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John William Polidori

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The Dead don’t Die / Gli zombi votano Lega

Il film del 2013 di Jim Jarmusch sui vampiri – Only Lovers Left Alive – fu bene accolto dalla critica. Il film recente dello stesso Jarmusch sugli zombi – The Dead don’t Die – è stato invece maltrattato da critici e commentatori. Mi chiedo se questa differenza di valutazione di due film che fanno il verso a due generi cinematografici classici non sia conseguenza in parte delle figure prescelte: i vampiri sono “nobili”, gli zombi invece sono “plebei”, quindi volgari. Per cui chi fa un film di zombi, perde automaticamente la propria aura. Sin da quando venne creato col romanzo The Vampyre di John William Polidori, pubblicato a Londra nel 1819 (Il vampiro, Edizioni Studio Tesi, Pordenone 2009), il vampiro appartiene al mondo aristocratico. Era Lord Ruthven, frequentatore della vita mondana londinese, attratto specialmente dal sangue delle belle donne. Polidori era amico e medico personale di Lord Byron, che aveva spinto lui e altri a scrivere un “romanzo gotico”, ma per lunghi anni il pubblico inglese era convinto che Polidori fosse uno pseudonimo di Byron stesso, il più famoso letterato snob dell’epoca. Oggi la storia letteraria insinua malignamente che la figura del Lord vampiro...

Letteratura e catastrofe / Note per un’archeologia post-apocalittica

Duecento anni fa, nel dicembre del 1816, si chiudeva l’Anno-senza-estate, uno degli anni peggiori nella storia dell’umanità, tra i più freddi e funesti dell’era postglaciale, anche noto come l’Anno-della-povertà o, negli Stati uniti, “Eighteen hundred and froze to death” (“milleottocento e morire di freddo”). Quell’anno, il sole giocò una vittoriosa partita a nascondino, tanto che alcuni pensarono che non lo avrebbero più rivisto, e le temperature, soprattutto in Canada e nel Nord degli Stati Uniti, si mantennero costantemente su medie decembrine, con nevicate in giugno nel New England e in Québec. Per tutta l’estate, in Europa non smise quasi mai di piovere; i fiumi strariparono e, chi se lo poteva permettere, passava le giornate in casa, al lume di candela.   La fine del mondo sul Lago di Ginevra   In quell’anno, Mary Shelley (allora ancora Mary Wollstonecraft Godwin) si trovava in Svizzera con il suo amante, il poeta Percy Bysshe Shelley, suo futuro marito, e la sorellastra Claire Clairmont. Shelley aveva affittato la Maison Chapuis, uno chalet con porticciolo privato in località Montalègre, sul Lago di Ginevra. Nel vicinato soggiornava anche Lord Byron, in compagnia...