Categorie

Elenco articoli con tag:

Milano

(43 risultati)

Una matita per l'estate / Perdonare gli errori

Sono ancora restio ad ammettere con me stesso di essere un professionista del disegno. Intanto la parola non mi piace: riduce quanto la parola dilettante dilata. Poi ho davvero molte resistenze ad affidare al rispetto del canone la soluzione dei problemi di rappresentazione e sono altrettanto riluttante ad acquisire le competenze tecniche e la conoscenza degli strumenti di lavoro che mi competerebbero.   Disegno di una matita. Un po’ forse per via di residui dell’idea di primato della testa sulla mano annidati da qualche parte, un po’ forse per l’insinuarsi dell’idea che la superspecializzazione degli strumenti tecnici sia uno specchietto per quelle allodole che pensano di risolvere i loro problemi con una attrezzatura ipertrofica. Così, anche se ho nella testa una nebulosa di matite e ho usato solo matite per anni, non mi sono affezionato a nessuna di esse e non ho nemmeno un’idea ragionevolmente precisa di quanti tipi ne esistano e a cosa serva specialmente ogni modello.   Disegno di un disegno di una matita. Si dà il caso che la matita “normale”, legno e grafite, sia uno strumento praticamente perfetto: leggero, maneggevole, robusto, durevole, efficiente… Non...

Visioni d’artista / Dewey Dell e la Caverna Chauvet

“Un ingresso nelle parti cave”. Questa espressione accompagna Ermanna Montanari nello svelare Enter, “chiamata agli artisti in forma di festival” cui l’attrice del Teatro delle Albe ha dato vita a Ravenna questa primavera. Con una dedica a Cristina Campo, tesa a onorare l’imperdonabilità degli artisti nel proprio rispondere a una bellezza verticale, si è guardato a figure e opere seguendo la via di uscita allo scoperto di qualcosa che ribolle nel profondo. Tra le presenze di Enter – oltre a Lucia Calamaro con La vita ferma, a Mimmo Borrelli con Napucalisse, a Yuri Ancarani con The Challenge – la giovane formazione teatrale Dewey Dell (composta dai fratelli Agata, Demetrio e Teodora Castellucci e Eugenio Resta) con il più recente esito della propria composizione sonora e coreografica, Sleep Technique, ispirato alla vertigine generativa emanata dalla celebre Caverna Chauvet, custodia di tracce d’arte paleolitica e senza tempo.      Scoperta nel 1994 dagli speleogi-archeologi Jean-Marie Chauvet, Éliette Brunel Deschamps e Christian Hillaire a Vallon-Pont-d’Arch, in Ardèche (Francia), la caverna conserva le pitture rupestri più antiche al mondo per quanto riguarda l’...

Intervista a Paola Di Bello / L’uno e il molteplice

Con Paola Di Bello abbiamo visitato la sua mostra “Milano Centro” percorrendo le sale del Museo del Novecento in Piazza Duomo. La fotografa ci vive dal 1973. Vi sono esposti diversi suoi lavori, uno dei quali, “L’enigma dell’ora” appartiene alla collezione del museo e rappresenta la statua canoviana di Napoleone, che nel cortile di Brera si trasforma in una doppia meridiana, diurna e notturna, quasi l’emblema della sua visione complessa e stratificata.  Poi si prosegue. Si vedono fra gli altri “Espèce d’Espace” (1997-2001), “Eclisse 3254” (2015), “Concrete Island” (1999). E infine l’installazione “Ora e qui” (2016), un progetto site-specific ubicato nella Sala Fontana, al terzo piano del museo.    Si tratta di una composizione di fotografie della vita che si svolge in Piazza del Duomo, scattate da diversi punti della piazza e che senza l’ausilio della macchina fotografica non si sarebbero mai potute vedere, perché uniscono nel medesimo fotogramma i giorni, le notti e punti di vista diversi.  Stampate su pellicola, le fotografie, sono apposte alle grandi pareti vetrate della sala, che si affacciano sul Duomo, sovrapponendosi alla piazza e allo stesso Duomo....

Da oggi a Palazzo Reale / Keith Haring a Milano

La pagina dei Diari reca la data del 13 giugno 1984. C’è un disegno. Uno dei suoi omini le cui mani entrano nel corpo passandolo da parte a parte, disegnando così una specie di esse rovesciata. La mano di destra attraversa la testa e sbuca oltre; quella di sinistra attraversa la pancia. L’omino non ha occhi, bocca, orecchie e neppure naso. A fianco: 84. Sotto, un cuore, da un lato, e un intestino o stomaco, dall’altro. Keith Haring, la cui mania di tenere un diario personale discende dal suo mentore, Andy Warhol, spiega che questo disegno l’ha fatto per la prima volta a Milano nel 1984. Vuole sintetizzare la “riconciliazione tra testa e stomaco”. Spiega che il puro intelletto senza sentimenti è inutile, e potenzialmente pericoloso – e fa l’esempio del computer suo grande nemico –, mentre “l’espressionismo (stomaco) senza intelletto è insensato e in genere noioso”.    Strano disegno perché, per quanto ai piedi del personaggio ci sia il cuore, le due mani attraversano la testa e lo stomaco, non propriamente il cuore, che culturalmente dovrebbe essere la sede dei sentimenti, almeno da qualche secolo in qua. Che il cuore per Haring stia nello stomaco? In quella pagina di...

New Jersey a Milano / L’arte per cancellare la paura del terrorismo

  Lunedì 19 dicembre 2016, ore 20:02. Sono questi il giorno e l’ora esatta in cui il terrorismo è tornato a spaventare l’Europa. Un fotogramma temporale di una strage, quella avvenuta nel mercatino di Natale di Berlino, nel quartiere di Breitscheidplatz. Sono passate da poco le otto di sera quando Anis Amri, 24enne tunisino, piomba con un camion rubato sulla folla che camminava lungo le bancarelle. Il bilancio finale della sua folle corsa parla di 12 morti e 56 feriti. L’ennesimo sacrificio (in)umano in nome della causa dello Stato Islamico (Isis), che poche ore dopo ha rivendicato le gesta assassine del suo foreign fighters.    Nonostante la natura totalmente imprevedibile di questo attentato, gli Stati europei si sono subito mobilitati per prendere contromisure contro il rischio “camion-killer”. Il Governo italiano, il 20 dicembre, ha deciso di potenziare l’operazione “Strade sicure”, già in corso dal 2008. Prefetti e Questori hanno messo in atto le disposizioni del Viminale, ponendo in sicurezza tutti i luoghi sensibili. Sull’esempio di Berlino, gli ingressi di piazze, mercatini, concerti, musei ed attrazioni turistiche sono stati blindati dall’Esercito Italiano...

Rich Kids / Milano-Napoli: dalla Riccanza alla Paranza

Se ti chiami come una macchina devi andare a tutto gas, soprattutto se il tuo cognome è Lamborghini e hai il sedere leopardato perché mette in risalto il tuo innato sex appeal. Basta storie tristi di precari che non sanno arrivare alla fine del mese o di patetici vecchietti attanagliati dalla solitudine. Se la vita quotidiana è uno #sbatti, l'antidoto è una parentesi televisiva "goliardica", a tutto bling bling, ovvero costellata di luccicanti orpelli, etichettata come compete a tutti i fenomeni para-social con #Riccanza, in onda il martedì, in seconda serata, su MTV. #Riccanza è un docu-reality sulla vita quotidiana di sette giovani italiani il cui segno particolare in comune è il conto in banca a sei zeri.     L'appartenente alla riccanza eredita il suo status, perciò lo conosciamo anche come “figlio di papà”, un mammifero che è possibile incontrare nelle principali strade dello shopping, tipo via Monte Napoleone, nei locali notturni della Milano da bere, sulle spiagge di Formentera, o ancora nei salotti televisivi. La riccanza ha una dieta molto limitata, basata pressoché su sushi, gelato e champagne, tanto che si definisce sushitariana, anche se a volte fa prevalere...

Made in Italy / Boom 60. Bellezza italica

Boom è una parola talmente remota nell’uso, rispetto alla vicenda economica italiana, da avere assunto ormai dei connotati mitologici. A questo lemma si intitola la mostra Boom 60! Era Arte Moderna, al Museo del Novecento di Milano, fino al 12 marzo prossimo, a cura di Mariella Milan e Desdemona Ventroni, con Maria Grazia Messina e Antonello Negri (catalogo edito da Electa). Il filo narrativo è l’elemento più efficace, nella ricostruzione del mondo della ricerca estetica attraverso i rotocalchi, che per tramite della grande industria mediatica, portavano la ricerca estetica nei tinelli e nelle sale da pranzo di un’Italia sedotta dalla televisione. In mostra, quindi, non ci sono solo le eccellenze, che hanno resistito al tempo, e spesso anzi sono state comprese appieno solo dopo la loro epoca creativa, ma molte voci, centrali nel discorso all’epoca, e poi dimenticate, o rimosse, o messe tra parentesi, come vogliono i corsi e i ricorsi del mercato del gusto. I periodici a larga distribuzione davano volentieri spazio all’arte, era il momento di riprendere il filo, dopo la produzione di regime, e i disastri della guerra. Il boom delle forme nuove, non necessariamente veniva...

Milano Filmmaker 2016 / L'Affaire Étaix

Pierre Étaix è morto a Parigi lo scorso 14 ottobre, poco più di un mese prima del suo ottantottesimo compleanno (era nato a Roanne il 23 novembre 1928). È uscito di scena con discrezione, senza troppi clamori, com'era nel suo stile. Pochi giorni fa, la 36ma edizione del Festival Filmmaker di Milano gli ha reso un fulmineo (ma sentito) omaggio. Grazie alla caparbietà del curatore Giulio Sangiorgio, autentico rabdomante del cinema del passato, abbiamo potuto vedere su grande schermo Pays de Cocagne, l'ultimo lavoro cinematografico di Étaix, uscito nel 1971 e – a quanto pare – mai distribuito in Italia. È singolare che un festival dedicato prevalentemente al cinema di non-fiction abbia inserito in programma un tributo a un comico – per quanto alle prese, per la prima e unica volta nella sua carriera, con il documentario. Tuttavia, con Étaix le singolarità sono parecchie, come vedremo.   Non eravamo in molti, in sala, ma d'altra parte Étaix è sempre stato un artista per “felici pochi”. Anzi, era il primo a scherzarci su. «Chi è Pierre Étaix?» è la domanda che risuona nelle ultime sequenze di Pays de Cocagne. Fioccano i pareri: «Molto leggero, umano, tenero», «Ironico, sottile,...

Il 13 novembre 2016 ha concluso la sua Via / Caccia Dominioni ovvero il mestiere dell’architetto

Il 7 dicembre 1913, una domenica, nello Stadio Nazionale di Roma, la Lazio batte 4 a 0 l’Audace nel derby della capitale. Giovanni Giolitti ha da poco vinto le prime elezioni a suffragio universale maschile e formato il nuovo governo. In Italia regna Vittorio Emanuele III, sul soglio pontificio c’è Papa Pio X, mentre nell’Impero Austro-Ungarico Francesco Giuseppe è da poco entrato nel suo sessantaseiesimo anno di regno.    Quella domenica 7 dicembre, a Milano, nasce Luigi Caccia Dominioni, sotto un inequivocabile “segno” ambrosiano: figlio di Ambrogio, il giorno di Sant’Ambrogio, in piazza Sant’Ambrogio. Ha quasi cinque anni quando termina la Prima Guerra Mondiale. Nel 1931 si iscrive al Politecnico di Milano frequentando i corsi di architettura quando ancora le facoltà di Ingegneria e di Architettura non sono ufficialmente divise. Nel 1936 si laurea e apre il proprio studio a Milano con Livio e Pier Giacomo Castiglioni. Tra il 1939 e il 1943 è impegnato nelle vesti di militare nel secondo conflitto mondiale, ma dopo l’8 settembre, rifiutandosi di aderire alla Repubblica Sociale, è costretto a riparare in Svizzera.    Nel dopoguerra inizia la sua attività di...

L’Islam illustrato da Escher

Nella decorazione dell’architettura islamica le forme si alternano tra loro con effetti di ambiguità percettiva: ne riconosciamo una e poi alternativamente un’altra. Questo fenomeno, definito dalla psicologia della percezione visiva con il termine “multistabilità percettiva”, ha luogo anche quando osserviamo con stupore le opere grafiche dell’incisore olandese Maurits Cornelis Escher, in mostra a Milano (Palazzo Reale) fino al 22 gennaio 2017.     Decorazione musiva, Alhambra, Granada.     Oltre agli studi dello psicologo danese Edgar Rubin sul rapporto tra figura e sfondo, furono anche i motivi grafici ricorsivi che decorano gli interni del complesso residenziale dell'Alhambra a influenzare Escher. Il suo sistema di lavoro consiste infatti in una suddivisione geometrica della superfici già in uso nella decorazione musiva dell’architettura antica.    M.C. Escher, Uccello/Pesce, 1938. Disegno e acquerello.    Questi motivi grafici trionfano soprattutto nella decorazione dell’architettura islamica, nella quale s’inserisce anche la scrittura che diventa parte integrante della decorazione stessa. La geometria dell’impianto decorativo segue i...

Piazza San Sepolcro. Il vero cuore di Milano

Poco da fare: l’agonismo paradossalmente è connaturato in modo consanguineo a Piazza San Sepolcro, appartato luogo del centro milanese, dietro la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, destinato a funzionare da simbolo in varie epoche della storia cittadina. Il 21 marzo 1919, qui ebbe infatti inizio la vicenda del Fascismo, per cui l’élite del Regime venne definita, per la sua pura fede della prima ora, sansepolcrista. Il Duce rimase comprensibilmente legato d’affetto alla piazza della sua giovinezza: vi tornò ogni tanto per discorsi dal balcone (più umile di quello di Palazzo Venezia, ovviamente, ma sempre d’effetto), come quello del 1936, testimoniato da un cinegiornale Luce. Mascelluto, armato di piccone, egli in quel momento dava inizio ai lavori per la ristrutturazione di Palazzo Castani, destinato a diventare sede provinciale dei Fasci Lombardi, a cui era stata aggiunta una torretta con balcone per i suoi comizi, fino agli ultimi, sempre più deliranti ai tempi di Salò, prima che l’edificio nel dopoguerra passasse a una inedita convivenza tra polizia e carabinieri.     Di fronte, dall’altra parte della piazza, si svolgevano ben altri agonismi, cimenti della preghiera,...

Bologna, Milano, Torino, Roma, Parma, Cagliari, Andria e Livorno / I repertori dei matti (III)

  Il repertorio dei matti di Cagliari lo abbiamo fatto grazie all’aiuto di Sardinia Post, e il direttore di Sardinia Post, Giomaria Bellu, quando ha letto il libro, ha detto che ci ha trovato dentro il tipico umorismo cagliaritano, che è una cosa che a me è piaciuta anche perché il tipico umorismo cagliaritano io non sono capace di distinguerlo dal tipico umorismo di Sassari, o di Nuoro, o di Olbia, ma credo che abbia ragione Bellu, e giudicate voi:    Uno era il marito della figlia della sorella della moglie del cugino di Virgilio Savona, quello del quartetto Cetra. Lo diceva a tutti.    Uno era il presidente della Regione.  Appena eletto, parlando delle quattro province della Sardegna, aveva detto 'Le nostre undici amministrazioni provinciali'. Aveva copiato così com'era il discorso di insediamento del Presidente della Regione Lombardia.   Uno partecipava a tutti i funerali. In cimitero, si avvicinava alla vedova (o al vedovo), la abbracciava e le diceva “Non ci sono parole, non ci sono parole, non ci sono parole”. Poi si avvicinava al figlio (o alla figlia) del morto, lo abbracciava e gli diceva “Non ci sono parole, non ci sono parole, non ci...

Il senso del ridicolo, 23/25 settembre 2015 / I repertori dei matti (II)

    Qui la prima parte.   Una delle cose che non volevamo fare quando abbiamo cominciato a lavorare sui Repertori dei matti delle viarie città, era un libro su dei matti scritto da dei sani.  Io, allora, alla fine del 2014, avevo appena letto dell’idea di Lacan che il matto, ormai, in occidente, non poteva più considerarsi quello che si metteva lo scolapasta in testa e credeva di essere Napoleone. Il matto, secondo Lacan, avevo appena letto, era Napoleone che credeva di essere Napoleone, e questa idea di Lacan sono stato tentato di metterla in epigrafe ai repertori dei matti delle varie città fino a che non ho letto un saggio di Manganelli dove Manganelli spiega perché ha cominciato a scrivere, e dice che ha cominciato perché non sapeva come allacciarsi le scarpe, e indica il matto come modello di quelli che, come lui, scrivono.  «Il matto – scrive Manganelli – viene prima dello scrittore, dell’astrologo, dell’alchimista; in qualche modo, è la figura archetipa, l’esempio che costoro imitano. È ovvio che non si valuta un matto: non si dice “costui è un matto ‘bravo’”, non ci sono matti migliori di altri; un matto è un capolavoro inutile, e non c’è...

La fotografia come domanda / Luigi Ghirri: chiedi alla nebbia

A Milano, attorno al 1991, Luigi Ghirri confida a Mario Cresci che, dopo aver esplorato per tanti anni il paesaggio e le cose dell’esistenza con innumerevoli scatti, sta pensando ad altro, e in quel momento non gli resta che fotografare la sola nebbia della sua terra, come segno estremo di cancellazione del mondo, per dirigersi verso l'imponderabile o l’ignoto. Roncocesi, una delle ultime fotografie, scattata nel gennaio del 1992, coglie la luce che avvampa come un cielo di bruma, facendosi orizzonte tra due campi separati da una roggia. L’acqua nel fossatello pare latte di brina, specchio del biancore nebbioso. Lo stato di sospensione, sia della luce sia della bruma, viene colto in una visione estatica, così come avrebbe potuto viverla un mistico medievale. In questa immagine il fotografo si lascia condurre nella non delimitazione del reale, in una frazione del tempo in cui è in atto una rarefazione dello spazio.   Luigi Ghirri, Formigine 1985. Eredi di Luigi Ghirri.    Invita a vedervi qualcos’altro, il resto del visibile, evocando l’assenza dei limiti, un altro aspetto della realtà, ovvero ciò che non può essere delimitato: “La cancellazione dello spazio che...

Una mostra a Milano / Muybridge. Fotografia in movimento

Grande appassionato di cavalli, il ricco e influente Leland Stanford chiede nel giugno del 1872 a Eadweard Muybridge di fotografare la corsa del suo celebre Occident per verificare la tesi che c’è un istante durante il galoppo in cui il cavallo ha tutte le zampe sollevate da terra: comincia così la storia della cronofotografia. Muybridge si era trasferito nel 1850 dalla natìa Gran Bretagna negli Stati Uniti, per il suo lavoro in ambito editoriale e librario, poi, dopo qualche anno passato di nuovo in Gran Bretagna, dal 1866 si era stabilito a San Francisco. Qui aveva avviato un’attività fotografica professionale, dedicandosi a soggetti vari, soprattutto paesaggistici, di cui nella mostra milanese (Muybridge Recall, a cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio, al Palazzo delle Stelline, fino al 1 ottobre) ci sono alcuni esempi significativi. Ambizioso ed eccentrico, accetta la sfida e la decisione segna da quel momento il tracciato della sua vita, che sarà tutta dedicata al miglioramento, alla variazione e alla diffusione della sua invenzione.   La sfida consisteva nel fatto che l’occhio umano non riesce a cogliere con certezza la posizione delle zampe e i dettagli del...

Una mostra a Venezia / Sottsass: Olivetti Synthesis

Nel 1964 l’americana Herman Miller presentava il sistema di arredi per ufficio Action Office. Il progetto fu disegnato da George Nelson, direttore creativo dell’azienda, cui spettò il compito di dare forma al dettagliato programma funzionale definito da Robert L. Propst, capo dell’Herman Miller Research Department, il quale si era preso la briga di ripensare i modi di abitare e vivere l’ufficio alla luce delle veloci trasformazioni che stavano attraversando la struttura stessa del lavoro.   Prima di essere un cambiamento fisico dell’ambiente ufficio, si trattava infatti di una trasformazione culturale, che vedeva il baricentro della società e dell’economia americana iniziare a slittare dal rigido modello offerto dalla fabbrica verso quello indefinito ed elastico proposto dallo scambio e dal consumo. A metà degli anni ’50 i colletti bianchi in America sono oramai più numerosi degli operai dell’industria, a riprova del fatto che la ricchezza non deriva dal prodotto in sé quanto dalla sua capacità di rendersi attraente, disponibile, convincente, seducente. Il problema non è più produrre, ma gestire, spedire, comunicare, contabilizzare, promuovere, pubblicizzare, impacchettare,...

Una mostra fotografica di Antonino Costa / Milano. Il tempo che passa

Un certo giorno di qualche tempo fa Antonino Costa è andato ad abitare in via Boffalora, una strada che si trova tra la Barona, Famagosta e Gratosoglio. Periferia di Milano, una di quelle zone dove finisce la città e inizia la campagna, o almeno dovrebbe iniziare, perché a volte non succede.  Luogo di confine con palazzoni, rogge e fiumi, cavalcavia, plinti di cemento, vecchie case di ringhiera, prati. Lì il vecchio fronteggia il nuovo, che tra poco inesorabilmente rovinerà: il nuovo è già consunto, logorato, decrepito. Zona ibrida, di mescolanze, zona di solitudini e incontri strani.  Con la macchina fotografica Antonino Costa è andato in giro. L’attirano cose minime e minori. Scatta e poi scrive. È il “Fotogiornale”: fotografie e parole. Un giornale personale e privato esposto in pubblico.  Sulla roggia Carlesca un bambino sta seduto sui parallelepipedi di cemento che costeggiano le acque: un grande tubo, e dietro, oltre la trave di cemento, il ciglio della strada, al di là delle erbe che crescono spontanee, ci sono i camini di metallo e i silos. Tutto è abbandono e dimenticanza, come se gli déi fossero fuggiti da questo luogo. Ci sono invece uomini e donne. Come...

Retaggi coloniali, migrazioni transnazionali, legami familiari e politiche diasporiche / Asmarina: eredità postcoloniali

English Version   Realizzato nel 2015 da Alan Maglio e Medhin Paolos, Asmarina è uno splendido documentario che si propone di tracciare “voci e volti di un’eredità postcoloniale”. Accompagnato da una colonna sonora d’eccezione, il film racconta la storia della comunità habesha di Milano, insediatasi nel quartiere di Porta Venezia sin dalla metà del Novecento. Intrecciando esperienze ed identità di coloro che vivono in Italia da generazioni e dei rifugiati giunti di recente nel Paese, Asmarina ricostruisce la complessa rete di retaggi coloniali, migrazioni transnazionali, legami familiari e politiche diasporiche. E attraverso queste storie, che possono essere comprese solo a partire da un’ampia prospettiva trans-storica, ci invita a riconsiderare seriamente cosa intendiamo quando parliamo di “Italia” e di “italiani”.   Still from Asmarina (2015).    Fotografia della diaspora   Asmarina inizia con un montaggio di fotografie: una lente di ingrandimento che scorre lentamente sulle diapositive sparse su un tavolino; una vecchia foto in bianco e nero; un album di famiglia consumato; le pagine del reportage fotografico Stranieri a Milano, realizzato nel...

Colonial heritage, transnational migrations, family ties and diaspora politics / Asmarina: post colonial heritages

Italian Version   Asmarina, a 2015 documentary by Alan Maglio and Medhin Paolos, follows what they call “voices and images of a postcolonial heritage.” This beautiful documentary (with an absolutely riveting soundtrack) tells the story of Milan’s habesha community, integral to the Porta Venezia neighborhood since the mid-twentieth century. Weaving together the experiences and identities of those who have lived in Italy for generations with those of newly arrived refugees, Asmarina traces the complex networks of colonial legacies, transnational migrations, family ties, and diasporic politics. And through these stories, which can only be understood from a spatially extended and transhistorical perspective, it also forces a serious reconsideration of what we mean when we talk about “Italy” and “Italians.”   Still from Asmarina (2015).    Diasporic photography   Asmarina begins with a montage of photographs: a hand gently moving a magnifying glass over photo slides on a light table; an aging, black-and-white photo; a well-worn family album; crisp pages from the 1983 work of photojournalism Stranieri a Milano. Pictures are laid out on a table, ejected from a...