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Les fleurs du mal

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Flâneur / Gian Piero Piretto, Vagabondare a Berlino

Paul Valery disse un giorno che la sintassi è una facoltà dell’anima. Ma l’anima non ama soltanto costruire razionalmente in vista di un risultato, ama anche l’opposto, l’andare senza meta lasciandosi guidare da una miriade di sensazioni, di visioni, odori, rumori, da un pulviscolo di pulsioni conoscitive che spingono ad esplorare il dettaglio, l’apparenza minima, l’inosservato. La persona che incarna questo desiderio di dissipazione della razionalità strumentale, del faccio questa cosa per ottenere questo risultato, è il flâneur. Una figura che nasce laddove la letteratura incontra la metropoli dando voce anzitutto allo stupore per quel mondo frenetico e artificiale: masse di uomini e di donne in movimento, corse di treni sotterranei e di superfice, esibizioni ipertrofiche di merci nelle vetrine, nei passages, nei grandi mercati, tipi sociali i più variegati che convivono nello stesso spazio urbano, talvolta a pochi metri l’uno dall’altro. A questo mondo promiscuo in cui la marginalità incrocia di continuo il centro ha dato voce Baudelaire in Les fleurs du mal dando inizio a una nuova stagione della scrittura letteraria.   È lui che ha messo in scena per la prima volta il...

Baudelaire, Camus, Kafka, Ungaretti / Con quella faccia da straniero

Se c'è un autore che più o meno tutti, concordemente, pongono all'inizio della letteratura moderna, questi è Baudelaire. Charles Baudelaire viene dunque considerato il fondatore della poesia moderna. Gustave Flaubert, invece, sta all'origine della moderna concezione del romanzo. Curioso destino, quello di questi due scrittori, entrambi nati nel 1821 ed entrambi processati per oltraggio alla morale dallo stesso pubblico ministero, nel corso dello stesso anno, il 1857. Il fatto che un tribunale francese (ma avrebbe potuto essere di qualsiasi altra nazione) abbia proceduto sia contro Madame Bovary che contro Les Fleurs du mal, cioè contro le due opere inaugurali del Moderno in letteratura, sta a significare pur qualcosa, credo, nel rapporto tra una società e i suoi uomini di lettere. Qualcosa che si può chiamare, come minimo, incomprensione, quando non francamente persecuzione vera e propria. Che poi Flaubert sia stato assolto e Baudelaire condannato non conta molto. Quello che conta è il divorzio tra opinione comune, mentalità generale da una parte e poeta e romanziere dall'altra. È fatale che ne nasca un senso di estraneità nello scrittore. Che sente di non far parte, di non essere...