Platel-Cassol: la morte in scena

La leggenda narra che un anonimo committente si sia presentato alla porta di Mozart nel cuore della notte indossando una maschera e un mantello scuro, offrendo una sacca con cinquanta ducati per comporre in quattro settimane una messa da requiem. Allo scadere delle quattro settimane l'uomo tornò per ritirare la composizione che Mozart non aveva ancora completato così gli offrì altri cinquanta ducati dandogli altre quattro settimane di tempo. Mozart morì poco dopo, il 5 dicembre del 1791, lasciando il suo ultimo capolavoro incompiuto. La portò a termine il suo amico e collega Franz Xaver Süssmayr, incaricato dalla vedova del compositore austriaco. 

Da qui una serie di controversie sull'autenticità dell'opera. Il teorico musicale Piero Buscaroli ha addirittura ipotizzato che il Requiem sia rimasto incompiuto non a causa della morte del suo autore, come vuole la tradizione, bensì per una scelta deliberata di Mozart stesso. C'è anche chi sostiene che sia stato Antonio Salieri, secondo un’altra leggenda lo storico rivale di Mozart, a commissionare il lavoro, tanto da indurre nel giovane compositore l'idea che il Requiem fosse per lui, già malato da tempo.

 

 

Giocando con l’ambiguità di appartenenze e di riconoscimento identitario dell'opera, è proprio nei suoi vuoti che è intervenuto Fabrizio Cassol, sassofonista e compositore belga di origini italiane, già autore di musiche di scena per Anne Teresa De Keersmaeker e per la Comédie Française di Parigi, per creare Requiem pour L., con la regia e coreografia di Alain Platel e la direzione di Rodriguez Vangama. È questo il quinto lavoro del fondatore della band jazz Aka Moon con il suo “fratello acquisito” Platel, entrambi alti, magri e con folti capelli ricci. 

Dopo un anno e mezzo di lavoro con quattordici musicisti provenienti da diversi paesi, Cassol, partendo da tradizioni scritte e orali dell'Africa centrale e meridionale, ha contaminato il Requiem di Mozart con il jazz, il rock, l'opera e la musica popolare africana, declinata in varie lingue oltre il latino (Lingala, Swahili, Kikongo, Tshiluba e Lari), in una partitura interculturale nella quale il classicismo mozartiano incontra i caldi colori del deserto, della savana ma anche delle periferie urbane. Cassol riscrive la classicità attraverso la multicomunità. È la cantante sudafricana Nobulumko Mngxekeza, unica donna in scena, a guidare i quattordici elementi del gruppo nel cimitero e nell'interpretazione dell'agonia di L., in arte Lucie, di cui Mozart diventa lo spettro. 

 

 

La scena della sala del Teatro Ariosto di Reggio Emilia, dove Requiem pour L. arriva per il Festival Aperto in prima italiana dopo aver calcato i palcoscenici di tutta Europa, è coperta da un insieme geometrico di parallelepipedi tombali neri di diverse dimensioni e altezze, un chiaro riferimento al Memoriale dell'Olocausto di Berlino. I quattordici performer in abiti scuri e stivali di gomma nera entrano esitanti e usano le tombe come sedili, panche, palchi, passatoie, pedane... Sullo sfondo un grande schermo mostra un filmato in bianco e nero, con il gigantesco primo piano del volto di un'anziana donna, stanca e sofferente. Il Requiem inizia ed è subito chiaro che sarà un percorso a senso unico: il volto si sfigura in smorfie, la musica segue il ritmo di un respiro sempre più affaticato, a volte interrotto, fino all'ultimo slancio prima della ritrovata pace con la morte di L. Quasi due ore di straziante agonia, in cui la musica e i movimenti dei performer l'hanno accompagnata, seguendo ogni sussulto, ogni battito, ogni brivido. 

Alain Platel con la sua compagnia Les ballets C de la B (Ballets Contemporains de la Belgique) nata nel 1984 dà corpo alla morte mettendo in scena i lutti di ogni spettatore, seguendo un’ispirazione già evidente in spettacoli come vsprs (2006), da Vespro della Beata Vergine di Monteverdi, o come Pitié! (2008), dalla Passione secondo Matteo di Bach, realizzati con Cassol, o come il recente, scuro Nicht Schlafen (2016), un viaggio negli orrori della guerra con musiche di Mahler mescidiate con ritmi africani, che richiamano l’altro spettacolo con Cassol, Coup Fatal (2014). Il Requiem diventa un incontro con ogni nostro caro, un inno al lutto di ognuno di noi, in cui il privato diventa un rito collettivo, un momento da guardare e vivere insieme. 

 

Il coreografo belga, ex ortopedico infantile grazie all'aiuto di un medico specializzato in cure palliative ha individuato Lucie, una donna in fin di vita disposta a farsi filmare durante l'agonia e che ha consentito l'uso delle immagini dopo la morte. Così una telecamera è stata collocata nella stanza di Lucie riprendendo ogni istante fino al suo ultimo respiro, sopra un letto con le lenzuola fiorate, accarezzata dai familiari.

 

 

Platel sembra essersi domandato fino a che punto la morte può essere rappresentata in scena. Lo ha fatto attraverso la mediazione di uno schermo. Supera il labile confine dell'irreversibilità della morte, e quindi della finzione teatrale, ma riesce in una tenera messinscena in cui paradossalmente non c'è voyeurismo, ma solo un profondo senso di rispetto della morte. La coreografia con il suo minimalismo è l'elemento cardine di questo rispetto dello spettacolo: mentre la musica accompagna il respiro sempre più faticoso di Lucie, i corpi si muovono diventando da un lato il tormento e la lotta della donna e dall'altro la frustrazione di fronte all'agonia di una persona cara. Platel avrebbe potuto trasformare il rito in danza funebre, come nella tradizione popolare africana, ma ha voluto, con pochi gesti decisi ma precisi, dare oscurità al colore caldo della musica. Tre strumentisti si affiancano al trio vocale lirico e danno “voce” a Lucie. Il congolese Rodriguez Vangama, dietro la sua Gibson fiammeggiante a doppio manico, è l'anima del gruppo a cui detta il ritmo battendosi il petto con il pugno chiuso.

 

Quel petto diventa anche quello di L. in un incitamento a riprendere il ritmo, a continuare, è un cuore che non vuole smettere di pulsare. Niels Van Heertum con la sua tuba dà fiato ai respiri della donna, mentre il fisarmonicista portoghese João Barradas raccorda Mozart ai canti africani seguendo e improvvisando le immagini dello schermo.

Gli interpreti, chiamati a personificare la morte di una donna attraverso il canto, la danza e la musica mettono così in scena anche la morte come soggetto. Quasi due ore in cui i sentimenti si alternano, dall'iniziale rifiuto della situazione alla sofferenza per il dolore e la stanchezza fino allo straziante e interminabile Lacrimosa, in cui anche gli ultimi attimi di ribellione alla morte lasciano il posto all'accettazione della inevitabile fine in un intenso Miserere.

La morte c'è, è tangibile e sconvolgente, Platel ce ne mostra ogni sfumatura più intima, ma siamo a teatro e basta far ripartire il video per ricominciare lo spettacolo.

 

Requiem pour L. si può vedere ancora alle Fonderie Limone di Moncalieri per Torinodanza il 30 novembre e 1° dicembre 2018.

Le fotografie sono di Chris van der Burght

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