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Pierluigi Bersani

(12 risultati)

La camicia di Renzi

Oscar Wilde ha detto che “l’eleganza si concentra nella camicia”. Eppure è uno dei capi di abbigliamento più semplici. Forse proprio per questo Matteo Renzi, che adora la semplicità e l’immediatezza, s’è impadronito di questo oggetto e ne fatto un elemento essenziale della propria identità.   Quando ha cominciato? A guardare le fotografie che lo raffigurano, da poco. Nel 2009, quando è sindaco di Firenze, o poco prima, da presidente della Provincia, le sue camicie erano ancora azzurre o a righe. Il nuovo look, preceduto dall’abbandono degli occhiali e con un nuovo taglio di capelli, comincia con le iniziative alla Leopolda. Non la prima del 2010, coi “rottamatori”, ma dal Big Bang dell’anno dopo. Lì si è tolto la giacca e ha arrotolato le maniche.     Così comincia anche il brand-Renzi, con le camicie confezionate dal sarto fiorentino Ermanno Scervino, “camicie coi baffi”, per dirla con Maurizio Costanzo. Perché bianca? Per via del sudore, dato che Renzi suda copiosamente, come dicono i fotografi che lo seguono, e ha sempre...

Lo stop di Grillo

Anche se il M5S resta la più grande forza d'opposizione, le elezioni europee del maggio 2014 segnano una battuta d'arresto per il “Partito del Grillo”. Soprattutto, i fatti contraddicono i proclami trionfalistici sparati da Grillo e Casaleggio alla vigilia del voto.   Ovviamente il dato principale è l'incapacità del M5S di elaborare una credibile proposta politica – i programmi del partito restano un'accozzaglia di temi sensibili e vaghi obiettivi, speso contraddittori – che si è scontrata con una speranza politica più credibile, quella incarnata dall'avversario Renzi.   Il successo elettorale del 2013 aveva spiazzato anche Grillo e i suoi, che avrebbero preferito limitarsi al ruolo di “cani da guardia” delle larghe intese, impreparati com'erano a qualunque responsabilità governativa. Questo risultato elettorale, se non porterà all'implosione del M5S, lo riporterà in qualche modo al suo ruolo naturale. Ma ci sono altre lezioni che si possono trarre dal risultato elettorale.   Il radicalismo giacobino   Grillo ha imposto al M5S di...

New Frisbees 2

Franco Tagliafierro arriva alla Malpensa da Madrid. Al pullman davanti all’ingresso chiede: Va alla Malpensa?   *   Gianni rincara: Non solo diffidano di noi, ci cancellano, non ci siamo proprio. Non si alzano, non ci offrono il posto né in autobus, né in metrò. Stanno sparapanzati con le gambe in corridoio sulle quali potremmo anche inciampare…   *   A Moncalieri la scritta: ECODEM sta sopra un’officina e significa Demolizione Ecologica. Non se ne può più di questa ecologia come il prezzemolo.   *   Senza vedere lo schermo, sento una voce che riconosco e chiedo: Chi è che sta imitando Bersani? Non lo stanno imitando. È BERSANI!

Napolitano e lo stallo repubblicano

DOMANDA
 Per il paese non sta diventando un accanimento terapeutico? Non è forse meglio mirare a elezioni a ottobre?   PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
 Questa questione non mi interessa. Io sono Presidente della Repubblica in pieno semestre bianco che è ritornato operante dopo la elezione del nuovo Parlamento. Quindi, non mi occupo di problemi che non posso risolvere oggi nelle mie funzioni.       Accanimento terapeutico. Avviene quando l'intervento su un paziente, anziché migliorarne la condizione, la peggiora. Si presenta come il principale fattore di rischio sanitario, come si sostiene nel titolo di un libro di Marco Bianciardi e Umberta Telfener Ammalarsi di psicoterapia. Spesso accade quando ci si trova di fronte a uno stallo.In terapia familiare lo stallo di coppia è un gioco a due avversari. Il paragone è la partita a scacchi. I due sono costretti a fronteggiarsi in eterno, senza via d'uscita. Secondo Mara Selvini Palazzoli (1916-1999) la situazione può protrarsi all'infinito senza crisi o rotture: “Uno dei due a volte esibisce una serie appariscente...

Post Grillo

All’inizio (ma l’inizio sta al centro, diceva Kafka) sembrava tutto chiaro: la distinzione fra forze politiche ricalcava la spartizione mediatica. Da una parte la vecchia politica, destra e sinistra insieme, che ha usato i mezzi di comunicazione tradizionali come la stampa e la televisione, col rinforzo delle affissioni pubblicitarie su strada e dell’uso invasivo della posta. Mai come in quest’ultima campagna elettorale leader e leaderini hanno gremito gli studi televisivi di qualsiasi trasmissione di qualsiasi canale di qualsiasi network, trasversalmente dai programmi delle sei del mattino a quelli della buona notte. Dall’altra la nuova politica (o l’antipolitica, come viene chiamata dalla prima), che usa con grande maestria gli strumenti presunti diretti, e sedicenti opposti, consigliati dai guru più svegli della comunicazione: la piazza e la rete. Il Movimento Cinque Stelle ha dovuto parte del suo trasbordante successo proprio a questa sua maniacale attenzione verso quale fosse lo strumento comunicativo più utile ed efficace per veicolare il proprio credo politico; e soprattutto quale non fosse: da qui l’espulsione degli...

Dibattito | Fare caos! Ovvero Accendere la luce!

To be insulted by these fascists it's so degrading And it's no game     David Bowie, It’s No Game (part I)     Febbraio è finito ieri. Il Ventunesimo secolo italiano sembra meno noioso di come l’avevano disegnato negli anni novanta, catch me if you can / I’m going back, cantano i Byrds, le gambe sono deboli e la testa piena: a little bit of courage / is all we lack, continuano a cantare i Byrds, mentre si susseguono le agenzie e i lanci di Beppe Grillo e le proposte, invero inevitabili e apprezzabili come e più di qualsiasi altra scelta, di Pierluigi Bersani. Non possiedo alcuna coerenza nei pensieri politici,  perché la Realtà mi fa cambiare idea spesso e volentieri, anche se di rado la Realtà mette in crisi un principio veramente valido. Da bambino spegnevo la luce all’improvviso, mentre i miei stavano parlando con gli amici, e urlavo: faccio caos!. Talvolta pubblico su Fb status contraddittori, me ne pento e li cancello. Provo a capire, oscillando sempre. Forse sbaglio. Forse no. Non lo so. Chiamo ‘fascista’ Beppe Grillo in una discussione on line, lo chiamo...

Per chi voti?

Le domande, si dice, è lecito farle. Ma certe risposte sarebbero da vietare, da bandire dal frasario italiano. Due in particolare: “Non si chiede l’età a una donna” e “Il voto è segreto”. Le domande cui queste frasi fanno da risposta è facile intuirle e se sulla prima non è questo il momento di esprimersi, vorrei soffermarmi sulla seconda. Sì perché ora, a una settimana dalle elezioni, a me viene spontaneo chiedere: “Ma tu per chi voti?”.   Che si sia davanti a un caffè, o in ufficio, o in ascensore col vicino di casa, io questa domanda la faccio sempre, senza pudore. E quasi mi fanno vergognare di averla fatta, tanto che a volte mi sembra di chiedere le preferenze sessuali dell’interlocutore. E allora ecco quella fatidica risposta, spesso fra risolini o facce arrossate dalla vergogna (per me che ho fatto una tale e insolente domanda) e addirittura a volte sguardi indispettiti per la durezza, presunta, del quesito. Finisce sempre così: “Il voto è segreto”. Ma chi l’ha detto? Da quali remote epidemie di ansia generale viene questa...

Cani in politica

All’improvviso, li abbiamo visti con i cani, preferibilmente cuccioli. Ci sono tutti (o quasi), Berlusconi e Monti, Bersani e Grillo. Chi sul web, chi in tv, chi in foto studiate, chi in immagini apparentemente casuali. Come i potenti d’America, Obama che ricorda il suo Bo nel discorso d’insediamento, George Bush che fa il necrologio di Barney, lo scottish terrier morto dopo otto anni di convivenza. Ma se un animale domestico alla Casa Bianca è ormai da tempo quasi obbligatorio, in Italia, invece, esibire il cane non ha precedenti (lo spiega bene Carola Vai in un curioso libro davvero anticipatorio, In politica se vuoi un amico comprati un cane, uscito nel 2011). E inoltre tutto è accaduto repentinamente, nel volgere di appena due mesi. Ha iniziato Berlusconi prima con Puggy, il carlino di Michela Biancofiore, poi con la meticcia dono di Vittoria Brambilla, quindi è arrivato Monti, con il suo Empy. Mero calcolo elettorale? Certamente è così, perché chiamare sulla scena il cane è operazione ricca di sensi, capace di evocare emozioni e di stabilire sintonie irriflesse, subliminali. Una specie di scorciatoia...

Bersani, mi ricordo di te

“Pensa:/ cangiare in inno l’elegia, rifarsi;/ non mancar più.”, scrive Eugenio Montale in Riviere (1920). Trasformare l’elegia in un inno: cosa significa? Che cos’è, un’elegia? E in che senso l’inno dovrebbe esserne l’auspicabile superamento?   Detto molto semplicemente, l’elegia è un genere poetico associato in origine a riti funebri, poi comunque a temi malinconici, nostalgici; il suo carattere è quello della dolente riflessione, del ripiegamento su se stessi. L’inno, all’opposto, è un’aperta celebrazione, un pubblico appello (“Fratelli d’Italia…”; “Debout, les damnés de la terre…”); anche musicalmente ha di solito un carattere corale, esortativo, ottimistico; suona come una chiamata all’azione, una marcia verso il futuro.   La canzone di Gianna Nannini (con la collaborazione di Isabella Santacroce) scelta da Pierluigi Bersani come “bandiera” musicale del Pd per la campagna elettorale del 2013 si intitola, appunto, Inno. Saputo il titolo, uno va ad ascoltare il pezzo...

McLuhan, le primarie e la temperatura della politica

A pochi giorni dal ballottaggio che designerà il candidato della coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni politiche, conviene dare una rispolverata alla distinzione tra media “caldi” e “freddi” proposta dal celebre messmediologo canadese Marshall McLuhan. Sono hot quei media che, per un principio di inversione, tendono a generare un raffreddamento dei modi della reazione e percezione, inducendo un senso di distensione e omologazione dei contenuti. Viceversa, sono cool quei media capaci di generare un surriscaldamento delle strutture del pensiero umano, stimolando il coinvolgimento, la partecipazione e una pluralità di visioni.   Anche la politica è misurabile in termini di temperatura. Lo sapeva bene McLuhan quando si accinse a commentare lo storico duello televisivo tra Nixon e Kennedy durante la campagna per le presidenziali americane del 1960, confronto che fu disastroso per Nixon, il quale apparve secondo McLuhan troppo caldo, accomodante, trasparente, e per questo vulnerabile. Kennedy invece rivelò una freddezza e una sana indifferenza nei confronti delle strutture di potere che lo resero più...

La tipografia delle primarie: JFRenzi, PierLouis e Vendolik

  Un anno e mezzo fa, in questa rubrica, scrissi di tipografia e comunicazione politica: Milano ne fu per qualche settimana un pessimo ma interessante esempio. Poi tutto si appiattì. Il rigore montiano avvolse anche la comunicazione visiva. Per mesi abbiamo visto solamente le identità visive di forum economici in cui la facevano da padrone Monti, Draghi, Baskerville, Caslon e Garamond e Bodoni. Un’Europa finalmente unita.   Ma ora basta. Finalmente ci stiamo avvicinando alle elezioni e le schermaglie tipografiche sono iniziate. Restando Berlusconi ancora al margine della competizione, ci dobbiamo accontentare delle scaramucce a suon di “bastoni” tra i principali candidati alle primarie del Partito Democratico. Ma questa volta si sono impegnati veramente e ci stanno regalando grandi soddisfazioni.   In molti hanno accusato Matteo Renzi di essere “Obamified”. Non sanno invece che il ragazzino terribile, il nuovo che avanza, non è altro che stile vintage. Altro che Obama: le maniche di camicia arrotolate, la riga in parte e il piccolo ciuffetto che sta crescendo completano il kit del giovane democratico...

Bersani, il benzinaio

Nel Belpaese, come sempre, domina l’industria dell’auto. Non foss’altro che per additarla come diavolo imprescindibile. Tutti se la prendono con Marchionne perché sbeffeggia l’Italia, e lui minaccia di rifare quanto ha già fatto: andarsene all’estero, tacciando per giunta Firenze, simbolo universale dell’italianità, d’essere una “piccola città”. Fatto sta che in questa campagna elettorale permanente che è la politica italiana, nel bene come nel male il problema dell’automobile, e con essa degli spostamenti in lungo e in largo per la penisola, continua a essere centrale. Come viaggiano i politici? Jet privato, aereo presidenziale, auto blu con autista in divisa, volo lowcost, frecciarossa, camper, bicicletta? L’identità dell’uomo politico medio, scafato o rampante che sia, passa anche da questa scelta circa l’asse viario da imboccare e il relativo mezzo di trasporto su cui balzar su. Così Grillo, in un rovesciamento di tendenza che finisce per rafforzarla, decide di attraversare a nuoto lo stretto di Messina, con un’impresa che manco il Duce,...