne texane di Frio e Bracken con violenza catartica e rivelatoria. La registrazione dei suoni ad alta frequenza che gli animali emettono per orientarsi in volo ci introduce a mondi di cui non sospettavamo l’esistenza. Walid Raad insegue il punto esatto di colore del cielo di New York la mattina dell’11 settembre 2011: sopraffatta dagli eventi, la memoria dell’artista sembra avere rimosso questa informazione. Runa Islam crea un breve film da un’unica immagine in bianco e nero ritrovata tra le collezioni dello Smithsonian Institute. Teheran, inizi del ventesimo secolo. Non conosciamo le circostanze storiche e sociali a cui l’immagine si riferisce. Non conosciamo l’autore della fotografia n...

Sono apparso alla Madonna

Sono apparso alla Madonna, diceva Carmelo Bene. Mi è tornato in mente spesso, in questi giorni di bombardamento mediatico su The Abramović Method al PAC di Milano e sulla fitta tournée cittadina dell’artista, tra conferenze pubbliche, passaggi televisivi, proiezioni e cene vip. Dove molti, oltre a chiamarla solo per nome, come Marilyn, sembravano affannarsi a baciarle l’orlo della gonna. In mostra, del resto, c’è l’autoritratto The Kitchen (2009), con Abramović in versione levitante e ascensionale, in omaggio a Santa Teresa d’Avila (anche se, vista l’inclinazione a dispensare esercizi spirituali, forse Ignazio da Loyola sarebbe stato meglio). Ad aumentarne l’aura sacrale, titoli come: regina, papessa, gran sacerdotessa, sciamana. E così, farsi immortalare al suo fianco, ha assunto subito il fascino del santino glam.     Abramović è un’artista meritatamente famosa. Con la retrospettiva di due anni fa al MoMA di New York, la prima del museo a esporre performance permanenti, come fossero sculture, e soprattutto con il blockbuster The Artist Is Present - che ne ha occupato l’...

Altri criteri

È il 17 giugno 2001. In un campo appena fuori l’abitato di Orgreave, un paese del South Yorkshire in Inghilterra, si sono radunate centinaia di persone. Da un lato, poliziotti in uniforme antisommossa con caschi, scudi, manganelli, a piedi o a cavallo. Di fronte, un folto gruppo di uomini vestiti in abiti da lavoro, jeans, scarpe pesanti, giacconi. La voce roca di un altoparlante dà un segnale, e tutto ha inizio. Cori, slogan, lanci di sassi, mischie, scontri. La polizia carica e insegue i dimostranti, le azioni si susseguono veloci e violente. Si levano dense volute di fumo mentre il puzzo acre di copertoni bruciati invade la zona. In una strada vicina delle automobili vengono rovesciate e date alle fiamme. Poliziotti a cavallo passano al galoppo bersagliati da pietre; dei manifestanti sono trascinati via, altri, feriti, giacciono a terra. D’improvviso, a un altro segnale dell’altoparlante, tutto finisce. Gli uomini smettono di correre, si rialzano aiutandosi l’un l’altro, si scambiano sorrisi e pacche sulle spalle.     In quello stesso luogo, e nello stesso giorno, quattromila minatori in sciopero tentarono nel 1984 di fermare una spedizione di carbone a...