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Rudolf Stingel

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Intervista con Giuliana Bruno / Superfici. Non vi è comunicazione senza contatto

New York, 16 dicembre 2016   Viviamo tra gli schermi, ribadisce Giuliana Bruno, professoressa al Department of Visual and Environmental Studies dell’Università di Harvard, nel suo ultimo libro appena tradotto in italiano, Superfici. A proposito di estetica, materialità e media. I laboriosi preparativi per la nostra intervista ne forniscono l’ennesima – e imprevista – conferma: avendo dimenticato il registratore, cerco su Google programmi di registrazione della voce che non riesco a scaricare; lei ha un iPad ma non ci permette di registrare. Potremmo utilizzare il suo cellulare ma il file sarebbe troppo pesante da trasferire. Finché mi rendo conto che Quick Time Player ha la funzione Audio Recording. Posiziono il computer – questa scultura domestica così familiare – sul tavolo, in mezzo a noi, in modo che capti le nostre voci. Sfioro il touchpad ogni volta che lo schermo svanisce. Insomma, persino la memoria della voce passa oggi attraverso la superficie degli schermi.   Mappatura e superfici   Riccardo Venturi: Vorrei cominciare rivenendo sul decennio che va dalla pubblicazione de L’Atlante delle emozioni. [2002, tr. it. 2006, nuova edizione Johan & Levi 2015]...

NYC 1993

Una delle opere più belle di NYC 1993: Experimental Jet Set, Trash and No Star (al New Museum, New York, fino al 26 maggio 2013), è anche la più modesta: l’album di immagini raccolte da Todd Haines mentre scriveva la sceneggiatura del film Safe. Esposto in uno dei mezzanini del museo, si può sfogliare in solitudine quasi fossimo nello studiolo di un collezionista. Sono immagini di case suburbane, autostrade avvolte nello smog, fotografie di templi new age di provincia, la pubblicità con una casalinga scosciata e sorridente che lustra ginocchioni il pavimento della cucina. Nel 1993 Haines era a New York, testimone della “disintegrazione del ventesimo secolo americano” e dell’emergere di un clima in cui le “nozioni di sicurezza, immunità e sopravvivenza avevano cambiato completamente significato.” Da quel clima nacque Safe, la storia di una casalinga californiana, interpretata da Julianne Moore, che sviluppa una malattia misteriosa causata da tutto quello che la circonda. Per sopravvivere si rifugia in un convento sterilizzato guidato da un santone sieropositivo, dove passa il suo tempo davanti a uno...