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Philippe Starck

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Una seduta regale / La sedia Louis Ghost di Philippe Starck

Una seduta regale   Su una Louis Ghost si è addirittura seduta la regina Elisabetta II. D’altra parte un membro della casa reale di Windsor non poteva che apprezzare una sedia ispirata allo stile dei mobili intitolato ad un suo antico omologo borbonico, dal quale ha preso a prestito persino il nome. Per fortuna, Elizabeth la testa non l'ha persa, a differenza di Louis XVI; anzi The Queen quella ce l’ha ben salda sulle spalle. Seppure nella foto qui sotto riprodotta appaia priva di uno qualsiasi dei suoi famosissimi cappellini, è indubbiamente molto ben ‘coiffata’. La sedia Louis Ghost è talmente regale da essere stata utilizzata anche come seduta per gli ospiti della famiglia Grimaldi all’incoronazione di Alberto di Monaco, o almeno così narrano le cronache mondane.   A sinistra: La regina Elisabetta II di Windstor siede su una Louis Ghost durante una cerimonia. A destra: Philippe Starck siede su una Louis Ghost con alle spalle un ritratto del Roi Soleil, dipinto nel 1701 da Hyacinthe Rigaud, Parigi, Louvre. Una seduta classica   Philippe Starck (1949) ha progettato la Louis Ghost nel 2002, per il brand italiano Kartell, traendo spunto dalle sedute Luigi XVI, uno...

Piero Fornasetti

Se ornamento è delitto, allora Fornasetti è un serial killer. Questo mi veniva in mente reduce dall'inaugurazione Cent'anni di follia pratica (fino al 9 febbraio), la mostra che la Triennale dedica a Piero Fornasetti in occasione del centenario della nascita. È la prima grande mostra che Milano e l'Italia dedicano a un artista tanto amato all'estero quanto abbastanza negletto in patria. E bastavano i commenti raccolti il giorno del vernissage, mentre centinaia e centinaia di seguaci sciamavano per le sale benissimo allestite da Barnaba, il figlio che prosegue l'attività paterna, per farsi un'idea del rapporto forse non ancora risolto tra Piero e la città che gli ha dato i natali.     "Di-ver-teen-te”, così una signora in ghingheri all'amica, oppure, un'altra: "figurati che io ho in casa due piatti che mia madre aveva vinto a un torneo di burraco della parrocchia di San Marco. Chissà cosa valgono oggi". E un amico un po’ più intellettuale: "è il nostro Andy Warhol". O ancora, altri amici, in questo caso romani, estasiati da un...

Nel Regno del Kitsch

Una grande giostra da Luna Park composta di tazzine color rosso scuro su cui ci si può sedere a coppie e al centro una caffettiera azzurra; tutto intorno, dentro ampie feritoie bianche, sono esposti piccoli oggetti: occhiali, statuine di gesso, Torre di Pisa e Torre Eiffel, orologio a cucù, automobiline americane, segnatempo a forma di corallo, equini di porcellana, portafoto arabescati, composizioni di conchiglie, palle di vetro, candele, scarpe, cappelli, portalampade femminili, e altro ancora. Siamo nel Regno del Kitsch, all’interno della Triennale, nelle sale di una mostra, Kitsch. Oggi il kitsch, e il sovrano di questo impero del “cattivo gusto” è un signore centenario, Gillo Dorfles, laureato in medicina nei primi decenni del XX secolo, con specializzazione in psichiatria.   Quarantaquattro anni fa, nel novembre del 1968, nel bel mezzo della contestazione studentesca, il critico d’arte mandava in libreria un volume diventato ben presto cult, Il Kitsch, antologia del cattivo gusto, edito da Mazzotta, dove insieme ai contributi di studiosi come Herman Broch e Clement Greenberg, che del Kitsch avevano scritto negli anni...

Intervista video a Giovanni Anceschi

Giovanni Anceschi è un incrocio, un trivio o più probabilmente un quadrivio: arte programmata, scuola di Ulm, grafica di pubblica utilità, insegnamento universitario, dal Dams di Bologna allo Iuav di Venezia. La sua persona ha attraversato, ed è stata attraversata, da mezzo secolo di cultura italiana, quella che ha praticato l’innovazione dei linguaggi e delle forme espressive nel modo più utile e sintetico: mediante il fare. Anceschi rappresenta la linea lombarda, come recita il titolo di un libro del padre, il grande Luciano, filosofo, studioso di estetica. La sua casa nel cuore di China Town, a Milano, è ingombra di scatoloni e pacchi: ha appena ristrutturato ed è ancora per aria. Ci sediamo nella cucina-ingresso-sala, ad un tavolo quadrato. Sopra, in bella vista un pieghevole della mostra che si è appena aperta alla Galleria Nazionale d’Arte Modena di Roma: Gli Ambienti del Gruppo T. Dentro una fotografia che ritrae i giovanissimi Gabriele Devecchi, Davide Boriani, Gianni Colombo e lui. Tengono tra le mani un lungo tubo di plastica. In alto, in un ovale, Grazia Varisco, che s’unì in seguito....