Categorie

Elenco articoli con tag:

Vladimir Vladimirovič Majakovskij

(4 risultati)

Venezia - Asseggiano, 4 aprile 2012

“Spacco bottiglia e ammazzo famiglia”, avevo promesso che avrei spiegato l’origine di questo motto. È un modo di dire sbruffone, che circola tra tutte le bande e tutte le etnie di Mestre e Marghera. Una battuta, ma anche una scintilla che può accendere un fuoco violento. L’avevo scoperta in un incontro a Asseggiano, me l’avevano fatta conoscere Viko e Aioub. E proprio a un’ora dal debutto al Goldoni, c’è stato un momento di tensione in cui la frase è tornata fuori. A dire il vero la frase l’avevamo anche “fissata” nello spettacolo due giorni prima. Quando Martina, “l’angelo della geometria”, una piccolina della 1 B di Marghera, con la sua coroncina in testa, comincia a far sorridere forzatamente tutti gli scampati dal diluvio e arrivati nel paradiso da lei comandato e li fa saltare saltare saltare 5-6-7-8 a tempo di tip tap, tra le proteste Viko reagisce proprio così: “Io spacco bottiglia e ammazzo famiglia”. Tutti lo redarguiscono: no, in paradiso no. Non si può. “Ah no, non si può?” chiede sorpreso Viko. No. Continua a sorridere...

Una rivoluzione pacifica

Che fare? Il sottotitolo dell’opera di Lenin era “Problemi scottanti del nostro movimento”. Intenti rivoluzionari a parte, Roma potrebbe avere un ruolo di primo piano in un movimento di rinascita culturale. È la capitale, il luogo delle istituzioni. Un’azione fatta a Roma dovrebbe non tanto sensibilizzare le istituzioni, quanto occuparle. Senza chiedere soldi, ma chiedendo ospitalità. Portare i libri al “cuore dello Stato”. Sarebbe un po’ come mettere i fiori nei cannoni. Una rivoluzione pacifica, ma potente. Che si cominci a leggere dentro il municipio, in Parlamento, nei luoghi delle istituzioni. Che la lettura diventi pratica politica. Si scelgano dei libri e si fissi un’agenda. Ogni settimana un libro.   Montecitorio come Wall Street. Palazzo Madama come Zuccotti Park. Un’onda di voci che si propaga potrebbe anche far tremare il Palazzo. Il corpo simbolico della letteratura nei luoghi simbolo della politica. Niente di più rivoluzionario. La protesta americana ha scelto la Borsa, il cuore della finanza. Roma è la casa della politica. È lì che dobbiamo bussare. Non per...

Dialogo della pittura

  Fin dai tempi dei tempi (tempi di Altamira, tempi di Lascaux) ho visitato con affetto, curiosità e tremore gli studi dei pittori - ogni volta sentendomi invitato in luoghi in qualche modo misteriosi, o addirittura sacri. Quelle soglie, ogni volta che le oltrepassavo, le sentivo temenoi, tagli, fra un fuori normale e un dentro altro, denso e segnato, templare: varco iniziatico (se entri io t’inizio ai miei segni e colori, te li rivelo e ti faccio partecipe) oltre cui avrei trovato colori, odori, disegni, cavalletti, tele, immagini nuove e vecchie, officina, laboratorio, cappella votiva, luogo di meditazione, di artigianato e ispirazione. Andavo da Claudio Olivieri verso il Ticino, a ovest di Milano, fra campi di erbe, in una casa isolata, sderenata, antica, contadina - e lo trovavo (era sempre solo) con le tele intelaiate intorno, quinte, verticali - alcune bianche, alcune con qualche segno e colore, alcune finite. Parlavamo, io cercavo di decifrare, il difficile lavorio del narrare la pittura - e discutere e discutere, il dialogo del poeta e del pittore. Il pittore che aspetta le parole del poeta forse per capire cosa sta facendo. Ma cosa fa il pittore...

Lamezia Terme, 5 maggio 2011

E invece Aristofane lo faccio aspettare ancora. Perché è successa una cosa davvero molto brutta. Sono entrati di notte dentro Palazzo Panariti, dove teniamo gli incontri di Capusutta, hanno sfasciato porte e finestre. Ladri? Ma non c’era niente da rubare, il palazzo è ancora vuoto, appena inaugurato, non ci sono attrezzature, solo due piccoli monitor per la sorveglianza. Dei balordi, può essere. E se fosse invece un brutto segno, una specie di intimidazione? Contro chi? Ci nascono strani pensieri in testa, che vorremmo ricacciare indietro.   Speriamo che non siano segnali contro Tano Grasso e il suo irruento procedere a cercare di portare novità nella cultura cittadina. In effetti non c’è un’aria rassicurante in giro: sembra da certi discorsi - sembra, ripeto - che qualcuno remi decisamente contro. “È che il teatro di ricerca qua non funziona!”, “che prima di voi c’erano altre esperienze di laboratorio teatrale, mica era il deserto!”, e argomentazioni simili. Che bisogno c’era di ricorrere a Ravenna e a Napoli, in sostanza. E in effetti, a parte le porte sfasciate, c...