AUTORI
Gianni Celati
12.03.2016

Animali letterari / I topi di Pericoli e Celati

In quei giorni avevo l’ossessione dei topi. Vedevo topi dappertutto e sognavo topi. Non topolini ma ratti e pantegane. Facevo sogni spaventosi.    Pensai di affrontare l’incubo trasformando i miei topi in disegni e poi chiuderli in un libro. Però mi serviva un testo, e io non sarei stato capace di scriverlo. Allora pensai che la cosa migliore sarebbe stata quella di rivolgersi a degli scrittori, cercando autori che avrebbero potuto essere interessati all’argomento. Tra questi avrebbe dovuto esserci Italo Calvino. Gli scrissi e mi rispose subito. Il tema gli piaceva, mi assicurò che avrebbe scritto qualcosa, ma in più aggiunse un consiglio. Mi suggerì il nome di un giovane che secondo lui sarebbe stato adatto, che aveva già scritto di topi, in una maniera singolare che a Calvino...

15.02.2016

Caro Calvino, non sono d’accordo

Dalla Nota di Italo Calvino a Comiche inviata a Celati   Il modo di scrivere (e di immaginare) di Celati assomiglia al mondo di Klee. Un paesaggio da disegno infantile in cui appare e scompare un aeroplano parlante e bombardante, è a volta a volta collegio, manicomio, albergo balneare e vi si svolge una straordinaria rappresentazione monologo d’una mania di persecuzione, – con un suo svolgimento, fasi alterne e liberazione – in un sottolinguaggio dagli effetti esilaranti spesso a base di minimi stravolgimenti sintattici. La caratteristica di Celati, confrontato a tutti gli altri «operatori linguistici» della sua generazione, è d’avere le radici in un humus geografico e sociologico ben riconoscibile: una piccola Italia padana che d’ora in avanti riconosceremo come «il mondo di Celati...

19.09.2015

Morte di Italo

Pochi giorni dopo il funerale di Italo Calvino ho buttato giù gli appunti che seguono, soltanto per ricordarmi la situazione e i sentimenti del momento. Ero appena tornato dalla Francia, e la sera stessa la moglie di Calvino (Chichita) mi ha telefonato per dirmi che Italo stava morendo. Sono partito in macchina nella notte verso Siena assieme alla moglie di Carlo Ginzburg (Luisa), mentre Carlo stava arrivando col treno da Roma. In macchina io e Luisa siamo arrivati a Siena a mezzanotte e mezza, e proprio allora Carlo stava smontando da un taxi davanti all'ospedale. Chichita era andata a dormire all'albergo. Italo era in sala di rianimazione dove non si poteva entrare, lo tenevano ancora in vita con farmaci «a termini di legge». Abbiamo cercato in tutti gli...

14.03.2015

Leopardi e il desiderio infinito

La prima cosa che vorrei cercare di fare è suggerire di ascoltare i frammenti dello Zibaldone di Leopardi sullo sfondo di tutte queste frasi fatte che ci inducono giorno per giorno a essere sempre più ottimisti verso l'avvenire, verso il progresso, quello che possono fare i politici per noi, ottimisti sulla scuola - tutto quell'ottimismo che quel tale lì per mezz'ora stilò come programma del suo partito. Questo è uno sfondo inevitabile. Non credo che si possa leggere Leopardi al giorno d'oggi senza pensare a questo sfondo, cioè lo sfondo di parole che ci vengono addosso e che sono parole pubblicitarie. La pubblicità ormai non ha più limite, la pubblicità - come posso dire - ha sostituito l'animo umano. La...

11.06.2014

Dedicato al mio amico Mandiaye N’Diaye e alla sua famiglia

Ho conosciuto Mandiaye N’Diaye nel 2002. Sbarcato in Italia alcuni anni prima, si era mantenuto facendo il sarto - ma  un giorno s’è spacciato per attore con Marco Martinelli, direttore del Teatro delle Albe di Ravenna. Il suo imbroglio è andato bene, e dal 1988 ha preso a recitare  in coppia con lo straordinario attore senegalese Mor Awa Niang.  Questa coppia ha inventato un genere africano di Commedia dell’Arte, utilizzando modi di recite tradizionali senegalesi dei griots (figure di narratori orali).     Ma è  stata soprattutto la  vena comica di Mor Awa Niang nella parte dell’Arlecchino ( Mandiaye incarnava un’altra maschera tradizionale della Commedia dell’Arte) a creare il  successo...

06.04.2011

Per Enrico Nosei

  26 agosto 2008 Gentile Enrico Nosei   Tutto è cominciato nel 1981 da un lavoro appassionante assieme a Luigi Ghirri e venti altri fotografi, per trovare un modo di descrivere ciò che era allora un nuovo paesaggio italiano, a quei tempi definito “post industriale”.   Lavorando con fotografi come Luigi Ghirri, Gabriele Basilico e altri, mi sono trovato su un terreno senza confini precisi; non tanto una ricerca di cose “oggettive” da fissare, bensì uno studio dei modi di percepire il mondo esterno. Verso la foce è il mio libro (un attraversamento della valle del Po), nato da questa esperienza: non più letteraria, ma consacrata all’incertezza del percepire.   E quando la RAI 3 (su...