Categorie

Elenco articoli con tag:

Date

(1,406 risultati)

Margherita Sarfatti / Una donna di potere nell’Italia fascista

Poco prima della fine del percorso espositivo della mostra dedicata a Margherita Sarfatti al Mart di Rovereto i curatori hanno esposto la gigantografia di una foto scattata alla Biennale di Venezia del 1930.   Mart, Sala «Mostre in Italia». Margherita Sarfatti è ritratta al centro dell’immagine, unica donna accanto a sei uomini. Di fotografie simili se ne trovano parecchie, sui tavoli documentari della mostra del MART come in quelli della mostra gemella al Museo del Novecento di Milano: foto di gruppo di comitati responsabili di mostre e manifestazioni culturali, ritratti istituzionali del sistema di gestione delle arti in Italia negli anni Venti e Trenta. Sarfatti vi appare regolarmente come la sola donna, e a ognuna di queste immagini si potrebbe accompagnare come didascalia una definizione tratta dall’incipit della biografia intellettuale che Simona Urso le ha dedicato: «l’unica donna, forse, cui nel periodo fascista fu permesso di avere peso politico e intellettuale pari a quello degli uomini». In effetti, solo cinque anni prima che fosse scattata quella fotografia alla Biennale, Sarfatti era stata la sola donna “parlante”, cioè invitata a tenere una relazione, al...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Cominciare

Una classe spesso comincia ad essere classe prima che arrivi un professore. Venti o più ragazze e ragazzi non sempre hanno davanti il tizio che sarà con loro per un anno. Conoscono i docenti di ruolo, e cominciano a conoscere i supplenti. Supplenti per due settimane, per un mese, o tutto l’anno. La scuola italiana rimane un organismo burocratico enorme, nonostante la legge che istituiva l’autonomia scolastica, la 59 del 15 marzo 1997, abbia voluto rendere ogni istituto una sorta di azienda statale più indipendente, con un migliaio di studenti e cento-duecento dipendenti tra docenti, amministrativi, “bidelli” (il personale ATA Amministrativo Tecnico e Ausiliario). I docenti di ruolo (quelli che resteranno sino alla pensione) sono la maggioranza, ma tanti sono “precari”. Attendono in genere la nomina annuale in una o più scuole, che arriva dall’Ufficio Provinciale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica a fine settembre, o a inizio ottobre. Quindi la storia della mia classe è cominciata prima di me, il professore.   Ricevi una mail dalla scuola che ti propone un contratto “sino ad avente diritto”: vuol dire che cominci a lavorare ma non sai...

Festival Aperto di Reggio Emilia / Platel-Cassol: la morte in scena

La leggenda narra che un anonimo committente si sia presentato alla porta di Mozart nel cuore della notte indossando una maschera e un mantello scuro, offrendo una sacca con cinquanta ducati per comporre in quattro settimane una messa da requiem. Allo scadere delle quattro settimane l'uomo tornò per ritirare la composizione che Mozart non aveva ancora completato così gli offrì altri cinquanta ducati dandogli altre quattro settimane di tempo. Mozart morì poco dopo, il 5 dicembre del 1791, lasciando il suo ultimo capolavoro incompiuto. La portò a termine il suo amico e collega Franz Xaver Süssmayr, incaricato dalla vedova del compositore austriaco.  Da qui una serie di controversie sull'autenticità dell'opera. Il teorico musicale Piero Buscaroli ha addirittura ipotizzato che il Requiem sia rimasto incompiuto non a causa della morte del suo autore, come vuole la tradizione, bensì per una scelta deliberata di Mozart stesso. C'è anche chi sostiene che sia stato Antonio Salieri, secondo un’altra leggenda lo storico rivale di Mozart, a commissionare il lavoro, tanto da indurre nel giovane compositore l'idea che il Requiem fosse per lui, già malato da tempo.     Giocando...

Un inedito / Rafael Alberti: marinaio a terra

La terza edizione di Cremonaletteratura sarà interamente dedicata ad Antonio Tabucchi, e si  terrà sabato 27 e domenica 28 ottobre presso l’Archivio di Stato di Cremona dalle ore 16 alle ore 19,30 (a cura di Giovanni Catelli e del Lyceum Club Internazionale).   Una grande testa con una bianca criniera leonina, corpulento, il sorriso largo e un po’ stereotipato alla Vittorio de Sica, cordiale, estroverso, la voce forte: Rafael Alberti me lo ricordo così, quando lo conobbi in quella sua casa di Trastevere che era a metà fra lo studio del bohémien, il salotto intellettuale e il rifugio del poeta in esilio. Era la fine degli anni Sessanta, non ricordo esattamente l’anno, Franco sembrava non dovesse morire più (e infatti lo tennero ancora abbastanza in vita quando era già morto davvero), e il ritorno nella Spagna fascista forse era ormai per Alberti un sogno già abbandonato. Me lo fece conoscere Murilo Mendes, a suo modo un altro esule, anche se il suo era un esilio obliquo e reticente, una scelta più che una costrizione, e che principalmente non aveva alle spalle il trauma di una guerra civile, della scelta delle armi, della persecuzione poliziesca. Alberti e Murilo Mendes...

Rispetta lo Straniero / Il tempo presente

“Era una notte buia e tempestosa…” (Snoopy, Peanuts, XX secolo). Per un incipit sul tempo presente si devono scrivere parole generiche, quelle che poi divennero anche ridicole per merito di Charles Schulz, l’autore dei Peanuts: il tempo presente del XXI secolo è nei fatti una notte buia e tempestosa. Cosa non si fa per cercare di non cadere in ripetizioni, per uno come me che sviscera quel poco che pensa, rendendolo di dominio pubblico. Eccovi adesso una delle mie iterazioni preferite. Quella su Hanna Arendt. I grandi filosofi presentano la strana caratteristica di essere in qualche modo eterni quando dicono cose giuste, ma anche cose sbagliate. Hanna Arendt, per me, è quella grandissima di On revolution, ma anche quella mediocre delle considerazioni sul processo Eichman. L’unica cosa che mi sta sul gozzo di quel processo è infatti la sentenza di impiccagione: lui, come gli altri indimenticabili criminali nazisti, avrebbe dovuto essere studiato per anni e anni allo scopo di comprendere la malattia che lo affliggeva che non era una malattia sua, che non era una malattia mentale, ma una tara del genere umano.    A quelli che manifestano il proprio stupore, consiglio a...

Cinquant’anni di canzoni italiane d’amore / Romantic Italia

Lucio Dalla una volta ha detto: “Le canzoni poi sono una cosa minima ma quando ti agguantano …”. Lo disse durante il concerto Work in progress raccontando la commozione e l’invidia che provò ascoltando per la prima volta Santa Lucia di De Gregori. Dalla parla per un paio di minuti – se dovesse venirvi voglia di cercare il video su youtube non lo trovereste più, purtroppo, ed è un peccato, perché Dalla sapeva anche raccontarla oltreché cantarla – e riesce a portarci dentro quel pezzo in una maniera unica. Lucio, ascoltatore in quel momento, come tutti noi, dovette accostare la macchina e fermarsi perché la canzone lo aveva agguantato. “Se fossi uno stronzo vi direi che ho pianto, ma siccome sono uno stronzo ve lo dico”. Questo frammento mi è tornato in mente appena ho cominciato a leggere l’introduzione a Romantic Italia (minimum fax, 2018) che la stessa Giulia Cavaliere scrive. Ho capito che l’autrice ha ben presente l’importanza di quella cosa minima e di come ci accompagni, ci aiuti, ci rappresenti, ci dica qualcosa di noi, ci sconvolga e chissà che altro ancora nel corso della nostra vita. Siamo fatti della stessa melodia delle canzoni che abbiamo ascoltato, arrangiati più o...

Ercole e il suo mito / Wilma, dammi la clava!

“Wilma, dammi la clava!”, urla Fred Flintstone a sua moglie. La frase divenuta celebre in Italia grazie alla pubblicità televisiva dell’insetticida Neocid Florale degli anni Sessanta, accompagna l’istante in cui il cavernicolo si dispone a far giustizia di nugoli di mosche aggressive.   Annuncio pubblicato nella rivista settimanale RADIOCORRIE TV riferito alla serie di animazioni pubblicitarie per Carosello andata in onda dal 1965 al 1971. Il prototipo dell’eroe che impugna la clava per far giustizia in un modo che si presume buono e legittimo è Ercole. La mostra Ercole e il suo mito, in corso a La Venaria Reale (fino al 10 marzo 2019), ricostruisce il percorso del mito dalle sue origini micenee al suo disperdersi nella cultura di massa: nel genere cinematografico “peplum” inaugurato da Le fatiche di Ercole nel 1958 e negli “spaghetti western” di Sergio Leone, che traslocano la figura dell’eroe dai luoghi del mito alla frontiera del West. La pistola che Clint Eastwood impugna al posto della clava per far giustizia nel film Per un pugno di dollari del 1964 “fa fuori” il genere cinematografico “peplum”, spiega Angelo Bozzolini, curatore del progetto audiovisivo che correda...

Dal trailer al film / Godard. Tableaux, Films, Textes

Si potrebbe dire che un trailer ha sempre davanti a sé la possibilità di scegliere tra due modalità. La prima ha a che fare con l'essere il film attraverso un montaggio narrativo che ne riporta spezzoni in modo coerente e comprensibile, e principalmente neutrale; la seconda – più rara e variamente declinata – è presentare il film, ponendosi come suo commento esterno. Sono scelte inversamente proporzionali: laddove c'è il film che parla da sé c'è meno spazio per qualcuno che parli al posto suo. Nel caso in questione riesce ad essere entrambe le cose, e vediamo perché.     Nel trailer di Le livre d'image sembra esserci tutto, tranne proprio quelle immagini che si suppone andremo a vedere. Musiche off, voci fuori campo che annunciano l'inizio delle riprese di un film (è il primo ciak dell'Odissea nel Disprezzo, per la regia di Fritz Lang nel ruolo di se stesso), soprattutto silenzi, titoli – evidentemente – di film che vanno e vengono a intermittenza, sospensioni, tracce grafiche che scompaiono per riapparire, la scritta “musique” che entra solo nell'assenza della musica, preceduta da altre scritte, altrettanto indecifrabili, in sovraimpressione. Tableaux, Films, Textes....

Da oggi fino a domenica, ad Ancona, Kum! / Cristo e Dioniso. Passione e risurrezione

Si presenta qui un’anticipazione dell’intervento previsto per il festival KUM! di Ancona nelle giornate del 19, 20, 21 ottobre 2018. Qui il programma completo del festival.   Furio Jesi e il suo “maestro”, Kàroly Kerényi, pur nelle loro divergenze anche aspre, sarebbero stati d’accordo nel sostenere che l’essenza del mito è oramai inattingibile, e che al suo posto possiamo solo vedere i modi di composizione dei “materiali mitologici”, con cui invece riusciamo ad avere un contatto diretto. Pur non sapendo dire se questi materiali rimandino davvero alla genuinità, all’effettiva esistenza di un mito originale che li produrrebbe, possiamo senz’altro constatare che essi hanno un impatto, una risonanza nella nostra esistenza. Se il mito ci è precluso, ciò che resta del mito si offre invece ad una indagine urgente, per capire che cosa di noi metta in forma, per capire se accettarne o meno gli influssi. È indubbio che la risurrezione sia un tema ampiamente sentito oggi (dalle varie riprese della dottrina cristiana che ancora si fanno sentire, ai sogni di immortalità che la società odierna contribuisce a creare), e che sia anche un tema svolto da svariate mitologie. Tra tutte quelle...

Short Theatre / Per un teatro minore – Babilonia Teatri

“Ma quanto se la tira questa!” mormora sordamente la solita signora seduta accanto a me, qui in versione alternativa e indianeggiante (siamo a Short Theatre, santuario romano del teatro contemporaneo), la stessa che, alla fine di Calcinculo di Babilonia Teatri, urlerà a squarciagola “bravi, bravi!” con le braccia protese in un applauso pieno di fervida riconoscenza: all’inizio di ogni incanto c’è sempre un principio di avvelenamento, un lieve sentore di irritazione, e non è sempre facile stabilire se si tratti di quella particolare irritazione che, diceva Ortega y Gasset, “si rivolge immediatamente contro l’artista per rimbalzare però contro chi la prova, lasciandolo inquieto nei confronti di sé medesimo”.  Ma la signora che da anni frequenta i miei tentativi di recensire spettacoli, sempre diversa e sempre la stessa, non ha tutti i torti: con la sua gonna sbriluccicante e multistrati, l’informale giubbetto jeans, il microfono che sfiora il grembo, Valeria Raimondi “se la tira” davvero moltissimo, è una star strapaesana che calca una scena dove per miracolo, sotto un basso firmamento di luci, il pavimento della sala prende il colore smorto della terra battuta – di quella...

Flash alcolic e cicchetti / Storie di ubriachezza

Sono milioni gli individui che soprattutto verso sera entrano in un clima interiore fatto di ansia diffusa e aspettative strane, non ben definite, qualcosa che ha a che fare con la pulsione alla fuga, con il desiderio di evasione, di liberazione. C’è in loro un certo nervosismo. Ma tutto si placa, verso sera, quando appare una qualunque forma fenomenica del noumeno alcolico, dal prosecco al gin-martini… L’alcol sembra l’approdo, e l’alcol era il manque che innervosiva. E tutto subito si colora di serenità, ogni cosa appare ancora sopportabile, ancora possibile; si concepiscono nuovi desideri, viene una rinnovata, magari strampalata, progettualità, una sostanziale voglia di continuare a vivere. Oppure, nella variante gaia, per così dire, il flash alcolico del cicchetto stabilizza e consolida un’idea comunque già ben strutturata che la vita sia pur sempre una bella cosa e che non basti fare altro che mantenerne il ritmo di serenità anche attraverso tutte le microhybris del rituale serotino che servono. Forse è proprio il nostro essere umani che induce una necessaria logorrea, che talvolta si fa insopportabile, per la sua pesantezza, e va in qualche modo fermata, almeno per un po’. C...

La fotografa degli istanti che se ne vanno / Sarah Moon

A Milano, inaugurate durante la settimana della moda, si possono vedere due mostre dedicate a Sarah Moon. L’una, presso la Fondazione Sozzani, “Sara Moon. Time at Work”, si snoda in un arco temporale che va dal 1995 al 2018. È composta da circa novanta opere, oltre al cortometraggio “Contacts” del 1995 e al documentario “There is something about Lillian”, del 2001, dedicato alla fotografa di moda Lillian Bassman. Contemporaneamente, presso Armani/Silos, sotto il titolo “From one season to another”, vengono esposte 170 opere a colori e in bianco e nero e due cortometraggi. In entrambe le mostre il tema centrale è il tempo: un insieme di istanti che se ne vanno, perdono la loro consistenza, si trasformano. Il vuoto pare essere tanto il punto d’arrivo di ogni istante, quanto lo spazio da colmare perché tutto non vada perduto e dimenticato. Così accade nel video del 2013 che si può vedere alla galleria Carla Sozzani, vera sintesi di tutta la mostra. Si intitola “Ou va le blanc”, la storia del tempo che passa e cancella”, scrive Sarah Moon. Vi appaiono immagini che avrebbero dovuto essere stampate per un libro. La fotografa racconta che sono polaroid in positivo che non ha terminato,...

Spike Lee, "BlacKkKlansman" / L’uomo nero del Ku Klux Klan

BlacKkKlansman è un’invettiva, un pamphlet per immagini, “scritto” da un uomo di cinema, Spike Lee, che sa come si racconta una storia. E che qui lo fa molto bene, padroneggiando registri diversi, mescolati e fatti interagire tra loro. La porzione narrativa, che occupa la gran parte del film, è basata sulla storia vera dell’unico poliziotto afroamericano di Colorado Springs, Ron Stallworth, che negli anni Settanta si infiltra nel Ku Klux Klan con la complicità di un collega bianco. Ma la vicenda, pur non essendo letteralmente attualizzata, è piena di echi e riferimenti a una Storia che è cominciata prima di allora e che continua.  Il film è aperto da due spezzoni di finzione presentati come documenti: alcune immagini da Via col vento, con una bandiera confederata che sventola su una distesa di feriti della Guerra civile, e lo sproloquio razzista di un fittizio dottor Kennebrew Beauregard (Alec Baldwin), ripreso mentre su di lui passano immagini da Nascita di una nazione, il film di David W. Griffith del 1915. Il racconto è come incorniciato: queste prime sequenze dicono quali ne saranno il filo e il senso; le ultime, propriamente documentaristiche, lo chiuderanno confermando...

Frammenti di vite / Biografie politiche al Fit di Lugano

Nutrirsi di esistenze altrui. Andare alla ricerca di vite in cui rispecchiarsi e riconoscersi. Dalla letteratura contemporanea alla serie tv, dal cinema al teatro: proliferano biografie, storie vere, testimonianze in prima persona. È ‘reale’ quello che mi stanno raccontando? Quanto viene concesso all’invenzione? Leggiamo interviste, cerchiamo tracce, proviamo ad approfondire. Vogliamo le prove, non importa quanto siamo colti e consapevoli che l’arte è sempre e comunque rielaborazione.  Il genere letterario della non-fiction – che da Emmanuel Carrère a Annie Ernaux sancisce clamorosi successi editoriali – prolifera anche sulla scena contemporanea. Di questa tendenza dà conto il Fit Festival di Lugano (giunto ormai alla ventisettesima edizione) che tenta una ricognizione sul tema, e indaga le sue risonanze politiche. Tra gli italiani, non può mancare la compagnia Deflorian/Tagliarini che in questi anni si è distinta per la capacità di elaborare “partiture di realtà”: drammaturgie per frammenti che danno voce alla vita interiore degli attori sulla scena (su Doppiozero Massimo Marino racconta l’ultimo spettacolo).   Ma il festival svizzero rappresenta sempre una preziosa...

Sul palco di uno stabile in crisi / Deflorian-Tagliarini: “Quasi niente” a Roma

“Ma quanto sarebbe più facile se questo fosse quel teatro con una trama, / una di quelle trame che sostengono la vicenda, / quelle trame dentro cui ti puoi immedesimare” dice a metà di Quasi niente LQ, la quarantenne, guardando il pubblico dritto negli occhi. Nell’ultimo lavoro di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini – con cinque strepitosi attori, in scena a Roma all’Argentina per Romaeuropa Festival fino a domenica 14 ottobre – poco prima C, il cinquantenne, aveva raccontato del palazzo dei suoi, supercontrollato contro ladri e aggressori, un vero moderno fortilizio di sicurezza, dove una sera si sente un rumore ripetuto da una casa. “Qualcuno ha chiamato la polizia, che ha sfondato la porta dell'appartamento / da cui provenivano i colpi. / Hanno trovato una donna che da ore sbatteva la testa contro il muro”. Solitudine. Un tarlo interiore che corrode. Una sensazione di non trovarsi mai al proprio posto, un posto che non c’è. Paura degli sguardi degli altri, paradossale perché qui siamo in teatro. LQ, all’inizio, provenendo da uno spazio posteriore del palcoscenico, interiore, chiede agli spettatori di girarsi dall’altra parte. Di non guardare (o forse di guardarsi dentro)....

Racconti / Jeffrey Eugenides. Una cosa sull'amore

Vale la pena dirlo subito: Una cosa sull’amore, la prima raccolta di racconti di Jeffrey Eugenides (uscita in America nel 2017 e in Italia lo scorso agosto), non è un libro sull’amore. La formula proviene da una delle dieci storie che lo compongono (già pubblicata cinque anni fa nel “New Yorker”), Trova il cattivo, ‘Find the Bad Guy’: «Hanno scoperto una cosa sull’amore. Una cosa scientifica. Hanno fatto degli studi per capire che cosa tiene unite le coppie. Sapete che cos’è? Non è l’andare d’accordo. Non sono i soldi, i figli, o una visione condivisa della vita. È avere cura uno dell’altro.» (p. 160). È un passo importante, ma forse non così tanto da giustificare il titolo dell’edizione italiana; quello originale, ‘Fresh Complaint’ (Denuncia tempestiva, che è anche il titolo dell’ultimo racconto del libro) è più preciso e insieme più ambiguo, richiede e anzi provoca l’interpretazione, come vedremo. È possibile che Una cosa sull’amore, espressione più minimalista e ‘carveriana’ (penso a What We Talk About When We Talk About Love), sia parsa più adatta per una raccolta di short stories.      Ma se non d’amore, di cosa parla davvero il libro? Parla di generazioni;...

Hangar Bicocca / The last days in Galliate: Leonor Antunes

Sulla soglia dello Shed, la sezione dell’Hangar Bicocca che precede l’area delle navate, una serie di placche di ottone verniciato delimita l’ingresso dell’installazione site specific di Leonor Antunes. L’opera, ispirata da un rilievo di Mary Martin, si intitola alterated climbing form (I, II, III, 2017, IV, 2018) e come una cortina, invita lo sguardo dello spettatore a filtrare fino al campo di azione dell’intervento installativo. Antunes, pluripremiata scultrice portoghese, scompagina la vocazione industriale dello Shed e trasforma l’organismo architettonico in uno spazio familiare, raccolto, di ariosa eleganza, sfruttando la luce solare proveniente dai lucernari solitamente chiusi e organizzando una partitura di oggetti-opere autosufficiente, germinativa, sottilmente ammaliante.   Leonor Antunes, the last days in Galliate, veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2018. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca. Foto: Nick Ash.   La familiarità delle sculture che modulano l’ambiente non è solo frutto di un’impressione passeggera: The last days in Galliate, l’opera site specific realizzata dall’artista per il polo Pirelli, si sviluppa a partire da...

Fratello e sorella / André e Simone Weil: l’arte della matematica

«Il genio era bicefalo – scrive Sylvie Weil, figlia di André e nipote di Simone, in un suo intenso libro di memorie, sospeso tra rievocazione famigliare e percorso di ricerca interiore (Chez les Weil. André et Simone, Buchet/Chastel, Paris 2009; trad. it. Casa Weil. André e Simone, Lantana, Roma 2013)  –. Mio padre aveva un doppio, un doppio femminile, un doppio fantasma. Sì, perché mia zia, oltre a essere una santa, era un doppio di mio padre, cui assomigliava come una gemella. Doppio onnipresente, come può esserlo solo un fantasma che non ha più altro da fare. Che non è più militante, non insegna più, non parte più per fare la guerra in Spagna, non ha più stupefacenti incontri con Cristo, e ciò nonostante continua, senza tregua, a fare tutto questo, ancora meglio dei vivi. Un doppio per me terrificante, perché le assomigliavo tanto. Assomigliavo al doppio di mio padre».    Una fotografia li ritrae insieme, André e Simone, nel 1922, durante le vacanze estive a Knokke-Le Zoute. Entrambi sono seduti dietro un tavolo – quasi un banco di scuola – e strizzano gli occhi, forse a causa del sole, forse perché entrambi sono fortemente miopi. André, che all’epoca ha sedici...

7 novembre 1922-17 settembre 2018 / Annette Michelson, o dell’Esigenza

“Mi dispiace, ma non posso aprire quegli scatoloni. Sa, quelli del Getty sono già passati...”. Nella primavera del 2014 rendo visita ad Annette Michelson nel suo appartamento a Midtown. Troppo tardi: i documenti che cerco (le bozze di una conferenza pronunciata a Parigi nel 1976), sempre che esistano, non mi sono accessibili. Il Getty Research Institute vi sta mettando mano per portarli dalla parte opposta degli Stati Uniti, a Los Angeles.   “Il Getty vuole anche comprare tutta la mia biblioteca di studi sul cinema, ma a me serve ancora per lavorare!”. Annette Michelson (scomparsa a New York lo scorso 17 settembre) aveva già superato i novant'anni e, sconcertata, mi parlava del trasloco che l'avrebbe impegnata a breve e che le avrebbe permesso di portare con sé, nel nuovo appartamento, solo 4000 libri (a un primo calcolo – se ricordo bene – doveva quindi sbarazzarsi di circa 8000 volumi). Questa frenesia dell’accumulo non dovrebbe stupire: del resto, una delle immagini più curiose della sua personalissima iconografia era la foto di una biblioteca.    Ph. Babette Mangolte. Nel 1976 la fotografa e cineasta Babette Mangolte scatta questo incisivo ritratto indiretto...

Contemporanea 2018 / Danzare al tempo del crollo

Corpi (Matteo Brighenti)   Un corpo ha tutti gli altri corpi dentro di sé. Tutte le forme, le posture, le direzioni. Oggi, ieri, domani. È il primo e l’ultimo passo, il riverbero iniziale e finale della nostra presenza nel mondo. Dobbiamo imparare ad ascoltarlo per capire se, ora come ora, ci stiamo innalzando, stiamo cadendo o rimbalzando tra verità e racconto, realtà e rappresentazione. Sono le stesse prospettive che ha l’uomo illustrato da Andrea De Santis, l’immagine della XVI edizione del festival promosso dal Teatro Metastasio di Prato (24-30 settembre, doppiozero ha partecipato nei giorni 28, 29 e 30), che ne ha inaugurato la stagione: è a mezz’aria, sopra campeggia la scritta Contemporanea 18 Festival – Le Arti della Scena, sotto si affaccia un rombo di cielo squarciato da tre nuvole. Tutto intorno il nero la fa da padrone. D’altra parte, il tema, avviato lo scorso anno, è Vivere al Tempo del Crollo. Etico, politico, sociale, artistico. L’oscurità avanza e la manifestazione diretta da Edoardo Donatini prova a contrastarla dando voce a corpi che, nell’incontro con la luce della scena, disegnano spazi di ricostruzione. Danzando. Il moto è (s)composto in atti e attimi,...

Ritorno al futuro / Thomas Bernhard: il suicidio del pensiero

Oggi il secondo testo del nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi. Libri di storia, di antropologia, arte, filosofia, così come romanzi e testi poetici per leggere le nuove forme di autoritarismo del nostro tempo. Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Un clamore insopportabile di folle plaudenti. Il professor Josef Schuster, matematico e filosofo, si è ucciso. Buttandosi dalla finestra della sua casa che affaccia sulla Heldenplatz, Piazza deli Eroi, a Vienna. Il professor Schuster si è ucciso perché ebreo.  Siamo nel 1988, ma ogni volta che le cameriere aprono le finestre che danno sulla piazza, di fronte al Burgtheater, la moglie, Frau Schuster, sente le grida scomposte e acclamanti dell’adunata oceanica di austriaci che proprio in quel luogo aveva salutato nel 1938 il discorso del Füher proclamante l’Anschluss, l’annessione del paese alla Germania nazista, e soffre dentro di sé la marea montante dell’antisemitismo rinascente, dell’odio. Tant’è vero che per questa sindrome...

Il giardino di Giverny / A casa di Monet

Domenica mattina a Parigi le strade sono deserte nei dintorni della stazione Saint-Lazare. Ad attenderci dentro c’è Monet, che la stazione l’ha dipinta nel 1877 in quattro celebri quadri. Impossibile non pensare subito agli effetti di colore che la sua pittura ha colto quando entriamo. Dalla copertura sopra i binari la luce trapassa con dolcezza andando a toccare la solidità un po’ brutale delle travi in ferro e dei bulloni che la tengono su. Monet è già qui con noi, lui che, facendo della tecnica – non dei passanti o dei viaggiatori – il vero e unico soggetto del quadro, ne ha colto le sembianze più profonde e più dense unicamente in forza della sua visione.      Ed eccola qua la domanda che questa volta non smetterà di imporsi durante tutto il viaggio e durante la visita: la pittura è la riproduzione della realtà, come abitualmente si crede, o non è forse vero che è quella che noi chiamiamo realtà a dipendere dalla pittura e, più ampiamente, dall’arte e dalle forme della sua riproducibilità? Esiste oggi per noi la stazione di Parigi Saint-Lazare senza passare da Monet? Queste domande pongono in dubbio uno dei capisaldi del nostro modo di guardare il mondo: la...

Rosetta Loy, Paolo Gervasi / Cesare Garboli: conoscere e agire

I due libri usciti quest’anno su Garboli, Cesare di Rosetta Loy (Einaudi) e Vita contro letteratura di Paolo Gervasi (Sossella), formano in certo senso due figure molto garboliane, cioè “speculari”. Il primo è firmato da una scrittrice che gli è stata compagna; il secondo da uno studioso troppo giovane per averlo conosciuto di persona. Eppure nella Loy i ricordi autobiografici fanno appena da esile cornice alle lunghe citazioni del protagonista, mentre Gervasi – per ragioni teoriche – ne riconduce di continuo la vicenda intellettuale alla presenza fisica. Ma tra le affermazioni che la scrittrice lascia cadere sullo sfumato del suo rapporto con “Cesare”, ce n’è una che mi sembra importante per capire l’uomo umorale, disinvolto fino all’apparente noncuranza e ossessivo fino all’idealizzazione persecutoria di sé stesso, di cui prova a offrirci un ritratto. Parla, la Loy, di “una sorta di schizofrenia” garboliana: termine già usato in un’intervista a Repubblica, dalla quale emergeva un Garboli capace di mandare all’aria una vacanza se scopriva un errore in un suo articolo, e soggetto a scatti di furore manesco degni di una commedia con Sordi e la Vitti. “Penso che fosse un po’...

A vent'anni dalla sua morte / Le “lezioni americane” di Bruno Munari

Essendo uno degli atenei più importanti al mondo, l’Università di Harvard è stato uno dei crocevia privilegiati per intellettuali e artisti italiani in visita negli Stati Uniti. Particolare risonanza pubblica hanno avuto nel nostro paese le Charles Eliot Norton Lectures, un programma di Visiting Professorship istituito nel 1925 attraverso cui quale scrittori, artisti, intellettuali di fama mondiale vengono invitati a trascorrere un anno accademico nell’università del Massachusetts. Famose e celebrate saranno le Lezioni Americane che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere a Harvard nell’autunno del 1985, ma mai portate a termine a causa della sua morte improvvisa avvenuta nell’estate dello stesso anno. Il libro pubblicato postumo diventerà una sorta di testamento letterario e critico che ha accompagnato l’esegesi calviniana nei decenni a venire. Quelle sei lezioni, quelle Six Memos for the Next Millenium nell’originale inglese, saranno poi ricordate da Umberto Eco nel 1992, quando sarà invitato a sua volta (secondo italiano dopo Calvino, e prima di Luciano Berio), a tenere un ciclo di lezioni che saranno raccolte nel libro Sei passeggiate nei boschi narrativi (1994).    Non...