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Roberto Arlt

(4 risultati)

Cile / Pedro Lemebel, Le perle della transizione

Quando militava nel collettivo Las Yeguas del Apocalipsis, Pedro Lemebel  (1952 – 2015) metteva i tacchi neri per rivendicarne la funzione sociopolitica. Erano in due, lui e Francisco Casas, ma sembravano una moltitudine, dal baccano che facevano durante le loro acciones (una variante guerrigliera della performance artistica). Lemebel metteva i tacchi neri per parlare da una prospettiva portata a maggiore altezza dalla terra, che lo potesse sostenere mentre cercava di rompere, trafiggendolo con le punte a spillo, l’equilibrio ambientale di quell’ecosistema sociale basato sulla microfisica del maschilissimo fottere per primi per non essere fottuti.  Le Giumente (yeguas, in spagnolo) si associarono alla fine degli anni Ottanta per sopravvivenza – attraverso l’esercizio del desiderio artistico e politico agito con urgenza – all’autoritarismo di Pinochet che, con la sua brutale politica economica, aveva già ottenuto ciò che si era inizialmente prefisso: la sistematica umiliazione dei cittadini attraverso misure d’impoverimento programmato.     Con un arsenale di sale, corone di spine, piume di struzzo, elegantissimi abiti di pizzo nero, uccellini imbalsamati,...

Roberto Arlt, figlio e padre di Buenos Aires

«Tutti i giorni, alle cinque del pomeriggio, m’imbatto in ragazze che vengono a prendere il cucito. Magre, afflosciate, sofferenti. La polvere di riso, usata come cipria, non basta a coprire il collo dove si scoprono i tendini, e tutte camminano col corpo piegato su un lato, per l’abitudine di portare sempre il pacco con l’altro braccio. E i pacchi sono grossi, pesanti: danno la sensazione di contenere piombo, stancano la mano nello sforzo. Non si tratta di sentimentalismo da quattro soldi. No. Ma più di una volta mi sono messo a pensare a queste vite così, quasi interamente dedicate al lavoro» (“La ragazza del pacco”, in Acqueforti di Buenos Aires, tr. it. di Marino Magliani e Alberto Prunetti, Del Vecchio 2014, p. 76).   Questo è l’incipit di un’Acquaforte di Robert Arlt, uno degli articoli che a partire dalla fine degli anni Venti resero popolare in patria l’autore argentino e gli permisero di guadagnarsi da vivere con un’ammiccante e cronachistica arte della scrittura che altrove diventa invece monastica e angosciosa. Pubblicate sulle pagine del giornale «El Mundo», al...

I racconti di Felisberto Hernández

Fino a pochi anni fa, in Italia, dell’uruguaiano Felisberto Hernández (1902-1964) avevamo letto soltanto la raccolta di racconti Nessuno accendeva le lampade, tradotta per Einaudi nel 1974 da Umberto Bonetti e rapidamente scomparsa dagli scaffali delle librerie. Dopo un lungo periodo in cui l’autore è stato relegato all’angustia delle attenzioni specialistiche degli amanti inveterati delle lettere rioplatensi, Hernández conquista nuovo spazio e (si spera) nuovo pubblico grazie all’editore romano La Nuova Frontiera che, negli ultimi tre anni, ha proposto una nuova edizione di Nessuno accendeva le lampade (2012, stesso titolo ma diversa composizione del volume Einaudi del 1974, in cui apparivano anche racconti che non fanno parte originariamente del libro) e due nuove raccolte di narrative brevi sparse nel tempo, Le Ortensie (2014) e il recentissimo Terre della memoria (2015), tutte per la traduzione di Francesca Lazzarato (d’ora in avanti NAL, O e TM).     Pianista viaggiatore non troppo facoltoso, costretto spesso a suonare in bettole di provincia, collezionista di matrimoni e uomo a suo modo marginale, Herná...

Napoli - Buenos Aires - Tor Pignattara

1972. Bruno Ambrosi, lunigiano con zigomi d’altri tempi, conduce “AZ, un fatto come e perché”. Il programma va in onda il sabato sera, e approfondisce l’esperienza mediatica di un popolo che si alfabetizza con il telecomando. In una puntata sulla disoccupazione, la voce fuori campo di Ambrosi chiede a un signore napoletano, lei che lavoro fa? Il signore napoletano risponde, nessuno. Ambrosi dice, ma è disoccupato, allora. No, risponde l’uomo. Ma allora che cosa fa?, chiede con la voce melliflua Ambrosi. L’uomo guarda in camera. Solo un paio di secondi. M’arrangio, dice.   2001. Le immagini da Buenos Aires scorrono sui Tg. Buenos Aires è come la Napoli di Maradona, come una mano di dio che si piega in un racconto di Roberto Arlt, come il cuore di un paese bellissimo e crudele che entra ancora nella storia con le parole contraddittorie e passionali di Roberto Bolaño. Una donna con le cosce aperte e il sesso che ingoia la città, come un buco nero nell’orizzonte degli eventi. Così la rappresenta un fumettista bonuanerense, Hector Ledo.   1972. Napoli. Mancano tre anni...