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Leonor Fini

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Osservatori osservati / Gatti nell'arte

I gatti sono gli animali domestici più diffusi al mondo. Negli Stati Uniti se ne contano circa 87 milioni, in Indonesia 30, in Brasile 15. E sono in crescita. Gli abitanti di Gran Bretagna, Canada, Germania, Francia, Giappone e Cina ospitano nelle loro case tra gli 8 e gli 11 milioni di mici. Nel corso dei secoli, la domesticazione è stata più lenta di quella dei cani ma, come si vede, procede spedita e da cacciatore di topi il gatto si è ormai definitivamente affermato come indiscusso pet e animale da compagnia. I gatti vanno forte anche su Internet: foto di micetti e meme di gattini spopolano su twitter, instagram e sulle homepage di giornali, migliaia di umani autoproclamatisi “schiavi dei gatti” si ritrovano in gruppi e pagine più o meno satiriche su facebook, le notizie con la parola “gatto” nel titolo sono garanzia di click. I felini trionfano pure in libreria. E anche nell'arte, tanto che è frequente trovare nei bookshop dei musei deliziosi volumetti dedicati ai gatti presenti nei quadri delle varie collezioni.  Con la loro grazia, la capacità di assumere le forme più assurde, le pellicce dalle diverse texture e sfumature, gli ipnotici occhioni colorati, i gatti sono...

Tempo di libri - maestri / Bobi Bazlen

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Cristina Battocletti, domenica 11 marzo alle ore 16.oo, parlerà di Bobi Bazlen.   Nomade, disinibito, informale, dissipatore, inesperto, maldestro, veggente, ondivago, indeciso, enigmatico, geniale, innocente, attratto dall’insolito, dal bizzarro, dallo sconosciuto, dall’imprevedibile. L’uomo per cui sono stati formulati questi giudizi da amici, ammiratori, nemici e detrattori, si chiama Bobi Bazlen, uno che voleva essere sempre libero, senza alcun punto fermo: “non un matrimonio, non un figlio, non un contratto di lavoro stabile, non una casa di proprietà”, come ricorda Cristina Battocletti nel libro dedicato a lui, Bobi Bazlen. Romanzo di una vita (La Nave di Teseo), vera e propria narrazione delle sue vicende personali, delle amicizie, degli amori, della rete di...

Meret Oppenheim. Afferrare la vita per la coda

Di frequente viene presentata, ad ogni corso d'arte contemporanea che voglia soffermarsi sulla fotografia surrealista, la celebre immagine Erotique Voilée (1933), di Man Ray: un corpo sottile, la mano sporca di inchiostro sulla fronte, poggiato contro un torchio di lavoro la cui manopola si erge sul pube della figura dal sesso ambiguo come un enorme fallo scuro, a offrire una fittizia sessualità che più che chiarire l'identità del modello ritratto, ne amplifica la compenetrazione di caratteri femminili e maschili. L'immagine, facente parte di una serie fotografica dall'atmosfera fortemente erotica, ha consegnato la donna che vi era in realtà ritratta, Meret Oppenheim (1913-1985), alla fama di bellissima musa surrealista, alternativo oggetto del desiderio distante dai canoni di una femminilità convenzionale, ripetutamente fotografato ed esplorato nella sua androginia dall'obiettivo di Man Ray. Una reputazione lusinghiera, ma anche soffocante, per un'artista il cui lavoro creativo ha affrontato numerose esperienze visive, spaziando dal disegno al ready made, dalla poesia ai monumenti pubblici, senza porsi alcun limite...

Piero Fornasetti

Se ornamento è delitto, allora Fornasetti è un serial killer. Questo mi veniva in mente reduce dall'inaugurazione Cent'anni di follia pratica (fino al 9 febbraio), la mostra che la Triennale dedica a Piero Fornasetti in occasione del centenario della nascita. È la prima grande mostra che Milano e l'Italia dedicano a un artista tanto amato all'estero quanto abbastanza negletto in patria. E bastavano i commenti raccolti il giorno del vernissage, mentre centinaia e centinaia di seguaci sciamavano per le sale benissimo allestite da Barnaba, il figlio che prosegue l'attività paterna, per farsi un'idea del rapporto forse non ancora risolto tra Piero e la città che gli ha dato i natali.     "Di-ver-teen-te”, così una signora in ghingheri all'amica, oppure, un'altra: "figurati che io ho in casa due piatti che mia madre aveva vinto a un torneo di burraco della parrocchia di San Marco. Chissà cosa valgono oggi". E un amico un po’ più intellettuale: "è il nostro Andy Warhol". O ancora, altri amici, in questo caso romani, estasiati da un...