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Mia Farrow

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A proposito di niente / La versione di Woody

Il titolo della autobiografia di Woody Allen, A proposito di niente, uscita in questi giorni dopo bizzarre peripezie editoriali per i tipi di La nave di Teseo, gioca su un doppio senso alquanto evidente: niente – perché non sono mai avvenute, perché egli è innocente – sono le tristi vicende che lo hanno, nel 1992, messo al centro di un caso di molestie sessuali, niente è la vita, l’intera esistenza dell’universo destinata a dissolversi nella polvere senza lasciare traccia. Di modo che l’una consapevolezza diventi modellino dell’altra: A proposito di niente è il teorema che si compiace di verificare la corrispondenza fra infinitamente grande e infinitamente piccolo, i fattacci personali dell’autore e gli ingranaggi che regolano il funzionamento del mondo, riconducendoli a una medesima regola sulla quale, fin da bambino, egli ha scelto di scommettere.    Allo stesso tempo, A proposito di niente è la pervicace affermazione di un’autonomia dell’autore dalle sue opere. Da cui il posto che la sua autobiografia merita: la storia di Woody Allen non era stata finora raccontata come si deve e il libro a questo serve. Succede così che egli si diverta a sfatare alcuni miti intorno...

Woody Allen e la ipocondria

Summing up, there are two distinct groups, hypochondriacs and alarmists. Both suffer in their own ways, and traits of one group may overlap the other, but whether you’re a hypochondriac or an alarmist, at this point in time, either is probably better than being a Republican.   Alla fin fine ci sono due gruppi distinti: gli ipocondriaci e gli allarmisti. Entrambi soffrono a modo loro. I tratti degli uni si possono sovrapporre ai tratti degli altri, tuttavia che siate ipocondriaci o allarmisti, di questi tempi, è sempre meglio che essere repubblicani (Woody Allen, trad. mia).   Esilarante articolo sul New York Times di domenica 12 gennaio. L’autore è Woody Allen, ovvero Allan Stewart Königsberg (New York, 1935), uno degli uomini più noti al mondo, per nascita (New York), merito e arte. In questo breve articolo, come in un taglio, c’è tutta la sua vita pubblica e privata. In chiave clinica si tratta della diagnosi differenziale tra allarmismo – che non è una patologia, ma un’attitudine – e ipocondria. In realtà nella storia della psicodiagnosi e nell’articolo di Woody...

Iván Thays. Un posto chiamato Oreja de Perro

La voce narrante non perde tempo. Scopre le carte fin dalle primissime pagine: la paternità mutilata del protagonista, l’abbandono da parte della moglie, l’incarico che il direttore del quotidiano gli assegna in una delle zone più desolate del paese, la musica caraibica del tutto inopportuna in mezzo alle Ande peruviane, le fosse comuni e il silenzio di mosche di Oreja de Perro. Orecchio di cane, in italiano. Forse per la particolare conformazione del territorio, di difficile accesso, i sassi che ricoprono il terreno brullo sembrano nei sulle estremità cartilaginose dei cani. In realtà sono stati i militari a dare questo nomignolo alla fascia meridionale del distretto di Chungui, nel dipartimento di Ayacucho, che visto su una qualsiasi carta geografica sembra la sagoma di un cane seduto. O forse c’è un’altra spiegazione plausibile, quasi una premonizione, considerata la storia recente del Perù, perché per vent’anni in quel luogo si sono ammazzate centinaia di persone con la stessa efferatezza riservata alle bestie nei mattatoi.   Mescolando la messa in scena della dimensione pubblica della...