Ombre ad Asiago

 

Asiago – 28 settembre 2005

 

Penultimo giorno di riprese de “La strada di Levi” di Davide Ferrario. Incontriamo Mario Rigoni Stern, ci passiamo assieme quasi tre ore; la casa è rosa, modesta, nel punto preciso sul margine del bosco che immaginavo. I suoi vicini sono Tullio Kezich, che non c’è mai, ed Ermanno Olmi. Ci portiamo con i mezzi nei pressi di una vecchia colonia di frati, ex caserma ex prigione ex bordello (nelle intenzione repubblichine) e lì inizia il lavoro. Rigoni è meravigliosamente disponibile, disinvolto davanti ai numerosi ciak: si parla di Primo Levi, Marco Belpoliti lo intervista per La Stampa, io gli chiedo dei formaggi e lui mi spiega come giudicare il buon Asiago. Poi Davide gli fa leggere alcuni passi della lettera scritta il giorno dopo la notizia del suicidio di Primo Levi. La lettera è in Aspettando l’alba e altri racconti (Einaudi, 2004), il titolo è “La Medusa non ci ha impietriti”. Mario Rigoni Stern cita alcuni versi di Primo Levi, la poesia è A Mario e Nuto, la trascrivo: Ho due fratelli con molta vita sulle spalle, / Nati all’ombra delle montagne. / Hanno imparato l’indignazione / Nella neve di un paese lontano, / Ed hanno scritto libri non inutili. / Come me, hanno tollerato la vista / Di Medusa, che non li ha impietriti. / Non si sono lasciati impietrire / Dalla lenta nevicata dei giorni.

Nel tornare a piedi verso casa sua, ci ritroviamo Marco, Rigoni ed io: bella chiacchierata sui reduci e sulle loro famiglie, che non capivano quello che avevano passato in Russia e nei campi di prigionia, sulle scelte imposte dai tempi, su Nuto Revelli, sull’incredibile capacità di ripresa dimostrata nel dopoguerra dal Paese… 

Rigoni ci dà alcuni consigli: per il pranzo Trattoria al Laghetto; per la cena L’Osteria Antico Termine a 15 km da Asiago, sul confine fra Veneto e Trentino ovvero fra Regno d’Italia e Impero Asburgico d’inizio Novecento. Rigoni, scoprirò, le ha dedicato un bel racconto, L’Osteria dei Fantasmi, pubblicato su La Stampa il 24 agosto 1997.

 

 

Asiago - 10 settembre 2011

 

Mario se n’è andato nel giugno di tre anni fa. Finalmente, di ritorno dalla Mostra del Cinema di Venezia, io e Davide abbiamo l’occasione di passare da Asiago per portargli il nostro saluto. Sono passati sei anni da quell’incontro, in mezzo sono successe tante cose e, negli ultimi tre anni, l’avventura di Piazza Garibaldi, che a Venezia è stato accolto bene. Ci sembra giusto tornare sull’Altopiano adesso che si è chiusa una pagina importante di vita e di lavoro. In questi anni ho rivisto molte volte La strada di Levi, soprattutto con i miei studenti, e la scena con Mario mi commuove sempre.

Nel 2006 esce Stagioni, penultimo libro di Mario, di cui conservo una copia con dedica ; nella sezione “Primavera”, due pagine sono dedicate al Cimitero di Asiago: Ogni volta mi ripeto che conosco più le persone che sono qui che non quelle che vivono in paese…

I merli fanno i nidi sugli alberi intorno al Cimitero… annunciano la primavera pure ai defunti, mi viene da dire… Anche per voi sia primavera. Fioriscano le vostre tombe.

Sulla tomba di Mario cresce un’aiuola bellissima, ci vengono in mente i versi del Foscolo, è inevitabile, abbiamo fatto il classico: “a egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti” e “sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna”; ci sembra che non possa darsi altra forma possibile di religione civile.

La lenta nevicata dei giorni torna nei miei pensieri.

L’amico Ladis Zanini scatta una foto delle nostre ombre intrecciate. Eccola.

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