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Renato Nicolini

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Fondazione Forma va oltre Milano

Dopo la denuncia degli scorsi giorni e le reazioni tra gli altri di Ferdinando Scianna, Roberto Koch presidente di Fondazione Forma, fa il punto sulle prospettive future della Fondazione e sullo stato della cultura in Italia tra insenbilità e molti ostacoli da superare.   Roberto Koch   Fondazione Forma cambia sede, perché?   Cambiamo sede perché ci è impossibile, dopo 9 anni, continuare a garantire il costo dell’affitto dello spazio che - nonostante abbiamo ristrutturato e animato a nostre spese, ampliandone enormemente il valore patrimoniale - l’ATM non intende darci in comodato gratuito. Le nostre risorse sono limitate, le abbiamo investite tutte nella Fondazione, e in questo periodo di crisi è molto difficile ottenere altri finanziamenti privati da parte di sponsor e aziende.   Considera la mancanza di attenzione del Comune di Milano e di ATM solo un problema di risorse o forse questo nasconde anche una mancanza di visione della politica culturale della città?   Credo di poter dire che manca soprattutto una politica culturale della città, attenta ai nuovi linguaggi come...

Speciale Librerie | L'isola che c'era

Fra i motivi per cui chi sta a Roma può invidiare chi vive a Milano, il primo è la sua rete di trasporti pubblici e il secondo sono le sue librerie. Che poi, nel mio caso, si avvicinano a essere un unico motivo.  Chi viva oltre la cinta daziaria delle ZTL, e sia costretto dagli insufficienti (è un eufemismo pietoso) trasporti pubblici della Capitale a spostarsi in automobile, l’idea antica di “fare un salto in libreria” se l’è scordata da un pezzo (e i libri s’è abituato a comprarli solo on-line: cioè solo quelli di cui già conosce l’esistenza). Giorgio Manganelli, che aveva vissuto in entrambe le città, lo diceva già negli anni Ottanta: cultura a Milano la si fa incontrandosi di persona; se si sta a Roma, a dir tanto ci si fa una telefonata. Una città fatta in questo modo non aiuta certo la socializzazione. La Milano d’un tempo invece, e non parlo dei tempi del Conciliatore, ce l’hanno raccontata diversamente. C’erano i famosi bar, e c’erano le famose librerie (il tempo che è passato si misura dal fatto che ora, nei commenti destati...

Renato Nicolini. Il postmoderno al potere

Nei miei vent’anni, quando per un po’ mi sono illuso di poter vivere la mia città, già da molti anni non era più la città di Renato Nicolini. I suoi tempi li ho vissuti, allora, come memoria collettiva (della quale si facevano occasionali, frammentari portavoce coloro che non solo quel tempo avevano vissuto, ma ne erano stati attori a pieno titolo). E come continuo, più o meno implicito, confronto col presente. Che in quegli anni Novanta si chiamava Walter Veltroni: un presente, per me, piuttosto deludente (non ha importanza che WV sia stato Sindaco della mia città “solo” dal 2001 al 2008; come nel caso del suo corrispettivo e complanare SB, la sua idea di cultura era egemone ben prima di occupare il posto-chiave – il MIBAC nel primo Governo Prodi e ancor prima, giusto nel ’92, la direzione dell’Unità). D’altra parte, in quegli stessi anni, Nicolini consumava il suo tentativo di cambiare gioco – cioè luogo. Deludendo a sua volta. Napoli non era, non è Roma; e la politica di Nicolini – come sapeva benissimo, lui, architetto di formazione e teatrante per...