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La guerra dei poveri

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Centenario / Alpinismo

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nel lager di Auschwitz a Primo Levi viene marchiato sul braccio il numero 174157. Trascorrerà un anno e mezzo in quel luogo pieno di freddo, fame, dolore e umiliazioni. Il mondo degli affetti, della cultura e dei monti diviene un rifugio dell’anima: un giorno prova a tradurre in francese la Divina Commedia al suo compagno di prigionia Pikolo: “…quando mi apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto che mai veduta ne avevo alcuna” e lo coglie un forte moto di commossa nostalgia: “E le montagne, quando si vedono di lontano … le montagne … oh Pikolo, Pikolo, dì qualcosa, parla, non lasciarmi pensare alle mie montagne, che comparivano nel buio della sera…” (da Se questo è un...

21 luglio 1919 / La guerra dei poveri di Nuto Revelli

L’agenda di Nuto Revelli ha una copertina rigida, in cartone marrone zigrinato, all’interno riporta la dicitura: Agenda per l’anno 1942, XX dell’era fascista. Le pagine sono fitte di una scrittura chiara, con poche correzioni. Ha accompagnato l’autore per tutti i mesi della guerra in Russia, registrandone con buona regolarità azioni e riflessioni. La prima data è 21 luglio 1942, il giorno della partenza per la Russia, dalla stazione di Rivoli, ore 3,05. Finita la guerra, l’agenda diviene un libro: Mai tardi. Diario di un alpino in Russia, pubblicato nel 1946, dall’editore Panfilo, pseudonimo dell’ex partigiano Arturo Felici. In copertina, un dipinto di Lalla Romano che ricalca una nota foto della ritirata.  L’editore-tipografo Felici era egli stesso un personaggio di rilievo della Resistenza, la sua tipografia tra il ’43 e il ’45 era stata un centro di reclutamento e smistamento di giovani che volevano prendere la via delle montagne, da cui il nomignolo Panfilo. Suo il noto proclama del Partito d’Azione piemontese dove si dichiarava che la lotta per “assicurare la giustizia e la libertà” non avrebbe avuto sosta, e che “per questa generazione non v’è congedo”. Finita la guerra...

Nuto Revelli / La storia di quelle ultime lettere dall’orrore

L’ultimo fronte, pubblicato da Einaudi nel 1971, è un libro del tutto particolare, nella letteratura del nostro Novecento ma anche nella bibliografia di Nuto Revelli. In queste pagine, l’ex tenente degli alpini e comandante partigiano raccolse duecento epistolari di soldati in servizio sul fronte russo durante la seconda guerra mondiale.  Si tratta di un’opera molto importante perché fu per lui la prima occasione per accedere al mondo contadino di quei soldati, una vera e propria chiave di volta. Senza L’ultimo fronte non avrebbe poi potuto scrivere Il mondo dei vinti e L’anello forte.  Revelli ricevette dai famigliari circa seimila lettere, grazie alla fiducia che seppe conquistarsi. Aveva combattuto sul fronte russo, provato le sofferenze della ritirata nel gennaio del 1943, e poi combattuto sulle montagne con i partigiani, ma trovò porte aperte anche per il garbo, la franchezza, l’assenza di retorica che caratterizzavano il suo parlare.  Una fiducia ben riposta del resto, visto che nessuna andò perduta e tutte vennero poi restituite. A queste lettere se ne aggiunsero poi altre quattromila recuperate prima che venissero distrutte. Nella lunga introduzione alla...