Speciale: Il senso del ridicolo

Il senso del ridicolo / Levi umorista. Un dialogo

A – Lo sai che Primo Levi è un umorista?   B – Strano con quello che racconta dei Lager… a me sembra più un autore tragico invece che comico.   A – Quando è morto, nell’aprile del 1987, il giorno dopo la sua scomparsa, Massimo Mila, un musicologo suo amico, ha scritto un ritratto di Levi su “La Stampa” e ha scritto: “Parrà una enormità, ma se mi chiedessero di definire con una parola lo scrittore, direi che era un umorista”.   B – Davvero curioso, non l’avrei mai detto.   A – Forse non hai mai letto i suoi racconti. Lo sai che ci sono alcuni decisamente comici come Il Versificatore, dove c’è un poeta che compone versi a richiesta, cioè a pagamento, e usa una macchina, ma poi quella si inceppa… E non c’è solo questo esempio. Storie naturali, il suo terzo libro, contiene diverse storie umoristiche, quelle legate a una società americana che fa strani esperimenti, la Nacta. Quel libro ha dovuto pubblicarlo con uno pseudonimo dopo Se questo è un uomo e La tregua, e con il nome di Damiano Malabaila, che poi contiene anche uno scherzo: mala-baila, cioè cattiva balia. Lui ha detto che era il nome di un meccanico o elettrauto che leggeva sulla strada per il lavoro tutti...

ll senso del ridicolo / Belli, Romaccia eterna e la buffa vanità del potere

Belli famigliare: endecasillabi d'ordinaria quotidianità   È un privilegio e insieme una dannazione nascere romano, per troppi motivi che qui sotto forse alla fine si capiranno, ma certo è “un gran gusto”, per dirla con il Poeta, crescere ed essere educato belliano. Ancora una volta mi dispiace esordire in modo così scopertamente autobiografico, ma a casa mia, dai nonni in giù, s'infilava Giuseppe Gioachino Belli in qualunque discorso o situazione, nel vivo dei sentimenti e dei passaggi dell'esistenza: nascite, morti, matrimoni, figli, animali domestici, studi, successi e incidenti professionali, malattie e altre umane fragilità, politica, allegria, noia, ansia e tristezza, sghignazzi e tragedie, queste ultime due cose procedendo perfettamente insieme nell'alta poesia di questo vulcano. Per cui non sarà stato tanto pedagogico, o forse sì, ma tra i primi sonetti mandati a memoria, in tenera età, c'è questo, piuttosto spaventoso e senza speranza, che s'intitola “La vita dell'Omo”, e che si riporta come tutti gli altri con la data di composizione e le note dell'autore:     Nove mesi a la puzza: poi in fassciola (1) tra sbasciucchi, (2) lattime e llagrimoni: poi p’er...

ll senso del ridicolo / La verità è che non gli piaci abbastanza

Ogni domenica mattina, da cinque anni, ricevo – un’amica volenterosa mi ha iscritta alla newsletter – una mail intitolata “La Persona Giusta per Te”. La compila una life coach che cura corsi di seduzione online. L’oggetto della mail include il nome di chi la riceve. Così ri­sulta sempre un po’ minaccioso. Credo che la tizia che la spedi­sce la invii apposta la domenica mattina perché immagina sia il momento in cui la zitella è più vulnerabile, sola nel letto e con tutta la giornata davanti. “Fare il primo passo: sicura sia il caso, Irene?” “Perché sei ancora single, Irene?” “Come evitare di sembrare una facile, Irene?” “Dove conoscere uomini interessanti, Irene?” “Quando è il caso di iniziare a fare sesso con un uomo, Irene?” “Perché ti piacciono gli stronzi, Irene?” Il 3 marzo scorso: “Perché nessuno si innamora di te, Ire­ne?” (Oh, ma che cazzo vuoi?)   Se è vero che ogni testo reca dentro di sé, come quelle di un personaggio-ombra, le tracce del suo destinatario ideale, basta leggere gli oggetti di queste mail per immaginarsi le ri­ceventi ipotizzate. Signorine un po’ meste, senza grandi possi­bilità caratteriali o sociali e inclini ad attaccarsi a esemplari nocivi ma a...

Il senso del ridicolo / Del confine serissimo tra moda e ridicolo

Il confine tra moda e ridicolo appare labile, in quanto demarcato da un lato dal gusto – buono o cattivo –, dall’altro dallo scorrere del tempo. In letteratura ridicolo e moda hanno rappresentato e rappresentano una coppia di termini affini, su cui ragionare e da cui trarre ispirazione per la costruzione dell’immagine pubblica: in Ivanhoe di Walter Scott torna utile per acquisire fiducia, tanto che “il principe Giovanni si guadagnò molto credito presso Waldemar Fitzurse per non essere scoppiato in una risata davanti a uno spettacolo che la moda del tempo rendeva ridicolo”, o ancora, leggendo Ugo Foscolo emerge che “passata la moda, chi la serba è ridicolo, però l'età ecc. non salvano le nostre vecchie dal ridicolo — e se la moda vecchia sta più ne' costumi che nelle vesti, allora s’è ridicoli e infami”. I due esempi, pur se provenienti da generi differenti, sono accomunati da un’unica, sebbene parziale, verità: il ridicolo germina nel fuori moda, non è una questione estetica o di gusto.   Foscolo, però, opera una distinzione interessante tra ridicolaggine dell’abbigliamento e del costume, quest’ultimo inteso come habitus, comportamento, che “infama” chi lo pratica. Dunque,...

Il senso del ridicolo 2019 / Dobbiamo bruciare Allen?

Ce lo immaginavamo così il Giubileo d’oro di Woody Allen con il cinema (1969-2019)? Credo proprio di no. Non certo con l’ormai ottantatreenne regista che cerca confusamente di parare i colpi dell’assalto mediatico parlando di “caccia alle streghe” (un termine che sarebbe meglio adoperare con prudenza, carico com’è di risonanze storiche e politiche, specie negli USA). Né con le attrici e gli attori (da Rebecca Hall a Mira Sorvino, da Colin Firth a Timothée Chalamet) che, dopo aver lavorato con lui, fanno pubblica ammenda. E nemmeno con la distribuzione del suo penultimo film, Un giorno di pioggia a New York, tutt’ora incerta negli Stati Uniti, con tanto di conseguenze legali (in Italia invece uscirà il prossimo 28 novembre): una beffa, per il regista più “regolare” della storia del cinema americano.   Ammettiamolo: in questo frangente parlare di Allen è, per usare un eufemismo, meno facile che in passato. Fino a qualche tempo fa si litigava al massimo sui film, con l’eterna diatriba tra fan e detrattori. Poi, sull’onda del movimento Time’s Up (al quale peraltro hanno dato un contributo decisivo gli articoli dell’unico figlio biologico di Allen, Ronan Farrow), sono tornate a...

Il senso del ridicolo 2018 / Lucia Poli: con un ceffone e un whisky

  Dal 28 al 30 settembre si terrà a Livorno la terza edizione del festival Il senso del ridicolo, dedicato all'umorismo, alla comicità e alla satira. Fra gli ospiti di questa edizione ci sarà anche Lucia Poli. Fiorentina di nascita e romana d'adozione, attrice - e autrice - per il teatro, il cinema, la radio e la TV, è stata, con la fondazione del Teatro Alberico nel 1975, una delle figure-chiave del teatro d'avanguardia in Italia. Le rendiamo omaggio con un affettuoso ritratto, scritto dal fratello Paolo (1929-2016) e tratto dalla raccolta Alfabeto Poli (Einaudi, 2013), a cura di Luca Scarlini, al quale va il nostro grazie per averne concessa la riproduzione.   La biologia in primo luogo. La nostra somiglianza paradossale è una dissimiglianza biologica, ma è una somiglianza di cervello, di scelte, di preparazione, di humus da cui siamo venuti fuori. Però è come un gioco di specchi. Anche perché bambini insieme non abbiamo intrecciato carole, tra noi c’è una generazione di mezzo. La mia sorellina Lucia per me è come un figlio. Perché quando avevo vent’anni lei ne aveva nove. Quando ci voleva, la picchiavo di santa ragione....