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Paola Berselli

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Marcello Marchesi/Cardillo – Teatro delle Ariette / Due pezzi sull’apparizione

Racconto due spettacoli diversi che hanno in comune il giocare con l’ambiguo, per portare alla luce qualcosa all’inizio celata nell’ombra, con la forza rivelatrice che dovrebbe avere il buon teatro.    Il sadico del villaggio   Maurizio Cardillo è un attore che se ne è stato sempre piuttosto appartato, a Bologna, coltivando un’attività di autore che lo ha portato a creare alcuni affilati spettacoli dedicati a testi come La passeggiata di Robert Walser o Il male oscuro di Giuseppe Berto e a scrittori come Canetti, Bernhard, Brancati, Palazzeschi. La sua cifra è un umorismo sulfureo, la ricerca dell’astrazione poetica, che tocca verità profonde partendo da un apparente distacco cinico, da una postura di uomo del secolo automatico che cerca vie di fuga dal disagio, dalla ripetizione.  Con ll sadico del villaggio – presentato al Festival della Letteratura di Mantova in settembre e di recente al teatro delle Moline di Bologna; una produzione dell’associazione Liberty ideata da Elena Di Gioia per la stagione di Agorà, creata con lo sguardo esterno di Paolo Nori e con gli interventi sonori e luministici di Alessandro Amato – affronta l’opera di Marcello Marchesi (1912...

Albe/Ariette / Non di solo pane e petrolio

«Pane o petrolio?», è la domanda che Stefano Pasquini del Teatro delle Ariette pone al pubblico raccolto attorno a un tavolo imbandito di tortelli, frutta, formaggio, vino e immancabilmente pane verso la fine dello spettacolo Pane e petrolio, co-prodotto con il contributo del Teatro delle Albe/Ravenna Teatro. Si tratta dell’unico momento del lavoro in cui l’attore e regista esce dalla partitura scritta per entrare in modalità improvvisativa pura, cercando di coinvolgere gli spettatori a prendere posizione in merito a questi beni. Albe/Ariette si espongono dunque all’ignoto e sottopongono il teatro alla prova del presente. In base alle reazioni del pubblico che è in quel momento coinvolto da una domanda diretta, fondamentale, si capirà dove una parte sia pur piccola ma viva dell’umanità individua il suo bene di riferimento: quello che risulta più rilevante per condurre la sua esistenza e, se possibile, per renderla anche felice.   Il dilemma morale e poetico del lavoro di Albe/Ariette sta dunque tutto qui, nella scelta di uno di tre possibili connettori tra le parole “pane” e “petrolio”. Potremmo avere un aut aut, quindi una presa di posizione esclusiva e decisa per uno solo...

Il sentimento del per sempre nel Teatro delle Ariette / Tutto quello che so del grano

In questi tempi di pornografia psico-filosofica, di stanca fame di realtà e di fuffe linguistiche, il Teatro delle Ariette sembra una zona franca in cui deporre incartamenti e livore.Inchiodati sul confine tra la resa e la voglia di trovare uno slancio, indecisi su cosa fare delle nostre vite e della nostra fiducia, su cosa pensare e sentire – se sia meglio vivere liberi o in coppia, se la carne faccia male o no, se convenga crescere i figli in campagna o in città, se sia bene leggergli solo favole gender friendly, se il biologico sia poco meno di una truffa, se l'arte e la storia siano morte col romanticismo o meno, se abbia ragione Heidegger o Bloch, se sia meglio il manicheismo o il relativismo, se il teatro sia parola, gesto, o tutte e due, o nessuna delle due... – guardiamo Stefano, Paola e Maurizio che in scena impastano, cuociono, tagliano, servono, mentre raccontano la loro biografia di uomini donne e artisti, dandoci la sensazione che sappiano esattamente cosa stanno facendo con le mani, e che qualsiasi cosa uscirà dal forno o dai pentoloni sarà sicuramente, incontrovertibilmente, straordinariamente squisito e sano. E noi li guardiamo, appunto, come profeti di una vita e...