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matti

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Legge del 13 maggio 1978 / Basaglia e il suo tempo

Franco Basaglia muore a Venezia nel 1980, dove era nato 56 anni prima. Quarant’anni fa esatti, il 13 maggio 1978, due anni prima della sua scomparsa, viene approvata la legge di chiusura delle istituzioni manicomiali, nota come legge Basaglia, benché nel testo, e nelle sue applicazioni successive, non risponda del tutto alle sue idee e ai suoi progetti. Sul piano storico, la legge Basaglia si colloca dopo una serie di provvedimenti che liberano lo psichiatra dalla posizione di “agente di custodia” e lo rendono, sulla carta, “terapeuta”. Si passa, a livello del testo, da una dimensione di contenzione a una dimensione di cura. Nello stesso tempo, a partire dai primi anni Sessanta, nasce l’idea che la cura della “malattia mentale” sia da ridiscutere e che sia da ridiscutere persino l’idea di “malattia mentale”.   Basaglia non è solo al mondo, è l’avanguardia di uno Zeitgeist. Lo psichiatra Thomas Szasz (1920-2012), nel 1961, scrive Il mito della malattia mentale. Szasz lavora a quel tempo in una città dello stato di New York che porta un nome singolare, dal sapore antico: Siracusa. È un ebreo ungherese, immigrato negli Stati Uniti nel 1938, scampato allo sterminio. Erving...

Ex manicomio, Voghera / Dove vanno i nostri matti?

Quando, da piccolo, abitavo in campagna, in un piccolo paese della Lomellina dove sono nato, i matti sparivano. Quando qualcuno cominciava a uscire di brutto dalla consueta routine di gesti e di pensieri – e pareva essere entrato in un mondo dove le regole erano capovolte, e le sue parole non corrispondevano più a quelle degli altri, e le sue azioni sembravano mosse dai fili di un burattinaio capriccioso e minaccioso, nascosto e tenebroso – arrivava il momento di portarlo via.  Dove? A Voghera.    Per indicare dove i nostri matti finivano non era necessario usare termini difficili e che non avevano neanche traduzione nel dialetto. I nostri, infatti, erano quasi sempre matti di antica e semplice follia: donne cadute in depressione attraversando la menopausa o perché si facevano troppe domande intelligenti sull'inadeguatezza della loro vita; vecchi attesi al varco della demenza senile; lunatici che sin da piccoli si erano isolati dalla comunità e si erano messi a seguire le loro fissazioni come camminando sonnambuli su un filo che vedevano solo loro. E poi c'era qualcuno, da sempre un po' ai bordi del vivere comune, che all'improvviso veniva afferrato da uno scatto di...

Bologna, Milano, Torino, Roma, Parma, Cagliari, Andria e Livorno / I repertori dei matti (IV)

  Settembre è un mese che ci sono un sacco di festival, in Italia e io vado dove mi invitano e di solito ci vado volentieri. L’anno scorso, per esempio, a settembre ero stato al Festivaletteratura di Mantova, al festival della follia di Teramo, al festival Torino spiritualità di Torino, dove mi avevano avvisato che, qualche mese dopo, all’inizio del 2016, avrebbero fatto un festival dell’amore, a Torino, e lo hanno poi fatto davvero, dopo ero stato al festival della punteggiatura di Santa Margherita Ligure e poi al festival della lettura per ragazzi Passa la parola di Modena, e a Modena ero arrivato direttamente da Santa Margherita Ligure e siccome i treni non eran comodissimi ero arrivato un po’ in anticipo, avevo fatto un giro per la via Emilia e mi ero imbattuto in un cartellone che avvisava che a Modena, Carpi e Sassuolo (gli stessi posti dove si fa il festivalfilosofia), era in corso, quel fine settimana, un festival della gastroenterologia che era un festival che durava tre giorni e che si intitolava Gastroenterologia a chilometro 0 che a me era sembrato  un titolo bellissimo mi era venuta voglia di andarci solo che dovevo andare al festival Passa la parola ero...

Bologna, Milano, Torino, Roma, Parma, Cagliari, Andria e Livorno / I repertori dei matti (III)

  Il repertorio dei matti di Cagliari lo abbiamo fatto grazie all’aiuto di Sardinia Post, e il direttore di Sardinia Post, Giomaria Bellu, quando ha letto il libro, ha detto che ci ha trovato dentro il tipico umorismo cagliaritano, che è una cosa che a me è piaciuta anche perché il tipico umorismo cagliaritano io non sono capace di distinguerlo dal tipico umorismo di Sassari, o di Nuoro, o di Olbia, ma credo che abbia ragione Bellu, e giudicate voi:    Uno era il marito della figlia della sorella della moglie del cugino di Virgilio Savona, quello del quartetto Cetra. Lo diceva a tutti.    Uno era il presidente della Regione.  Appena eletto, parlando delle quattro province della Sardegna, aveva detto 'Le nostre undici amministrazioni provinciali'. Aveva copiato così com'era il discorso di insediamento del Presidente della Regione Lombardia.   Uno partecipava a tutti i funerali. In cimitero, si avvicinava alla vedova (o al vedovo), la abbracciava e le diceva “Non ci sono parole, non ci sono parole, non ci sono parole”. Poi si avvicinava al figlio (o alla figlia) del morto, lo abbracciava e gli diceva “Non ci sono parole, non ci sono parole, non ci...

Il senso del ridicolo, 23/25 settembre 2015 / I repertori dei matti (II)

    Qui la prima parte.   Una delle cose che non volevamo fare quando abbiamo cominciato a lavorare sui Repertori dei matti delle viarie città, era un libro su dei matti scritto da dei sani.  Io, allora, alla fine del 2014, avevo appena letto dell’idea di Lacan che il matto, ormai, in occidente, non poteva più considerarsi quello che si metteva lo scolapasta in testa e credeva di essere Napoleone. Il matto, secondo Lacan, avevo appena letto, era Napoleone che credeva di essere Napoleone, e questa idea di Lacan sono stato tentato di metterla in epigrafe ai repertori dei matti delle varie città fino a che non ho letto un saggio di Manganelli dove Manganelli spiega perché ha cominciato a scrivere, e dice che ha cominciato perché non sapeva come allacciarsi le scarpe, e indica il matto come modello di quelli che, come lui, scrivono.  «Il matto – scrive Manganelli – viene prima dello scrittore, dell’astrologo, dell’alchimista; in qualche modo, è la figura archetipa, l’esempio che costoro imitano. È ovvio che non si valuta un matto: non si dice “costui è un matto ‘bravo’”, non ci sono matti migliori di altri; un matto è un capolavoro inutile, e non c’è...