Dupatta
Giovanna Gioli

Europea apolide, lavora all’Università di Amburgo ma passa tutto il tempo che può in Sud Asia, occupandosi di sostenibilità, sviluppo e migrazioni. Questo blog si muove per lo più tra l’Indo e l’Himalaya.

17.12.2016

Geopolitica del desiderio / I pashtun tra stereotipi (post)coloniali e terrorismo

In una recente pellicola di Bollywood, Dishoom, due nerboruti sbirri-vendicatori indiani sono in missione per salvare il capitano della squadra nazionale di cricket, Viraj (si noti l’assonanza con il vero capitano, Virat). Viraj è stato rapito proprio alla vigilia dell’eterna finale, LA partita: Pakistan contro India. L’azione si svolge in un non meglio identificato stato del golfo Persico, tutto grattacieli, piscine e macchinoni. Puro realismo, non fosse che al suo interno si trova un’enclave pakistana abitata da pashtun, Abudhin.   Abudhin è un pittoresco villaggio, dove uomini con la faccia da criminali, la pelle bianca e gli occhi chiari vendono armi e pugnali come fossero souvenir. Il presunto rapitore del capitano della nazionale indiana si nasconde in un esotico covo segreto,...

18.09.2016

Così lontane così vicine / Donne Lavoro Asia Europa

  Una delle cose che più colpisce nel paesaggio dell’Asia meridionale è la costante presenza di donne al lavoro: nei campi, nelle risaie, nelle fabbriche di mattoni che popolano la vasta fascia periurbana. Il lavoro agricolo si colloca al confine sfumato tra il lavoro domestico non retribuito e quello produttivo sottopagato. Si può dire che non sia di fatto considerato realmente come lavoro. Quando parlo con le contadine (che seminano, concimano, raccolgono, guardano il bestiame) e chiedo loro quale sia la loro occupazione, mi rispondono immancabilmente con un po’ di ritrosia ironica: casalinghe.   Firenze, 1911. Da Casa Editrice Luoghi (@dailuoghi).    Le osservo portare pesi incredibili, mentre scendono agili per i pendii himalayani, un paio di sandali ai piedi....

15.06.2016

Le classificazioni dello straniero / Espatriare, o tutto il mondo è paese

Con sorpresa simile a quando, tanti anni fa, su un aereo per Boston scoprii di essere classificata come appartenente alla razza caucasoide (“no, non sono del Caucaso”, mi affannavo a spiegare ad un’attonita hostess), scopro di essere considerata un’espatriata (‘expat’) da molti nepalesi.    Per quanto meno insensata dell’insensatissima identità di razza, c’è qualcosa di profondamente unheimlich nell’uso della parola espatriato. Un espatriato è, letteralmente, chi va fuori dalla propria patria, ex- patria: “chi ha lasciato la patria per sempre o per lungo tempo”, recita il dizionario.   Come una parte notevole degli abitanti del pianeta, e una frazione notevolissima degli italiani della mia generazione, non vivo nel mio paese di origine, la ‘matria’ Italia. Sono un’emigrante...

01.03.2015

Kathmandu–Addis Abeba, via Dubai

Ricordo il mio primo volo dal Golfo – dal Bahrein, per la precisione – a Kathmandu: ero l’unica donna in mezzo a uno stuolo di giovani uomini nepalesi, stanchi, sporchi, avvolti in coperte e pieni di borse e pacchi dalle forme curiose. Avevo un’idea confusa del paese verso cui stavo andando e solo mesi dopo avrei saputo pienamente apprezzare l’oscuro cartello appeso nella toilette dell’aereo che invitava al corretto uso del WC: NON ACCUCCIATEVI IN PIEDI SULLA TAVOLA MA SEDETEVI SOPRA. Credevo però di sapere a chi appartenessero quei volti giovani e stanchi: ecco gli schiavi degli anni Duemila, mi dicevo, la forza-lavoro globale del capitalismo avanzato, i dannati della terra. Non avevo mai visto il loro paese, ma pensavo all’effetto che i...

23.10.2014

Malala Yousufzai. Storia di una ragazzina pashtun

O Malalai di Maiwand Sorgi ancora per fare ascoltare nuovamente strofe d’onore ai Pashtun Le tue rime hanno capovolto mondi Ti prego di sorgere ancora (Rahmat Shah Sayel)     Quando abitavo a Reading, in Inghilterra, mi piaceva andare ai Giardini di Forbury. Al centro del giardino si trova un’imponente statua – il “Leone di Maiwand”– che commemora la morte dei 329 uomini del 66esimo reggimento fanteria, caduti durante la seconda guerra anglo-afghana, tra il 1878 e il 1880. Anni dopo ho scoperto che il vero leone della battaglia di Maiwand era in realtà una giovane donna pashtun, Malalai. A lei le fonti afghane attribuiscono il merito della dura sconfitta subita dall’impero britannico. Il 27 luglio 1880 l’artiglieria...

18.06.2014

Delhi o della casella vuota

L’ignoranza della propria storia è un prerequisito per il patriottismo (Raza Rumi, Delhi by Heart)   L’occasione è finalmente arrivata, dopo tanto girovagare nel nord del subcontinente indiano ricevo un invito per la casella vuota della mia geografia culturale ed emozionale del sudasia, Delhi.   La mitica citta di Indra o Indraprastha contiene in se’ più di una decina di capitali Dhili, Mehrauli, Siri, Tughluqabad, Jahanpanah, Ferozabad, Dinpanah, Lodi (l’apice del sultanato), Shahjahanabad, e la Delhi coloniale. In che direzione muovere i miei primi passi incerti? Cerco una guida e la trovo in Raza Rumi, intellettuale, giornalista, coraggioso difensore di un Pakistan secolare e inclusivo, e raffinato culture di poesia Urdu e...

19.11.2013

Elezioni, Nepal al bivio

In pochi anni il Nepal ha conosciuto una trasformazione radicale: da monarchia Indù a repubblica secolare, dal conflitto alla pace, dal nazionalismo monolitico e monopolizzato della valle di Kathmandu, a una cittadinanza più inclusiva. Ultima sfida, quella di queste elezioni, è diventare uno stato federale. Processi che spesso richiedono decadi, quando non secoli di maturazione hanno sconvolto un paese che può sembrare piccolo e irrilevante, stretto com’è tra India e Cina, ma il cui futuro ha un ruolo notevole negli equilibri geopolitici ed economici dell’intero subcontinente.   Monarchia assoluta dal 1762, Il Nepal lo resterà fino al 1990, quando il re Birendra, messo sotto pressione dal crescente movimento per i diritti...

10.10.2013

Lampedusa: false tratte e false proposte

In un articolo sul Corriere della Sera del 4 ottobre, Fiorenza Sarzanini descrive così i “miliziani dei barconi”: “Tantissimi [potenziali migranti] vengono avvicinati dai trafficanti, pronti a tutto pur di avere merce umana da imbarcare, che li convincono a seguirli”.  I migranti sono quindi “merce umana” inconsapevole, uomini e donne sprovveduti e incapaci di decidere del loro futuro. Persone da proteggere e vittime credulone di trafficanti-spacciatori.   Come invece nota Andrea Segre, la lezione che questo come molti altri interventi traggono dalla vista delle centinaia di cadaveri raccolti sulla spiaggia di Lampedusa è cosi riassumibile: “La tratta di esseri umani nelle acque del Mediterraneo è un crimine...

01.10.2013

Truck art

Chalti Hai Gari Urhti Hai Dhool
 Jalte Hein Dushman Khelte Hein Phool Il camion va avanti, dando calci alla polvere I nemici bruciano di invidia mentre i fiori sbocciano     L’Indo,‘l’indomito fiume’ cantato nei Rigveda, attraversa il Pakistan dall’Himalaya al mar d’Arabia. Costeggiando il fiume s’incontrano paesaggi, climi, lingue, volti e colori diversissimi. L’unica costante visiva, dai picchi del Karakoram alle mangrovie e i campi di cotone del delta, è costituita dai truck.   Gli autocarri sono uno sgradito compagno di viaggio in tutte le strade del mondo, ma gli stroboscopici disco gari (“macchina discoteca”) non trovano eguali al di fuori del subcontinente indiano (allargato all’...

25.06.2013

Venere

In Pakistan, il tasso di fecondità (il numero medio di figli per donna) è sceso da 6.3 a 3.5  negli ultimi 20 anni     Una madre. Figurina preistorica in carne e ossa che vive un’esistenza postuma al suo esaurito potere di fertilità. Dieci figli sono usciti dal suo ventre.     Dà ancora da mangiare a quattro di loro. Seduta su un seggiolino cubico foderato da una stampa floreale, china sulla tawa nella cucina buia per l’interruzione della corrente - un matterello in una mano, un roti pronto per la cottura nell’altra, impressionante donna-catena di produzione. Suda e maledice quei bhenchod del governo per l’estenuante razionamento della luce quotidiana.     Parla tra s...

08.05.2013

Pakistan al voto

Subito dopo l’attentato alla maratona di Boston, i Talebani Pakistani si sono affrettati a negare ogni loro coinvolgimento. “Certo, sono troppo occupati a uccidere i candidati di sinistra per le prossime elezioni” è stata la naturale chiosa di molti cittadini della Repubblica Islamica.   La campagna elettorale è stata segnata da un numero crescente di attentati contro le forze secolari del paese. I talebani si sono accaniti contro gli uffici, le case e i comizi dei candidati dei partiti di sinistra e centro sinistra (la coalizione al governo, formata da ANP, MQM e PPP) causando più di 40 morti – e centinaia di feriti – solo nell’ultima settimana.     Mentre la NATO proprio in questi giorni dichiara...