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Marrone

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Il colore più brutto del mondo / Marrone

«De maròn ghe xe solo 'e scarpe»: così il mio maestro di pittura, Paolo Quaresima, citando il suo professore veneziano all'Accademia. Il marrone non c'è nello spettro e non c'è in pittura, la cui grammatica usa piuttosto la tavolozza dei bruni e delle terre. Anche nel linguaggio comune il marrone gode di cattiva fama, che forse ha radice nell'etimo, nell'arroganza della castagna più grande «unica nel riccio per aborto delle altre» (Dizionario etimologico Pianigiani). Al di là dello scherzo, la parola non piace, indica qualcosa di negativo, di sbagliato: il Battaglia la fa derivare dal latino medievale ma[r]ro, -ōnis, che significa errore. Uno dei suoi significati infatti è «errore, sbaglio madornale; notizia, affermazione non corrispondente al vero o falsata in modo eccessivo; azione sconsiderata, inopportuna, dannosa  –  con valore attenuato: birbonata, marachella, scappatella». (Grande dizionario della lingua italiana, Utet). Il dizionario suggerisce come esempio, tra gli altri, una frase di Don Abbondio in Fermo e Lucia: «No, Fermo, per amor del cielo, non mi fate un marrone: non mettete in imbroglio me e te». Nei Promessi sposi il marrone scompare e Don Abbondio...

L’apocalisse è quello che c’è già?

Come tutti sanno, e i commentatori hanno sempre sottolineato, anche all’interno dello speciale di doppiozero dedicato ad Apocalittici e Integrati, il libro di Eco ha “fatto epoca”. Per il titolo/slogan (come, del resto, per il primo libro, Opera aperta; ed Eco, riporta nella sua famosa e sempre ricordata prefazione, che il titolo fu, sintomaticamente, invenzione dello stesso editore, Valentino Bompiani). Slogan che è, al tempo stesso, sintesi di un vero e proprio programma di ricerca, dettando la linea per gli studi massmediologici a venire: seppure in una prospettiva del “giovedì prossimo”, vista la rapida trasformazione della materia, come metteva in guardia lo stesso Eco, e come ci ricorda Marrone.   E per aver dato la sveglia, o aver segnalato, ad una, a quanto pare, catatonica, prima che catodica, Italia degli anni ’60, in vista di eroici ed erotici risvegli. E quindi via da Claudio Villa, perlomeno verso un Bobby Solo per la prima volta in playback a San Remo; e poi vai con Modugno, e la nuova musica “leggera”, sotto l’influenza di chansonniers e di crooners, cool jazz e tempi terzinati; alla critica...

Roland Barthes

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Strano destino, quello di Roland Barthes. Fra gli intellettuali più noti e più citati del Novecento, critico militante e pensatore snob, scrittore raffinato e analista minuzioso di riviste di moda, semiologo rigoroso e nemico giurato d’ogni metodologia, entusiasta scopritore delle leggi narratologiche e oracolo della dispersione del senso, caustico mitologo della società di massa e massimo teorico del piacere del testo, omosessuale e riservato cultore del corpo polimorfo, Barthes ha finito per non avere eredi. In molti si sono accalcati, all’inizio, nell’immaginario studio di un improbabile notaio, nella speranza di un testamento...