raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Categorie

Elenco articoli con tag:

Raffaele Liucci

(2 risultati)

Longanesi editore a sessant’anni dalla morte / Libri giallo paglierino con la carta di Vittorini

«Purtroppo arriva in ritardo per piazzale Loreto». Devono essere state queste le parole che Leo Longanesi rimestava fra le sue labbra guardando dal finestrino del treno il lento avvicinarsi della stazione centrale di Milano. In quella giornata di fine 1945, sulle banchine si assiepavano frotte di profughi che finalmente potevano tornare alle loro case e partigiani col fucile in spalla. «Purtroppo arriva in ritardo per piazzale Loreto»: la frase si riferiva a lui, ed era comparsa quella mattina stessa su “L’Italia Libera” in un articolo che annunciava il suo arrivo. Tra la folla riconobbe l’amico e allievo Indro Montanelli, che era andato a prenderlo, e prima ancora di scendere dal treno stimò prudente affacciarsi al finestrino e chiedergli, indicando un gruppetto di uomini col fazzoletto rosso al collo: «Aspettano me?».   Longanesi con Italo Balbo e Paolo Balbo. Longanesi era stato infatti un fascista della prima ora, sebbene riconoscesse come tra le camicie nere si raccogliessero «gli iscritti senza troppi preconcetti: ecco i facinorosi, i violenti, gli spossati, gli ammazzasette, ecco quei vaghi fanatici che s’agitano senza sapere il perché, più per un naturale bisogno...

Pizza e pasta every time

Raffaele Liucci ha scritto un pamphlet su Cacciari che nessuno vuole pubblicare, un implacabile j’accuse che fa risalire all’ex sindaco quasi tutti gli attuali mali della città. Ne ribadisce, accalorandosi, le tesi seduti in un bar per gondolieri dietro piazza San Marco. “Fino a venti-venticinque anni fa Venezia era una città che aveva un futuro”. Mah, io qui non sono più d’accordo e ripenso ai fantasiosi piani di De Michelis e, ancora di più, all’alluvione del 1966. Save Venice: fu allora che l’anacronismo divenne stridente e si capì che la città da sola non ce l’avrebbe fatta, consegnandosi così nelle mani del mondo.   In realtà la civiltà veneziana è finita nel 1797 e quando guardo la statua di Garibaldi davanti ai Giardini mi pare un abusivo, mentre Ippolito Caffi che ritrova la luce di Venezia in ogni parte del mondo o Carlo Scarpa che la imprigiona e ne restituisce i colori nei vetri di Venini, proseguono dopo di allora la grande civiltà veneziana, difendendola dalle oscurità romantiche e dai presagi decadenti dei forestieri....