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Pierce Brosnan

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007 Spectre. Licenza di non uccidere

Il cinema senza James Bond non è pensabile. Come non lo è senza il dottor Caligari, i palazzi di Metropolis, Indiana Jones o la slitta di Charles Foster Kane. Per quanto si possa disprezzare la saga di 007, è impossibile negarla. Perché proprio come il suo protagonista è dotata del potere di rigenerarsi: come una fenice, anche quando sembra siano rimaste solo le ceneri. Ma la forza del franchise e del suo fondamentale corollario – le Bond Girls o le musiche così incredibilmente peculiari nonostante il cambio di interpreti, autori e di generazioni di ascoltatori – è anche la sua maledizione. Proprio come la vita vissuta da James, incompatibile con una qualsivoglia stabilità, così la saga cinematografica è costretta a nuotare incessantemente in cerca di un nuovo target di riferimento. Con l’aggravio di non poter rinunciare al proprio passato, e ai propri feticci.   Ursula Andress nella parte di Honey Rider in 007 - Licenza di uccidere, 1962   Monica Bellucci durante le riprese di 007 - Spectre, 2015   Casino Royale prima – e ancor di più Skyfall dopo –...

#140 cine: da giovedì 20 dicembre al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da giovedì 20 dicembre in sala.   La regola del silenzio - The Company You Keep  di Robert Redford (The Company You Keep, Usa 2012) #140cine Bello non è lo più da tempo, ma furbo lo è rimasto: Redford ritorna ai ‘70, scappa come il Condor, solo che stavolta è colpevole. Love Is All You Need di Susanne Bier (Den skaldede frisør, Ger-Dan-Fra-Ita-Sve 2012) #140cine Si può fare una commedia sdolcinata ed essere credibili? Senza troppo clamore, la Bier ci ha provato. E un po’ ci è riuscita. La bottega dei suicidi di Patrice Leconte ((Le Magasin des suicides, Bel-Can-Fra 2012) #140cine Si può fare un film per bambini che parli di morte e ci scherzi su? Con un po’ più di clamore, Leconte l’ha fatto giù le polemiche. Vita di Pi di Ang Lee (Life of Pi, Usa 2012) #140cine La tecnologia di classe sdogana qualsiasi cosa, pure il colonialismo ré...

Intervista a Susanne Bier

Quiz: quante registe donna riconosciute internazionalmente conoscete, di quelle che hanno vinto un Oscar con un loro film? Forse ai più verrà in mente un nome solo. Ecco, l’altro è quello della danese Susanne Bier, una delle più importanti registe contemporanee, vincitrice nel 2011 con In un mondo migliore dell’Oscar come miglior film straniero, di un Golden Globe e dell’European film Award, più di un’altra sfilza di riconoscimenti per i suoi film precedenti.     Perché non sia famosa come merita verrà fuori in qualche modo anche dalla conversazione che ho avuto il piacere di fare con lei a Roma, per il lancio del suo nuovo film, Love is all you need, una commedia romantica originale e non priva di risvolti drammatici, con Pierce Brosnan come protagonista insieme alla bella Trine Dyrholm, eclettica musa della Bier.   Susanne Bier arriva in una splendente camicia verde smeraldo e si capisce subito, dallo sguardo più brillante della seta che indossa, che è una persona fuori dal comune. Mentre ci presentiamo, proviamo il funzionamento del registratore e arriva il suo...

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