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Milošević

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Un'epica dell'effimero e del banale / Handke scrittore di saggi

Negli ultimi anni l’attenzione critica per Peter Handke si è concentrata soprattutto sulle sue discutibilissime prese di posizione filo-serbe sul sanguinoso smembramento dell’ex-Jugoslavia e poi sui processi dell'Aia. Molti vecchi titoli importanti in libreria non si trovano e le ristampe sono diminuite, anche se qualcosa sembra muoversi ultimamente. Le traduzioni continuano però a un ritmo abbastanza regolare: il che significa che, a dispetto della corposa diminuzione delle recensioni, un suo pubblico lo scrittore austriaco di origini slovene continua ad averlo. E meno male. Donata Wenders, Peter Handke, Chaville, 2009 L’attenzione è risvegliata anche dai premi (Premio Kafka, 2008; Premio Ibsen, 2014), oltre che dal risorgere delle polemiche, che non sempre però centrano il bersaglio (forse perché è troppo facile, ciò che esime dall’approfondire e analizzare anche il ventaglio delle motivazioni, non tutte così scandalose, che Handke si è fatto premura di dispiegare; anche se la pubblicazione dei suoi dialoghi con Milosevic che ne sposano in toto le tesi ha suscitato un comprensibile sgomento, per non dire nausea, in primo luogo già nei serbi democratici attuali). ...

La Bosnia sul lastrico alza la testa

A Tuzla e Sarajevo, a Mostar e Bihać, a Banja Luka e Zenica il sommovimento continua, sugli edifici e sui cartelli stradali sono rimasti gli slogan delle manifestazioni dei giorni scorsi: Ladri, Dimissioni, Se continuate così ci sarà la rivoluzione, Vecchi ascoltate i giovani, A chi giovano le banche, i popoli, le chiese e i partiti, I vecchi ascoltino i giovani si sveglino, Ho il diritto di camminare per strada senza avere paura della violenza,   Non voglio andare via da qui, non voglio chiedere asilo all’estero, voglio che la mia gente viva meglio, I dimostranti non sono hooligan. I cittadini della Bosnia-Erzegovina senza nome, né nazionalità, né partito, mandano i politici tutti a farsi fottere in tre lingue, e ridiventano un popolo che chiede pane e dignità.   Palazzo della presidenza incendiato a Sarajevo, dove è andato in fumo un importante archivio storico, sedi dei partiti croati e musulmani distrutti un po’ dappertutto, sindacalisti picchiati, l’albergo Holiday (quando si chiamava Inn ospitava gli inviati stranieri che seguivano il conflitto) chiuso per lo sciopero dei dipendenti che non...