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Mies van der Rohe

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Memorie / Il Bauhaus: una scuola

Per il centenario della fondazione del Bauhaus, tra gli altri libri, ne è uscito uno che è soprattutto un libro di memorie. E, come nella maggior parte dei libri di memorie, vi si narra di una battaglia, sebbene si tratti di una battaglia piuttosto singolare, perché combattuta da una scuola in nome dell’utopia estetica e sociale di voler armonizzare l’arte con l’industria per migliorare la vita umana. Una battaglia tesa anche a demolire le barriere fra le singole arti, nella convinzione che esse hanno tutte radici comuni. Condotta in territorio tedesco, tra Weimar, Dessau e Berlino, nei primi decenni del novecento, la sua azione rivoluzionaria e le innovazioni da essa generate hanno però travalicato i confini nazionali per “invadere" (leggi: permeare, educare, convertire, arricchire) il mondo intero con un impatto ancora oggi in crescita esponenziale. Una battaglia tesa a conciliare gli aspetti visivi della bellezza – che sono universali e senza tempo – con la razionalità e a privilegiare il rapporto tra la forma e la funzione degli oggetti che vi venivano progettati, eliminando decori e frivolezze. Perché essa, come indica il suo nome, è stata la scuola del progettare e del...

Out of sight, out of mind

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge. For the opening piece we asked our partners, intellectuals and like-minded cultural protagonists from all over the world to answer one key question, which also happens to be the name of the column: "Why Africa?". We left the question deliberately open, inviting each of the contributors to give us their perspective on this topic from their own context. This first piece is a collection of some of the answers we received, which aims to open the conversation, pose more questions and hopefully find new answers.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here...

Lontano dagli occhi, lontano dalla mente

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?    english version   Nel 2004, in un periodo in cui mi occupavo principalmente di architettura, visitai Asmara. Sebbene quel viaggio in origine non avesse nulla a che vedere con l’assetto urbanistico della città, segnò come un punto di svolta. Per prima cosa, rimasi incantata dalla ricchezza di costruzioni in malta e mattoni: più di 400 edifici modernisti degli anni Trenta e Quaranta in vario stato di conservazione. Tale fu l’impatto...

Peter Eisenman. Inside Out

Come lavora l’architettura? I saggi di Peter Eisenman raccolti in Inside Out (Quodlibet, 2014 - Traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini) offrono una potente risposta a questa domanda, elaborata nel corso di venticinque anni di attività come progettista e teorico dell’architettura. Gli scritti spaziano dalle riflessioni sul fare architettonico in senso ampio, all’illustrazione dei propri progetti, all’analisi delle opere di Alison e Peter Smithson, Philip Johnson, Le Corbusier, Aldo Rossi, Mies van der Rohe, Paul Rudolph e James Stirling, fra gli altri. Non mancano i riferimenti ad altri teorici dell’architettura, come Colin Rowe e Manfredo Tafuri e a filosofi, come Jacques Derrida, ma sono l’originalità e la profondità della proposta di Eisenmann a caratterizzare l’intero volume.     Come sottolinea Roberto Damiani nella nota a chiusura del volume, Eisenman, insieme a Christian Norberg Schulz, Robert Venturi, Aldo Rossi e Rem Khoolhaas è uno degli architetti che, dopo Le Corbusier, si sono affidati alla scrittura come strumento per pensare l’architettura. Eisenman illustra cos...

Renzo Piano. The Menil Collection

Quando il 31 gennaio 1977 viene inaugurato il Centre Georges Pompidou, tra i quadri esposti nel Musée National d’Art Moderne spicca una tela di Jackson Pollock di due metri e venti per un metro e cinquanta di notevole, insolita bellezza. Il suo titolo è The Deep; Pollock lo aveva dipinto nel 1953.   Nel 1974 Dominique de Menil era entrata a far parte del comitato incaricato di provvedere agli acquisti del Museo. «Sono colpita che il mio nome compaia tra quelli dei sette membri del nuovo comitato. Non so se potrò essere di grande aiuto, poiché ora sono molto impegnata a Houston, ma accetto con piacere l’invito a farne parte. Sarà un’occasione per me per imparare meglio ciò che oggi accade nel mondo dell’arte».   Jackson Pollock, The Deep   Dominique e suo marito Jean avevano conosciuto Max Ernst a Parigi negli anni Trenta. Ernst aveva ritratto Dominique nel 1934 e naturalmente il quadro fa ancora parte della Menil Collection. Quando Parigi viene occupata dai tedeschi, i de Menil si trasferiscono negli Stati Uniti e cominciano a frequentare le gallerie e i mercanti d’arte...