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Twitteratura in classe

Twitter, per la sua sintetica brevità, può essere usato per comunicazioni diversissime. Nato per scambiarsi messaggi privati poco “seri”, si è trasformato in un potente strumento per raccontare e testimoniare eventi, annunciare decisioni politiche, discutere. È anche uno strumento che qualcuno ha pensato bene di accostare alla letteratura, con esiti diversi a seconda del grado di utilizzo delle peculiarità di Twitter.

Innanzitutto, fare letteratura con Twitter è – se non impossibile (si veda, per esempio, l’ormai famosissimo Black box di Jennifer Egan – quantomeno molto difficile. Come raccapezzarsi con messaggi di 140 caratteri, persi in un flusso ininterrotto di altri messaggi diversissimi tra loro, pubblicati seguendo un ordine cronologico contrario a quello a cui siamo abituati (e cioè, ciò che viene dopo si trova scritto sopra a ciò che viene prima)? Dobbiamo perciò limitarci a usare Twitter solo per “parlare di” libri e letteratura, come uno spazio dove discutere, tirando direttamente in causa autori e editori menzionandoli nei nostri tweet? Neppure. 

 

Esiste infatti una “terza via” all’utilizzo di Twitter per la letteratura, che consente di riempire i 140 caratteri di Twitter di contenuto letterario. Si tratta di quella che in inglese viene chiamata twitterature e in italiano twitteratura, e consiste nell’utilizzare Twitter per riscrivere – in modi tra loro diversissimi – i libri. Un’operazione che ha avuto finora un discreto successo, favorita dalla versatilità del social dell’uccellino blu: se un presidente del Consiglio può twittare la ratifica di una legge vuol dire che i tweet sono ormai molto più di un semplice scambio tra colleghi annoiati. Ma i tweet sono tante cose diverse tra loro proprio perché Twitter di per sé è un contenitore adattabile a contenuti diversi. E twitterature e twitteratura producono esiti diversi perché utilizzano in modo diverso le potenzialità offerte da Twitter.

 

Prendiamo un esempio concreto: Amleto di William Shakespeare. E prendiamo due esiti diversi: la riscrittura fatta da Alexander Aciman e Emmett Rensin nel libro Twitterature uscito da Penguin nel 2009 e #HamleTw, la riscrittura proposta dalla start-up italiana TwLetteratura dal primo al 23 aprile 2016: la prima stampata su carta e mai twittata, la seconda l’esito di tre settimane di tweets di utenti e scuole. Ma andiamo con ordine.

Aciman e Rensin erano due studenti americani, abbastanza secchioni, che – durante il loro primo anno di università – si sono trovati schiacciati dalla mole dei libri che gli toccava leggere. E si sono chiesti come assaporare la bellezza della letteratura senza stare seduti per ore a leggere. Hanno così pensato di riscrivere, sintetizzandoli in tweet, venti capolavori della letteratura mondiale – dall’Inferno al Giovane Holden, passando per Moby Dick, Shakespeare e l’Iliade – e fornirne una versione mignon adatta a tutti i palati. Tuttavia, si sono serviti solamente di una possibilità di riscrittura, ovvero hanno attualizzato i libri originali immaginandone autori e protagonisti come ragazzi di oggi, che parlano in slang (e infatti, alla fine del libro, è presente un glossario esplicativo delle espressioni utilizzate, ben note ai giovani e adolescenti che usano le chat o i social networks). Un’operazione “revival-simpatia” molto americana, insomma, mirata a conquistare i coetanei degli autori.

 

Nel caso dell’Amleto di Shakespeare, per esempio, tale volontà ironica è sempre riconoscibile. Il principe parla come un adolescente dei giorni nostri, che vive una profonda depressione e reagisce a modo suo: per esempio, urlando agli adulti le proprie convinzioni, che gli adulti non vogliono ascoltare (“STOP TRYING TO CONTROL ME. I won’t conform! I wish my skin would just … melt” – BASTA CERCARE DI CONTROLLARMI. Non voglio conformarmi! Voglio solo che la mia pelle … si sciolga). Oppure, in tono decisamente sarcastico: “Why is Claudius telling me what to do again? YOU’RE NOT MY REAL DAD! In fact you killed my real dad :( ” (Perché Claudio mi dice ancora cosa devo fare? NON SEI IL MIO VERO PADRE! In effetti, hai ucciso il mio vero padre :( ), dove la frase “In effetti, hai ucciso il mio vero padre” riassume la tragica verità che condurrà Amleto al finale tragico. Tutti i momenti salienti della tragedia sono twittati in modo ironico e sarcastico, associato ai riferimenti culturali dei giovani di oggi. La recita che smaschera Claudio richiede al pubblico senso dell’umorismo (“I wrote a play. I hope everyone comes tonight! 7pm! Tickets are free w/ great sense of irony” – Ho scritto una recita. Spero che tutti vengano stasera alle 7! Biglietti gratis e molto senso dell’umorismo); l’assassinio di Polonio sconvolge il giovane (“WTF IS POLONIUS DOING BEHIND THE CURTAIN?” – COSA C..O FA POLONIO DITETRO LA TENDA?); il discorso del becchino con il teschio di Yorick è molto più noioso di un video su YouTube (“The gravedigger’s comic speech isn’t funny at all. It’s heavy and meaningful. Just send me YouTube vids instead, pls. I am so borrredddd” – Il discorso comico del becchino non è per niente divertente. È pesante e senza senso. Piuttosto, mandatemi dei video di YouTube, per fav. Sono così annoiatoooooooooo); il suicidio di Ofelia è descritto in un modo beffardo (“Ophelia just pulled a Virginia Woolf. Funeral is on the morrow” – Ofelia ha fatto la Virginia Woolf. Il funerale è domani mattina). Per concludere con l’ultimo tweet: Amleto, morente, dialoga con il suo popolo menzionandolo su Twitter: “@PeopleofDenmark: Don’t worry. Fortinbras will take care of thee. Peace” – (@PopolodiDanimarca: Non preoccupatevi. Fortebraccio si prenderà cura di voi. Pace).

 

Anche il più celebre verso della tragedia è riassunto in una sigla con numeri e sigle che ne imitano la pronuncia: “2bornt2b? Can one tweet beyond the mortal coil?” (Essere o non essere? Qualcuno può twittare al di là della spirale della morte?).

La sintesi non toglie nulla al personaggio: lo stile dei suoi tweet ci rende perfettamente la tristezza, la finta pazzia, la beffarda ironia, il sarcasmo feroce di Amleto. In una parola, la ribellione – i cui tratti adolescenziali vengono sottolineati dalle espressioni gergali. 

Vediamo invece che cosa è accaduto, ad aprile, a coloro che hanno partecipato a #HamleTw, la riscrittura dell’Amleto in tweet. Il progetto si basa sul cosiddetto “metodo TwLetteratura”, che la start-up omonima ha elaborato e impiega dal 2012 per avvicinare nuovi e vecchi lettori alla letteratura. Come? Proponendo ai partecipanti di riscrivere il libro che si sta leggendo in tweet: si sceglie, oltre al libro, un calendario di lettura e un hashtag, fondamentali per seguire la struttura originaria del libro; e poi si parte. Nel caso della tragedia shakespeariana, l’hashtag scelto è stato #HamleTw e il calendario andava dal 1° al 23 aprile, con – tranne alcune eccezioni – un giorno di riscrittura per ognuna delle scene originali, da twittare associando all’hashtag il numero progressivo del capitolo. Ovvero, #HamleTw/01 per la scena I dell’atto I, il 1° aprile; #HamleTw/02 per la scena II dell’atto I il 2 aprile; e così via. TwLetteratura sfrutta appieno tutte le potenzialità di Twitter, innanzitutto la sintesi poiché la principale sfida da vincere è condensare in soli 140 caratteri tutto quello che la ricezione del testo è riuscita a suscitare nel lettore.

 

Un lettore che, per il fatto di parlare attraverso la sua identità di utente di Twitter, si ritrova “in scena” e può esprimere in maniera diretta il proprio pensiero riguardo a quello che ha appena letto. Un pensiero che può essere declinato in mille modi diversi: un riassunto e una parafrasi, favoriti dalla sintesi, ma anche un commento, una citazione, l’accostamento con un altro contenuto (video, foto, musica) proveniente dalla stessa opera o da altre opere dello stesso autore o, anche, da opere di altri autori; oppure, ancora, con un’immedesimazione dell’utente nel testo o un rifacimento in un’altra lingua, dialetto compreso. Inoltre, l’utilizzo di Twitter permette un contatto diretto tra l’utente e il contenuto del testo, disintermediato da qualsiasi altro filtro; e l’utente può liberamente interpretare il contenuto originale. TwLetteratura sfrutta inoltre anche le caratteristiche social di Twitter: la timeline di Twitter è un flusso continuo di messaggi dove ognuno può interagire in tempo reale con qualsiasi altro utente, lettore o critico o autore. Inoltre, con TwLetteratura Twitter è uno schermo che rimanda a un contenuto situato in un posto differente: nel caso di #HamleTw, il testo di Shakespeare. 

 

Più nello specifico, il gioco di #HamleTw ha prodotto 29 mila tra tweet e retweet (quasi 9 mila tweet) da parte di circa un migliaio di utenti (di cui 350 quelli che hanno scritto almeno un tweet). L’interazione è stata incrementata, oltre che dalla lettura collettiva, da alcuni account Twitter – animati da membri di TwLetteratura – che impersonavano i personaggi e l’autore del libro. C’erano il protagonista @TwAmleto di Danimarca, la bella e triste @TwOphelia, lo @SpettroTw del Re di Danimarca, padre di Amleto, (https://twitter.com/SpettroTw) e anche l’autore, celato sotto il nickname di @TheBardTw. Ognuno di questi account si è comportato come il suo personaggio, imitandone atteggiamenti e stile. Per esempio, il Bardo ha confessato: “Someone said @TwAmleto’s obsessions are not my obsessions. But he IS my obsession. Yes, I’m his father. #HamleTw/08”. Lo spettro del padre di Amleto si è reinventato burlone con tweet come “Cari @TheBardTw, @TwOphelia e @TwAmleto e adesso? Facciamo che io resuscito e ricominciamo tutto da capo ma al contrario? #HamleTw/restart”. Mentre Ofelia reinterpreta il suo suicidio citando le parole (vere) lasciate da Pavese prima di uccidersi (“Perdono tutti, a tutti chiedo perdono. Non fate troppi pettegolezzi. #HamleTw/18”) o dà voce al dolore che l’indifferenza di Amleto le provoca (“Uccidesti mio padre e fu #comeSe non avessi mai saputo chi tu fossi @TwAmleto, e chi fossi io... #HamleTw/11”). Mentre Amleto, fedele al personaggio, ha twittato con malinconia (“Ho perso la mia allegria! Sono cupo! La Terra? Uno sterile promontorio! L’uomo? Non mi piace né la donna! #HamleTw/08”), cinismo (“Polonio, siete un pescivendolo, un vecchio seccatore rimbambito! La Danimarca è una prigione! Ed io? Faccio brutti sogni! #HamleTw/08”), accuse (“Colpa tua, Laerte! Per sete di vendetta, strumentalizzato dal Re trascuri tua sorella che ha bisogno di te! #HamleTw/18”) e poca lucidità (“Dare una risposta sensata? Il mio intelletto è malato. Ma è facile come mentire. Ipocrite la lingua e l’anima. #HamleTw”), con cui rivela una bruciante verità (“Il vostro nobile figlio è pazzo: s’interroga su ogni cosa! Allora Viva la pazzia! Viva il senso critico! #HamleTw/07”). 

 

All’interazione con i personaggi del libro hanno risposto utenti singoli, più o meno affezionati a TwLetteratura per avere partecipato a precedenti progetti proposti dall’associazione, e soprattutto scuole. Fin dal progetto #TwSposi dedicato a I Promessi Sposi e svoltosi tra 2013 e 2014, TwLetteratura considera studenti e insegnanti destinatari speciali dei suoi progetti. Con risultati incoraggianti: di progetto in progetto il numero delle scuole aderenti cresce costantemente, quasi sempre grazie al passaparola fra insegnanti; i quali si dicono soddisfatti di un metodo che coinvolge attivamente i loro studenti, solitamente apatici o indifferenti al contenuto dei libri da leggere, soprattutto se obbligatori. Per #HamleTw hanno risposto all’appello 33 classi di 18 istituti differenti (9 scuole superiori, 7 medie e 2 elementari), dal Friuli alla Calabria, che hanno partecipato creando account Twitter riferiti alla classe. A questi, si sono sommati gli utenti singoli, divisi tra fedelissimi e semplici curiosi, catturati dall’hashtag o magari da qualche tweet di @SpettroTw. 

I tweet dei partecipanti sono stati diversissimi, stimolati dal segnale orario lanciato ogni sera a mezzanotte dall’account Twitter di @TwLetteratura, per esempio: “Essere, o non essere... questo è il nodo”. Segnale orario, #HamleTw/17. Atto IV, scena II”, contenente il link alla pagina del sito con la descrizione del progetto. C’è stato chi ha optato per un riassunto del capitolo o di una sua parte: “La regina tenta di condurre alla ragione Ofelia ma non ci riesce”, twitta la classe @2APirandelloRC con l’hashtag #HamleTw/16 e riassumendo il nucleo della scena V del IV atto. Oppure, la classe @Venturi2M riassume così la II scena del II atto, laddove il re e la regina – insieme a Polonio – chiamano Rosencrantz e Guildenstern perché allontanino Amleto dalla reggia: “L’amicizia indaga, la regina e Polonio traggono le loro conclusioni. Amleto è triste ma gli altri non sanno per cosa sia. #HamleTw/07”. La stessa classe, poi, sceglie anche di usare l’inglese: “#HamleTw/17 Last news from Hamlet: he’s alive and he’s back”.

 

Altri due tweet associano invece al riassunto anche un giudizio che potremmo definire morale: @IVsansperatorc1 giudica in maniera pessimista il testo shakespeariano (“In questa storia tutti cercano vendetta: si odiano, si tradiscono, si ammazzano. Nessuno perdona, nessuno ama. Per questo è triste”). Mentre @annina3105 è più cinica e scanzonata – come dimostra l’hashtag – nel descrivere i battibecchi amorosi fra Amleto e Ofelia: “Lei: Avevi promesso di sposarmi. Lui: Avrei fatto quel che ho detto se non fossi venuta nel mio letto. #gliuominisonotuttiuguali”.

Per altri utenti, la lettura del testo stimola l’associazione con altri testi. A @GabboM26, Amleto che va per mare ricorda i versi che Dante fa pronunciare al suo Ulisse nel XXVI canto dell’Inferno: “Ma misi me per l’alto mare aperto sol con un legno e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto. #Dante #HamleTw/17”. Mentre il Dante delle Rime petrose è il riferimento di @Sasiilbarbacane per la vendetta di Amleto: “Che bell’onor s’acquista in far vendetta. #Dante #donnapetra #HamleTw/16” cita l’ultimo verso di Così nel mio parlar voglio esser aspro. Ma Amleto richiama anche l’Odissea (“@AdrianoOrlando4 Credete partiti i nemici? O stimate alcun dono dei Danai privo d’inganni? #inganno #Odissea #HamleTw/16”) e, addirittura, Pirandello (“@Sasiilbarbacane Imparerai che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti. #pirandello #inganno #HamleTw/16). 

L’analisi del testo si può associare a un commento, come nei tweet di @erikafm282 (“#HamleTw/16 Forse @TwOphelia si è nascosta nella pazzia perché non trovava scampo dalla delusione. O forse la vera pazzia è l’amore reale”), di @annina3105 (“Amleto è prigioniero dei corsari? Li chiama ‘brava gente’ perché son meglio loro dei falsi amici che lo circondano #HamleTw/17”) e di @SabVal1 (“Che sublime narratore @TheBardTw! Ci fai sognare un’avventura tra pirati con poche pennellate da artista #HamleTw/17”). 

 

Oppure, può portare l’utente a un’interazione diretta con i personaggi, una soluzione che molte classi hanno adottato. Per esempio, @2APirandelloRC consiglia a Laerte di comportarsi diversamente (“Laerte non farti abbindolare da quello stupido di Claudio: non vendicarti ma perdona!”). @3eZumbini dialoga invece con l’alter ego di Ofelia: ricalcando l’ambiguità dei suoi sentimenti verso il padre morto e l’amato perduto, le chiedono se “ti dispiace più aver perso il padre o il probabile marito? Ancora non è ben chiaro! #HamleTw/16”; leggendo invece delle sue canzoni disperate, le propongono un po’ beffardamente se ha “mai pensato di partecipare ad Amici, sezione cantanti?! #HamleTw/16”. Invece, @SabVal1 si rivolge a @TheBardTw perché le chiarisca un elemento compositivo della tragedia: “Le ballate che @TwOphelia canta sono scritte per rivelare la storia o sono canti popolari? #HamleTw/16”. Gli studenti hanno perciò interpretato l’Ofelia e il Bardo di Twitter come persone vere, a cui rivolgersi direttamente non a voce ma tramite un tweet: se le loro domande possono sembrare sarcastiche, dimostrano tuttavia una lettura e una comprensione profonda del testo di Shakespeare. E dimostrano anche che, con questa metodologia, gli studenti fanno proprio il contenuto del testo: ne sentono vicina la lingua (“@4eJesi “Infame re, rendimi mio padre. Anche il re fa le infamate (come si dice qua a Jesi). #HamleTw/16”) e anche i personaggi, come nel caso degli studenti che hanno scritto una lettera ai personaggi (@IVsansperatorc1#HamleTw/17 Lettera a Gertrude”.

 

 

 

Infine, un’ultima categoria di tweet mescola media e arti diverse a partire dal testo di Shakespeare. Agli studenti di @Venturi2M la vicenda di Amleto richiama l’epopea di Massimo Decimo Meridio, il gladiatore dell’omonimo film di Ridley Scott, a cui si ispirano per inventare una battuta di dialogo che potrebbe essere messa in bocca ad Amleto, mosso dagli stessi sentimenti di Massimo: “#HamleTw/15 Io, figlio di in padre ucciso e di una madre disonorata, avrò la mia vendetta in questa vita o nell’altra”. 

 

 

 

In questo caso, basta l’hashtag a sottolineare la connessione tra il testo di Shakespeare e il film. Per concludere invece con due tweet che si rifanno a due famose canzoni italiane: @giuliacaminada rifà la Canzone di Marinella di Fabrizio De André dedicandola alla triste fine di Ofelia, identica a quella della protagonista della canzone (“Quella di @TwOphelia è una storia vera, che scivolò nel #fiume a primavera #HamleTw/18”), mentre @Classe_3bc dedica ad Amleto i versi della celebre Je so’ pazzo di Pino Daniele (“Je so’ pazzo, je so’ pazzo e vogl’essere chi vogl’io ascite fore d’a casa mia #PinoDaniele #HamleTw/18”). 

 

Per concludere, utilizzare tutte le risorse e le peculiarità di Twitter è ben diverso che limitarsi a riassumere grandi libri nello spazio di un tweet. Quelli di TwLetteratura, come #HamleTw, sono dei giochi che sfruttano la sintesi dei 140 caratteri e l’interazione diretta tra i partecipanti, tutti utenti di Twitter, come un incentivo a esprimere la personale recezione del testo letterario. In questo modo, innanzitutto si stimola la lettura, perché senza conoscere il contenuto è impossibile riscriverlo; inoltre, l’uso di uno strumento di solito concepito come ‘leggero’ e accessibile porta i riscrittori a sentirsi chiamati in causa in prima persona, e a essere chiari nella scrittura del loro tweet. Queste caratteristiche sono fondamentali per gli studenti, che hanno l’opportunità di riflettere su stile e sintassi del loro tweet e si sentono maggiormente liberi di esprimere quello che, in un compito in classe, non esprimerebbero. Insomma, tra twitterature e twitteratura la differenza è ben più che una semplice lettera.

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