Rete

@ Ray Tomlinson

Per gli italiani è la chiocciolina, per i russi un cagnolino, i greci ci vedono un papero, i tedeschi una scimmia che afferra un ramo, i coreani un mollusco, i giapponesi un vortice, gli israeliani un dolce arrotolato. Si sta parlando di @. Il suo nome inglese è at ed è diventata famosissima grazie alla posta elettronica. È bastato il gesto di un ingegnere elettronico americano, Raymond Tomlinson, detto Ray, scomparso ieri a 74 anni, che la vide su una telescrivente. Era un semplice carattere sulla tastiera, poco utilizzato e collocato sopra la lettera P. Ray non sapeva che aveva una storia antica, semplicemente gli piacque e per giunta non la usava nessuno. La telescrivente era un modello della American Telephone and Telegraph (AT&T); ma @ era già in circolazione dal 1882. Lo tirò...

Il triangolo dell'incultura

Si diceva, prima, sottosviluppato a uno che non sapeva le cose, che non capiva i nessi e non argomentava opinioni. Se eri sottosviluppato eri tagliato fuori dal consesso, si diceva, civile. Non eri nella polis, eri un alieno, un barbaro. Insomma, uno sfigato. Ora, tutti immersi nel liquido amniotico di internet, si scopre che il non sapere le cose, non capire ecc., pare essere una realtà estremamente diffusa e per tanto, in qualche modo, condivisa e accettata. Questo non tocca le anime belle che popolano la rete, quelli che la usano con buona educazione e garbo, quelli che hanno una piena comprensione di un testo scritto di media complessità (gli italiani, come è noto, sono il 7-8%), che si rivolgono ai loro pari “equilibrati” con intelligenza e sensibilit...

Facebook: junk emotion

Le emozioni, a parte quelle elementari, non sono innate. Si imparano. Si assimilano. Si imitano. Si inventano. Le emozioni hanno mille sfumature. Rendono la vita più ricca o più dolorosa. Sebbene siano personali e private, poche cose premono con maggiore forza per essere espresse e gridate. A volte ci guidano bene e a volte ci consigliano male. Sono intime, ma le usiamo per comunicare. In questo ruolo ambiguo, tra interiorità e mondo esterno, arriva la nuova possibilità di interazione di Facebook – sei emozioni per esprimere il proprio stato mentale e giudizio. Invece del solito like azzurro, ci sarà una barra sulla quale compariranno sette emoticon, sette simboli animati che rappresentano altrettante emozioni convenientemente espresse da mono-...

L’algoritmo autoritario

«La statistica tedesca non è diventata solo un testimone che prende nota», scrisse nel 1937 Friedrich Zahn, presidente dell’Ufficio Statistico Bavarese, «ma è anche uno degli ispiratori creativi degli eventi del nostro tempo». In quegli anni c’era il grande censimento della Germania da fare: andavano localizzati e schedati i cittadini ariani separandoli da quelli impuri e dalle razze inferiori che presto sarebbero state deportate verso i campi di sterminio. Vista la portata del perverso progetto, bisognava velocizzare i tempi, e a tal proposito i nazisti si servirono di un potente calcolatore: la macchina tabulatrice cosiddetta “di Hollerith”, fornita da Dahomag, una società tedesca controllata dall’americana IBM....

Facebook al tramonto?

Sono diminuiti i contenuti pubblicati dagli utenti di Facebook, come raccontano i dati Global Web Index riportati dal Wall Street Journal. La ricerca evidenzia come oggi solo il 34% degli utenti posta contenuti sul social network (meno 50% rispetto ad un anno fa) ed è il 37% (con un calo del 59%) a condividere le proprie foto. Sono dati che fanno pensare ad una trasformazione in atto che comincia a diventare visibile. Possiamo leggere questo calo di  produzione e condivisione di contenuti su Facebook da parte degli iscritti come una cartina di tornasole di qualcosa che abbiamo sotto gli occhi e che dobbiamo imparare ad osservare con più attenzione?         Facebook come segnaposto esistenziale   Una prima ragione possiamo attribuirla ad...

Il meme che non fa ridere

Venerdì 4 settembre 2015. Scrivendo su Google le lettere “ay”, la prima parola suggerita dall’autocomplete è “Aylan”. Tutti sappiamo della foto del “bambino che dorme”, tutti abbiamo visto l’immagine che ha “commosso il mondo” e “scosso le coscienze”, pubblicata da tutti i quotidiani, mostrata da tutti i media, rimpallata tra le polemiche su tutte le bacheche di tutti i social. Tutti conosciamo il nome del bambino (“scognomato” come si conviene a praticamente tutti i “piccoli” costruiti dal discorso giornalistico), tutti ne conosciamo la storia. Aylan (in realtà, Alan) è entrato nell’enciclopedia globale: la sua voce su Wikipedia è stata creata la notte tra il 2 e il 3 settembre. Cioè, subito. Schema dell’immagine del “bambino che dorme” È da ingenui – o romantici del...

Intellettuali, lavoro culturale e tecnologie digitali

Una riflessione adeguata sul ruolo degli intellettuali ai tempi della Rete dovrebbe partire da una ricognizione critica dei suoi stessi termini: si dovrebbe ricostruire, seppur brevemente, la storia e le fortune del termine “intellettuale”; si dovrebbe dar conto, anche se solo a mo’ di elencazione, delle diverse concezioni esistenti e dei molteplici punti di vista (dal pessimismo di Bauman alle simpatiche tassonomie di Berardinelli, passando per le casistiche di Walzer); bisognerebbe senz’altro fornire le coordinate minime del campo d’analisi socio-storica descritto da un’espressione così inflazionata e vaga – e proprio per questo così immediatamente comprensibile – come “ai tempi della Rete”.   Ancora, non...

Il disincanto dei nuovi media

Gli Everything But the Girl sono un gruppo pop britannico molto famoso negli anni ’90. In quegli anni ero un fan di Tracey Thorn, la cantante del gruppo, una persona meravigliosa. Tracey Thorn dopo gli Everything But the Girl ha fatto parecchie cose, l’ho persa di vista per un bel po’ ma poi l’ho riscoperta su Twitter e non ho mai smesso di seguirla. Non scrive più canzoni ma parla alla radio ed è diventata adulta. Ma un’adulta sempre intelligente e piena d’umanità (sono un fan, non vale).   Qualche giorno fa ha pubblicato un articolo (tradotto qui da Internazionale) in cui faceva i conti con il suo uso di Twitter e sosteneva che era cambiato molto nel tempo. Tracey affermava di aver perso molto dell’entusiasmo...

Omnia vincit social

L’unica famiglia naturale è quella composta da due Marò arcobaleno   Mentre scrivo queste righe, il pomeriggio di sabato 27 giugno 2015, la mia homepage di Facebook è tappezzata di bande colorate: rosso, arancio, giallo, verde, blu e viola. Oggi, in molte città italiane, inclusa quella in cui vivo, Torino, si svolge la parata del Gay Pride, di cui la bandiera arcobaleno è il simbolo dalla fine degli anni Settanta. Ma il motivo di questa euforia cromatica socializzata, pure legata strettamente al movimento LGBT, è diverso ed esula dalla annuale ritualità legata alla manifestazione.   Ieri, 26 giugno, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha sancito l’inalienabilità del diritto al matrimonio per...

Intelligenza artificiale e uso delle tecnologie / Nicholas Carr. The Glass Cage

A un Ted Talk di Los Angeles del 2013 Sergey Brin, il cofondatore di Google, disse esattamente ciò che pensava dello smartphone: usarlo è “una forma di castrazione”, una fonte di “isolamento sociale”; Brin chiese al pubblico (attonito e imbarazzato?) se starsene “seduti ore e ore a strofinare un informe pezzo di vetro” fosse veramente quello “che volevamo fare al nostro corpo”. Strofinare un pezzo di vetro – ecco la frase più azzeccata, da tenere a mente quando si discute con i nuovi zelanti funzionari dei ministeri dell'istruzione di mezza Europa, in cerca più o meno inconsapevole di nuovi sbocchi commerciali per tablet e smartphone: parafrasando, direi: “volete veramente che i nostri figli e le nostre figlie passino le loro giornate a scuola a strofinare un informe pezzo di vetro?” Come...

I selfie non fanno male

Nonostante la pratica del selfie sia oggi ormai comune a tutte le classi sociali, in tutto il mondo – Google riporta che nel 2014 le persone hanno scattato circa 93 milioni di selfie al giorno soltanto su telefoni Android (Brandt, 2014) – in Italia continuano a uscire articoli denigratori di questa pratica, che inquadrano il fenomeno come frutto di un carattere narcisista o addirittura come una pratica che può sfociare nella patologia. Il selfie nella narrazione dei media è spesso denigrato e utilizzato come bersaglio (fare alcuni esempi di titoli..). Questa narrazione non è affatto nuova.   I media fanno male! Se passiamo in rassegna la storia dei media, in parallelo alla comparsa di un nuovo strumento di comunicazione è sempre emersa una...

Pagare poco, pagare tutti: una ricetta contro i prezzi dei libri di testo

Incontro Brad Wheeler, un sabato mattina di marzo, nel suo ufficio di Bloomington: la sua somiglianza con Kevin Spacey, come avevo avuto modo di scoprire gogglandolo, è incredibile (al riguardo le battute si sprecano, mi confessa). Ma non sono qui per parlare di House of Cards: ho letto per la prima volta il suo nome in Words Onscreen di Naomi Baron (che ho recensito per Doppiozero) a proposito del suo progetto di eTextbooks per Indiana University. E siccome io stesso studio e lavoro nel campus di Bloomington come lui, ho deciso di fare quattro chiacchiere riguardo a questo progetto, con cui i libri di testo in versione digitale vengono concessi dagli editori in abbonamento agli studenti, a fronte di una fee (tariffa) molto più vantaggiosa dell’acquisto del libro....

Naomi Baron. Words Onscreen: pensare e scrivere new normal

Leggere sulla carta e leggere in digitale non sono per nulla la stessa cosa. Questa la tesi di Word Onscreen. The Fate of Reading in a Digital World, saggio con cui Naomi S. Baron – Executive Director del Center for Teaching, Research and Learning dell’American University di Washington D. C. – studia i cambiamenti che il digitale sta apportando proprio alla pratica della lettura. Come nel famosissimo Apocalittici e integrati di Umberto Eco, anche in questo libro si contrappongono gli integrati, pro digitale, e gli apocalittici, che lo accusano di essere la fonte della (presunta) rovina della cultura. L’autrice si pone nel mezzo, consapevole che l’eBook è parte di un processo tecnologico inarrestabile, curiosa ma anche preoccupata («And so the...

La Cresta dell’onda di Thomas Pynchon

La cresta dell’onda (Bleeding Edge) di Thomas Pynchon (Einaudi, 2014, trad. Massimo Bocchiola) restituisce al lettore la varietà dei consumi culturali, l’incontrollabilità della tecnologia e l’ambiguità della rete che contraddistinguono la società contemporanea: i videogiochi, le simulazioni del reale, le serie tv, il cinema, ma anche le spinose questioni riguardo alla democratizzazione o controllo del cyberspazio. Se tuttavia questo romanzo tradisce le aspettative dei lettori più affezionati, soprattutto per l’assenza di un impianto narrativo centrifugo, al tempo stesso aggiorna quelli che sono i temi tradizionali dell’immaginario pynchoniano, rapportandoli alle trame della società dell’informazione globale....

Il fascino discreto dell'e-commerce

Da brava fashion victim squattrinata ho eletto il Web come luogo a cui attingere i miei tanto agognati oggetti di culto. Sottolineo lo squattrinata con l'evidenziatore giallo fosforescente perché per una persona affetta dalla mania di cambiare spesso abiti e accessori il Web è il Sacro Graal del rapporto qualità prezzo. Dopo vari anni di ricerche, accademiche e ludiche, ammetto, con molto orgoglio, di avere sviluppato il sesto senso per l'affare. La mia fierezza passa dall'avere acquistato una sciarpa in puro cashmere di Etro a 145 euro a settembre 2014, vista a novembre 2014 nel corner monomarca di Linate a ben 500 euro, al ricevere i complimenti di amici e conoscenti sui miei outfit seguiti dall'immancabile domanda “Dove l'hai comprato?...

Rifkin e il capitalismo

Spesso l’economia collaborativa viene vista come un’alternativa al capitalismo. L’idea è che le nuove tecnologie di produzione, come le stampanti 3D, insieme a nuove forme di organizzazione, come le reti peer to peer o la sharing economy, saranno in grado di rendere obsoleti i vecchi dinosauri dell’economia capitalista e di realizzare una nuova società collaborativa, in modo non conflittuale. Ci sarà semplicemente un processo di evoluzione, che porterà a una nuova ecologia economica al cui interno il capitalismo ricoprirà un ruolo minore. Uno dei maggiori sostenitori di queste prospettiva evolutiva è Jeremy Rifkin. Vorrei partire dal suo ultimo libro per riflettere brevemente sulla relazione fra economia collaborativa e...

Credo che la condivisione sia un diritto

Matthias Fritsch è un artista indipendente di base a Berlino, noto soprattutto per Kneecam No 1 – il video che ha dato il via alla vicenda del Technoviking. Per chi non lo conosca, il Technoviking è uno degli internet meme più popolari e resistenti della storia della rete. Girato nel 2000 alla Fuckparade di Berlino come parte di una trilogia che riflette sull'uso della videocamera, il video originario ha una visibilità limitata in alcuni festival video fino al 2007, quando viene scoperto dalla community di YouTube. Rinominato “Technoviking” e privato di ogni legame con il suo autore, il video diventa immediatamente virale, superando i 10 milioni di spettatori in pochi mesi, e dando vita a centinaia di reinterpretazioni.   Il...

Condivido, ergo sum

La legge di Zuckerberg. Durante il summit Web 2.0 del novembre 2008, Mark Zuckerberg espresse la propria versione della celebre legge di Moore. Secondo quest'ultima il numero di transistor su un chip raddoppia ogni due anni: la legge di Zuckerberg, invece, suona così: "Ogni anno la gente condivide il doppio dell'informazione condivisa l'anno precedente". Tre anni dopo, Zuck mostrò dati alla mano che la predizione era stata confermata: la curva dello sharing sul suo social network aveva un andamento esponenziale.   Il fondatore di Facebook è tornato di nuovo sul tema in un'intervista a Wired pubblicata nell'aprile 2013, sottolineando come il fenomeno sia un trend globale. E aggiungendo un dettaglio importante: "La condivisione...

Daft Punk, un anno dopo

Le star dello spettacolo rappresentano uno degli aspetti più interessanti e più studiati nella storia e nella sociologia della cultura. Si pensi ai Beatles e alla Beatlemania, o alla figura di Madonna, e ai fenomeni sociali e culturali a questi legati. Oggi, in un mondo sempre più digitale, la dimensione della celebrità vive un nuovo cambiamento, in seguito alle dinamiche – affettive, sociali, culturali – innescate dalla diffusione dei social media.   La dimensione digitale della società contemporanea ha ridotto la distanza tra il grande pubblico e le star della musica, del cinema e dell’industria dello spettacolo, ridefinendo i confini della celebrità stessa. Su Facebook, Twitter o Instagram, i fan possono sempre pi...

Net-neutrality addio

Net-neutrality della Rete addio. È la prima valutazione del voto in base al quale il «Federal Communication Committee» statunitense ha approvato il piano presentato ieri dal suo presidente, il democratico Tom Wheeler, nella sessione di lavoro per discutere le nuovo norme per regolamentare l'accesso al Web. Il nuovo regolamento, che è il primo di una serie di interventi della Fcc per rendere operativo il progetto chiamato spavaldamente «Open Internet», acquisisce molte delle richieste da parte dei grandi fornitori di accesso al web di una differenziazione della velocità di navigazione nella Rete in base il costo di connessione. Una logica in base alla quale «più paghi più vai veloce» che, secondo imprese come...

Cercasi Status disperatamente

Eugène de Rastignac è un giovane arrivato a Parigi dalla provincia per studiare Giurisprudenza. Eugène non si laureerà mai, distratto dal fascino dell'alta società parigina e dalla rincorsa ossessiva dell'elevazione sociale attraverso la seduzione di donne altolocate. Questa è una storia di finzione (vedi alla voce Papà Goriot) che Balzac ambienta negli anni trenta dell'Ottocento, ma potrebbe accadere e sta accadendo ovunque nel mondo, oggi stesso. La ricerca disperata di status sociale è un mantra della commedia umana, non solo dei romanzi francesi dell'Ottocento. Se volessimo immaginare un remake di Papà Goriot oggi, che faccia avrebbe Rastignac e dove andrebbe alla ricerca di status? Forse il nostro Eug...

L’identità tra rete e “realtà”: I used to be Pamela

Prendiamo due situazioni qualunque della mia vita quotidiana: in una ci sono io che scambio due parole di circostanza col mio vicino di posto (già, ero in tribuna) aspettando il concerto dei Queens of the Stone Age; nell’altra ci sono sempre io, ma stavolta sto commentando una foto postata sulla pagina Facebook ufficiale della medesima band. Quale dei due contesti è più “reale”? Dove la mia identità è più “virtuale”? Sono domande che hanno segnato lo studio di Internet almeno dal 1984, l’anno in cui “The Second Self” di Sherry Turkle finiva sugli scaffali delle librerie. Ora che i pomeriggi passati a far finta di chiamarsi Pamela sulle chat anonime sono esclusiva di pochi nostalgici, i tempi sono...