Il tuo due per mille a doppiozero

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Mary McCarthy

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Carteggi amorosi / Simone de Beauvoir e Nelson Algren

Si potrebbe dire che a volte, o forse quasi sempre, le storie d’amore intreccino in modo periglioso e sorprendente un aspetto programmatorio e un anelito fusionale. Un po’ l’Altro lo si programma, lo si muove e ci si fa muovere allontanandosi e avvicinandosi; un po’ invece, su un versante talvolta stucchevole talvolta impetuoso, se ne viene assorbiti, si desidera indifferenziarsi, ci si unisce a lui o lei in un legame coesivo. In ogni corrispondenza, propria o altrui, meditata o sbrigativa, contemporanea o del passato, non è difficile rintracciare slanci di un tipo e dell’altro. E non sembra fare eccezione il corpus di trecentoquattro lettere che, nel corso di più di diciassette anni, dal 1947 al 1964, Simone de Beauvoir ha scritto a Nelson Algren. Di uno slancio del primo tipo: «Sei molto dolce a suggerire che potrò continuare a lavorare quando saremo a letto, infatti ho una capacità di astrazione straordinaria, soprattutto a letto con te. Lì mi vengono dei pensieri profondi che toccano i temi più ardui, così non sprecheremo neppure un attimo, buona idea. Ho pensato però che se coabitiamo per tre o quattro mesi, dovremmo lavorare anche fuori dal letto». Di uno slancio del secondo...

La sigaretta di Hannah Arendt

Ma come si fa a fumare così, si chiedono i più giovani, strabiliati, all’uscita dal film. Salutisti e yoghisti, omeopatici e naturisti, più avvezzi alle canne e all’alcol che alla nicotina, il numero dei pacchetti di sigarette pare quello che li preoccupa di più. Nel film Hannah Arendt di Margarethe von Trotta, che in Italia non ha trovato un distributore, e che è uscito nelle sale solo in occasione del Giorno della Memoria, in effetti la sigaretta la fa da mattatore.   Hannah fuma sempre e dappertutto. In pubblico e in privato, da sola e in compagnia. Mentre fa lezione e mentre passeggia. Durante le discussioni con gli amici nel suo salotto newyorchese le sigarette si accendono e si spengono in continuazione, passano di mano in mano, sono i punti e le virgole del discorso. Quando è sola, distesa sul sofà, con accanto uno di quei portacenere di una volta che bastava premere e la cenere spariva, gli occhi chiusi, la mano distesa, immobile, è il fumo il suo segno di vita. Davanti alla macchina da scrivere, a ogni nuova sigaretta è una frase che inizia.   Anche nella foto in copertina del libro...