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L’olea dell’Ingegnere

I parchi delle nobiliari dimore che occhieggiano dalle rive dei grandi laghi lombardi ne esibiscono vetusti esemplari: notevoli per dimensioni – s’alzano oltre i cinque metri – quelli a mancina della scalinata di Villa Erba a Cernobbio, residenza che fu di Luchino Visconti. Più a est, nel triangolo lariano, presso la mite bacinella del Segrino, l’odiata magione dell’ingegner Gadda è ancora lì, benché rimaneggiata e riconvertita in condominio. All’ingresso, in un angolo del giardino, vegeta tuttora l’olea descritta mirabilmente nella Cognizione del dolore, a testimoniare la presunzione snobistica di villa Pirobutirro e delle villule brianzole:

 

L’olea fragrans aveva foglie lucide e brevi sotto il sole di settembre; cielo occupato oltre i campi da una lontana campana; foglie, l’olea, di un verde smaltato; incurve, e delizia delle scuole di disegno: dava dai suoi fiori-briciole, bianchissimi e grassi, un richiamo inebriante, per quanto unico, dei climi di signoria. (seconda parte, VIII)

 

Meglio nota come Osmanthus, l’olea fragrans è oggi arbusto di gran moda, specie nella variante Aurantiacus dai più scenografici fiorellini arancio. Così l’olea, dalle villone ville e villette, villerecce o rustiche, di Longone si è diffusa a macchia d’olio, è proprio il caso di dire, in tutta la piana del banzavòis: non c’è ritaglio d’erba, balcone o terrazzo che non abbia la sua, in vaso (più adatte le varietà nane) o in piena terra.

 

Sempreverde di lenta crescita, a ramificazione bassa, dalla forma tondeggiante e compatta, porta foglie lanceolate, opposte, coriacee, a margine liscio o, nell’Heterophyllus, dentato (perciò, da non confondere con l’agrifoglio). I fiori, seppur numerosi, sono miniaturizzati: stelline tubolari a quattro petali si aprono raggruppate sulle ascelle foliari o in coppa ai rami. Ricchi di oli essenziali, in Oriente – da dove è stato importato nella seconda metà del diciottesimo secolo – li usano in cosmesi e per aromatizzare il tè.

 

Profuma da lontano l’olea: tra settembre e ottobre (ma anche in primavera, ché può avere due fioriture) il sentore d’agrume e caramello sollecita lo sguardo indagatore. Da dove viene? Dov’è? Ci si chiede con il naso per aria.

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18 Novembre 2012